Le donne e la famiglia di Svevo.

Il 24 marzo scorso mi sono laureata in lettere moderne con una tesi in letteratura di viaggio intitolata Corto viaggio sentimentale: il viaggio come ricerca e autoesplorazione.
La mia tesi è un’approfondita analisi della famosa novella incompiuta di Italo Svevo Corto viaggio sentimentale e, più italo-svevonello specifico, è una ricerca del significato e del senso che il viaggio, fisico e interiore, può avere per il tipico personaggio sveviano. 
Ma al di là di ciò, vorrei dedicare questo post ai ruoli femminili e alla famiglia borghese così come la intende Svevo. Un argomento troppo poco trattato a mio avviso, che mi ha incuriosito a tal punto da dedicargli un intero capitolo del mio lavoro. Vi lascio le conclusioni delle mie ricerche e osservazioni.

Le figure femminili sono spesso presenti nei romanzi e nelle novelle di Italo Svevo, ed esse hanno parte attiva e determinante ai fini della narrazione e del corso degli eventi.

Soprattutto nei tre romanzi che questo geniale scrittore ci ha lasciato, ovvero Una vitaSenilità La coscienza di Zeno, possiamo ben vedere come esistano due tipi di donne ben distinti e per molti versi opposti, seppur entrambi fondamentali: la moglie e l’amante.

Alla figura della moglie viene riservato l’importante ruolo di aiutare, sostenere e guidare il marito, ovvero l’inetto sveviano che noi tutti conosciamo, nelle scelte della vita e nelle decisioni che da solo non riuscirebbe mai a prendere. E’ quindi la moglie il principale motore che sostiene e alimenta il progredire del protagonista lungo

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Italo Svevo con la moglie Livia Veneziani.

tutta la vicenda. Ella è per suo marito sinonimo di stabilità, sicurezza, autocontrollo, famiglia, ma è allo stesso tempo sottomissione, noia, monotonia, senilità e ruggine. La moglie è la personificazione del perbenismo borghese, è quindi la migliore delle
mogli possibili, quella che si prende amorevolmente cura del marito e che gli indica la giusta via da percorrere, senza pretendere troppo in cambio da lui, spesso neanche l’amore.

Il matrimonio per Svevo è il primo vero passo verso l’inevitabile condizione di rigidità, di nausea e di paralisi. Infatti, proprio nel momento in cui l’individuo si sposa e crea una famiglia, geli diventa un ingranaggio dell’enorme macchina sociale che lo spersonificherà sempre di più allontanandolo dalla sua individualità, per costringerlo in ruoli che per indole non gli appartengono, condannandolo ad una vita di menzogna e finzione.

Che cosa sono io quest’oggi? Un padre, un nonno, uno zio. Mi designano per le mie relazioni con altre persone che sono attualmente i veri protagonisti in casa mia. E’ grande la mia virtù adesso. Vivo per gli altri. Finalmente. E’ stato il desiderio della mia vita. Ci sono arrivato, definitivamente. Posso dirmi veramente contento. Sono incline molto allo sbadiglio. Ma forse è questione che di sera si sbadiglia molto e la mia età è una sera prolungata.

Immagine mostra. La coscenza di Svevo
Italo Svevo con la moglie Livia Veneziani e la figlia Letizia.

In Corto viaggio sentimentale e nelle altre prose della maturità, uno dei temi principali è la polemica contro il nucleo familiare borghese, strettamente collegata alla polemica cittadina. Si tratta infatti di due tempi della stessa tematica che ha inizio con Una vita e che poi si svilupperà fino alla maturità dello scrittore.
La paralisi a cui induce il mondo domestico borghese altro non è che la proiezione di un sintomo di malessere che deriva dalla moderna società borghese, e tale sintomo di malessere viene qui impersonato dalla figura della moglie, che diventa in questo modo l’emblema della società stessa e di questa condizione di disagio e di impossibilità di adattamento.
Tale disagio provoca nei personaggi sveviani un vero e proprio sdoppiamento di personalità in due caratteri opposti: la personalità pubblica, ovvero la maschera da mostrare agli altri, e la personalità privata e nascosta, ovvero la reale essenza dell’io che non può manifestarsi nel quotidiano, ma solo in situazioni estranee ad esso, come il viaggio e il sogno.

L’unico modo per sfuggire a questa monotonia e sentirsi ancora vivi è infrangere i dogmi della moralità borghese, cedere alle proprie passioni, seguire l’istinto, innamorarsi veramente.
E’ qui che subentra la donna amante, che è l’esatto opposto della moglie. Questa  donna è per Svevo la passione, il peccato, il rischio, l’instabilità, la precarietà, il desiderio, la felicità e la libertà, seppur momentanea, dalle catene della società e dalla ruggine della famiglia.
L’amante salva l’uomo sveviano dalla sua nevrosi e dal suo malessere, lo libera dal suo stato di senilità e risveglia in lui la passione e il desiderio.

I protagonisti degli scritti di Svevo sono degli uomini disperati e annullati, costretti a dover recitare ruoli che non gli appartengono e sono totalmente consapevoli di questa loro meschina situazione, ma nonostante tutto sanno di essere più fortunati di altri perché riescono ancora a mantenere vive le loro emozioni, e sanno di possedere ancora la propria individualità nonostante debbano continuamente tenerla nascosta al mondo.

La passione che arde per una giovane donna e il desiderio di una vita non più prigioniera delle barriere sociali, ma libera, è il legame che accomuna tutti i protagonisti della letteratura sveviana: è la loro autenticità addormentata ma allo stesso tempo ben presente, che li costringe ai margini di una società senza la quale non potrebbero esistere.

 

 

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“L’uomo che cadde sulla Terra” di Walter Tevis

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Scritto nel 1963, questo romanzo appartiene al genere letterario della social science fiction, o fantascienza sociologica. E’ questa una corrente che pone l’accento non tanto sulle nuove tecnologie futuribili, come fa la fantascienza classica, quanto sulle ipotetiche evoluzioni della società umana. In questo romanzo, infatti, vengono toccate tematiche come la politica, l’economia, l’industria, la legalità, la morale, i sentimenti e le abitudini umane, che finiscono per sfociare in una critica del presente che si proietta in una visione distopica di un futuro non troppo lontano dal tempo della narrazione.

Thomas Jerome Newton giunge sulla Terra in un futuro prossimo individuato nel 1985 dal lontano pianeta Anthea per portare a termine la missione per la quale ha affrontato un addestramento durato venti anni: conquistare la Terra e portare in salvo la sua razza che rischia di estinguersi dopo una serie di guerre nucleari.
“L’uomo che cadde sulla terra” si distacca dalla comune fantascienza e assume le fattezze di un romanzo fortemente autobiografico, in cui Walter Tevis riporta i tratti fondamentali della sua personalità che riversa sul personaggio di Newton.

La lontananza dal luogo delle proprie origini, la nostalgia di tempi passati, la solitudine eimage_book l’inadeguatezza che prova un estraneo in luoghi che non gli appartengono e tra gente che non gli assomiglia, la dipendenza dall’alcol, l’amore per la cultura e per l’arte. Newton è tutto questo ed il suo personaggio è così umano perché tutto ciò che egli è e tutto ciò che prova appartiene al suo creatore, che gli ha trasmesso così tanto di sé da renderlo uno dei personaggi più commoventi dell’intera letteratura fantascientifica.

Il romanzo ha una trama semplice e lineare, senza colpi di scena e privo di qualsiasi sperimentazione letteraria, ma i temi che tocca lo rendono speciale: Tevis si serve dell’atmosfera fantascientifica per trattare argomenti di attualità in un’epoca che si trova nel pieno della Guerra Fredda. La paura del diverso, da sorvegliare e da combattere, si avverte in ogni pagina, e Newton rappresenta l’estraneo, il viaggiatore solitario che studia in silenzio e indisturbato, che trama la dominazione e la sottomissione della razza umana.

Ma Newton non è soltanto il dominatore venuto da lontano, è anche disperato che soffre per la sua condizione e per essere costretto a dover vivere in un mondo che non gli appartiene, lontano dalla famiglia e dalla sua gente, in solitudine e senza amici egli è costretto in un travestimento che lo rende più simile ai terrestri. Newton lentamente andrà sempre più a perdersi e diverrà sempre più simile all’uomo: nei gesti, nei discorsi, nei vizi…con il passare degli anni (dal 1985 al 1990) avviene la sua totale spersonalizzazione, che sfocia in uno stato di completa follia unito ad una sempre più totale rassegnazione.

La divisione del romanzo in tre grandi capitoli: La discesa di IcaroRumpelstiltskinL’annegamento di Icaro, mostra come l’intera vicenda sia accomunata alla caduta di Icaro in mare e al suo successivo annegamento, che nel libro è rappresentato dall’annientamento della personalità di Newton e dal suo successivo sprofondare nell’abisso della pazzia.

Quindi terminerei col dire che questo romanzo si è rivelato essere una lettura sorprendentemente piacevole. Dico questo perché il genere fantascientifico non mi ha mai particolarmente attratta, e le mie aspettative su questo libro erano inizialmente alquanto basse, ma…ho avuto modo di ricredermi, e proprio per la sua profondità e capacità di trasmettere emozioni e stati d’animo al lettore…

…ve lo consiglio.