Voglia di leggerezza: “Il diario di Bridget Jones” di Helen Fielding

In quest’ultimo mese la mia attenzione è stata attirata soprattutto da libri leggeri e di mero intrattenimento.
Credo proprio che questa sia una naturale reazione a tutti i mesi che ho trascorso lavorando sulla tesi: è stato infatti un anno in cui ho letto solo ed esclusivamente libri di critica letteraria ed opere di Svevo…il ché mi è piaciuto, ovviamente, ma quando poi ci si rilassa e si cercano delle letture di svago, non si disdegnano libri come “Il diario di Bridget Jones”.

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Bridget è una trentenne single ossessionata e terrorizzata dalla possibilità di trascorrere in solitudine il resto dei suoi giorni, poiché ha serie difficoltà a portare avanti una relazione seria con un qualsiasi uomo.
Si sente perennemente fuori contesto e ciò la rende inadatta ad ogni situazione, perennemente goffa ed incline a fare pessime figure, soprattutto in pubblico.
Bridget non si sente sexy, non è particolarmente colta né è dotata di un’acuta intelligenza che possa contraddistinguerla. Passa il suo tempo libero in casa guardando spettacoli o telefilm in televisione mentre mangia e beve alcolici. Fuma anche molto, e quando non è chiusa in casa a deprimersi della propria vita, divide il suo tempo tra un lavoro che non la gratifica e serate con gli amici, con i quali condivide il disagio di una vita sentimentale totalmente assente o, nei momenti migliori, sbagliata.
Ma i problemi più grandi di Bridget sono l’invadenza di sua madre, che non fa altro che 11820_il-diario-di-bridget-jones-1338737792tentare di accasarla con uomini ricchi, divorziati o prossimi alla mezz’età, e l’attrazione smisurata che prova per i mascalzoni inaffidabili e per gli uomini assatanati di sesso.
Bridget quindi decide che è ora di prendere in mano le redini della sua vita e cambiare finalmente la propria situazione: è convinta che se arrivasse a pesare 55 chili sarebbe finalmente in pace con sé stessa, ridurrebbe gli alcolici, smetterebbe di fumare, raggiungerebbe la tanto ambita Calma Interiore, sarebbe più sicura di sé e probabilmente troverebbe finalmente l’uomo giusto per lei.
Ogni pagina del suo diario, che dura un anno, inizia con il calcolo delle calorie ingerite, con il conto degli alcolici bevuti, con il numero delle sigarette fumate nell’arco della giornata, e con i chili persi o acquisiti.
Questo romanzo è un esilarante viaggio attraverso le fantasie, le speranze e i sogni infranti di una giovane donna che si illude per mesi in una storia sbagliata con il suo capo, storia che, una volta finita, le farà finalmente aprire gli occhi, e le farà vedere che in verità l’uomo che aspetta da una vita le è sempre stato accanto.

La pubblicazione del libro risale al 1995 e nasce da una serie di articoli che la giornalista Helen Fielding scrive per l’Indipendent e per il Daily Telegraph: le era stato chiesto di raccontare la propria vita di donna in carriera single, e lei, onde evitare di esporre troppo la propria vita privata, ha creato il personaggio di Bridget Jones.
Questi articoli vennero successivamente raccolti e pubblicati nel volume che è ben presto diventato un best seller e che ha dato vita ad un nuovo genere letterario molto in voga soprattutto negli anni Novanta in Inghilterra e in America: il Chick lit (chick = “ragazza”, “pollastrella” e lit = abbreviazione di literature), letteratura rivolta prevalentemente ad un pubblico di giovani donne single in carriera.
La Fielding per questo romanzo si è ispirata molto ad Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, soprattutto per quanto riguarda il carattere e le azioni del personaggio di Mark Darcy (già, non a caso si chiama Darcy). Inoltre l’autrice, che ha potuto curare anche l’adattamento cinematografico (uscito nel 2001), ha espressamente richiesto che il ruolo di Mark venisse affidato a Colin Firth che aveva già interpretato Mr. Darcy nella miniserie di Orgoglio e pregiudizio della BBC del 1995, per poter meglio rimarcare la citazione che altrimenti sarebbe stata forse troppo velata nel film, causa necessari cambiamenti di trama.

Devo dire che questa lettura è stata sorprendentemente piacevole. Dico “sorprendentemente” perché all’inizio non sapevo se sarei arrivata alla fine del libro: le prime pagine presentano infatti l’immagine di una Bridget sciocca, vuota, infantile e oserei dire stupida.
Ma man mano che si va avanti e che si entra nel vivo della narrazione si capisce meglio il tipo di personaggio che ci viene presentato: una giovane donna che ha assorbito molto della cultura popolare degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta e che sogna un amore totalmente idealizzato e non reale, al quale però continua a credere proprio perché è figlia della cultura del suo tempo, ed è cresciuta guardando film che parlano di amori sconvolgenti e tormentati che poco hanno a che fare con il reale rapporto amoroso.
Penso che questo romanzo descriva anche la maturazione del personaggio di Bridget, perché il susseguirsi degli eventi, a poco a poco la portano al di fuori del suo mondo fatto di idealizzazioni, facendole comprendere che la vita reale, e sopratutto i rapporti sentimentali, sono ben’altro da ciò che lei immagina.

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Penso che in molti abbiate visto il film e che quindi più o meno tutti conosciate la storia di Bridget Jones.
Fatemi sapere cose ne pensate, se vie è piaciuto o no…se preferite il film o il libro.
Sarò felice di leggere le vostre opinioni!

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