“L’uomo che cadde sulla Terra” di Walter Tevis

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Scritto nel 1963, questo romanzo appartiene al genere letterario della social science fiction, o fantascienza sociologica. E’ questa una corrente che pone l’accento non tanto sulle nuove tecnologie futuribili, come fa la fantascienza classica, quanto sulle ipotetiche evoluzioni della società umana. In questo romanzo, infatti, vengono toccate tematiche come la politica, l’economia, l’industria, la legalità, la morale, i sentimenti e le abitudini umane, che finiscono per sfociare in una critica del presente che si proietta in una visione distopica di un futuro non troppo lontano dal tempo della narrazione.

Thomas Jerome Newton giunge sulla Terra in un futuro prossimo individuato nel 1985 dal lontano pianeta Anthea per portare a termine la missione per la quale ha affrontato un addestramento durato venti anni: conquistare la Terra e portare in salvo la sua razza che rischia di estinguersi dopo una serie di guerre nucleari.
“L’uomo che cadde sulla terra” si distacca dalla comune fantascienza e assume le fattezze di un romanzo fortemente autobiografico, in cui Walter Tevis riporta i tratti fondamentali della sua personalità che riversa sul personaggio di Newton.

La lontananza dal luogo delle proprie origini, la nostalgia di tempi passati, la solitudine eimage_book l’inadeguatezza che prova un estraneo in luoghi che non gli appartengono e tra gente che non gli assomiglia, la dipendenza dall’alcol, l’amore per la cultura e per l’arte. Newton è tutto questo ed il suo personaggio è così umano perché tutto ciò che egli è e tutto ciò che prova appartiene al suo creatore, che gli ha trasmesso così tanto di sé da renderlo uno dei personaggi più commoventi dell’intera letteratura fantascientifica.

Il romanzo ha una trama semplice e lineare, senza colpi di scena e privo di qualsiasi sperimentazione letteraria, ma i temi che tocca lo rendono speciale: Tevis si serve dell’atmosfera fantascientifica per trattare argomenti di attualità in un’epoca che si trova nel pieno della Guerra Fredda. La paura del diverso, da sorvegliare e da combattere, si avverte in ogni pagina, e Newton rappresenta l’estraneo, il viaggiatore solitario che studia in silenzio e indisturbato, che trama la dominazione e la sottomissione della razza umana.

Ma Newton non è soltanto il dominatore venuto da lontano, è anche disperato che soffre per la sua condizione e per essere costretto a dover vivere in un mondo che non gli appartiene, lontano dalla famiglia e dalla sua gente, in solitudine e senza amici egli è costretto in un travestimento che lo rende più simile ai terrestri. Newton lentamente andrà sempre più a perdersi e diverrà sempre più simile all’uomo: nei gesti, nei discorsi, nei vizi…con il passare degli anni (dal 1985 al 1990) avviene la sua totale spersonalizzazione, che sfocia in uno stato di completa follia unito ad una sempre più totale rassegnazione.

La divisione del romanzo in tre grandi capitoli: La discesa di IcaroRumpelstiltskinL’annegamento di Icaro, mostra come l’intera vicenda sia accomunata alla caduta di Icaro in mare e al suo successivo annegamento, che nel libro è rappresentato dall’annientamento della personalità di Newton e dal suo successivo sprofondare nell’abisso della pazzia.

Quindi terminerei col dire che questo romanzo si è rivelato essere una lettura sorprendentemente piacevole. Dico questo perché il genere fantascientifico non mi ha mai particolarmente attratta, e le mie aspettative su questo libro erano inizialmente alquanto basse, ma…ho avuto modo di ricredermi, e proprio per la sua profondità e capacità di trasmettere emozioni e stati d’animo al lettore…

…ve lo consiglio.

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