“Robin Hood” di Alexandre Dumas

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Salve a tutti e ben ritrovati!
Ho finalmente terminato la lettura dei due libri in cui Alexandre Dumas ha raccolto tutte le ballate e le leggende sulla mitologica figura di Robin Hood, per trasformarle in due bellissimi romanzi: Robin Hood il principe dei ladri Robin Hood il proscritto.

Nel primo si racconta dell’infazia, dell’adolescenza e della gioventù di Robin che Dumas rende in toni giocosi, spensierati e sempre allegri. Si narra di come sia nata l’allegra compagnia del bosco di Sherwood e vediamo un Robin Hood spensierato e burlone che per la prima volta incontra la bella lady Marian, il coraggioso Will, il possente Little John e l’allegro frate Tuck. A soli sedici anni Robin, dopo aver scoperto le sue nobili origini, inizia ad opporsi alla malvagità di lord Fitz Alwin, sceriffo di Nottingham: nobile normanno e tiranno che schiaccia la libertà e i diritti dei sassoni e di chiunque osi anche solo contraddire la sua parola.
Uno stile piacevole, molto scorrevole e spensierata quello di Alexandre Dumas, che descrive le divertenti scenette di costante rivalità tra Robin e lord Fitz Alwin, che vedono quest’ultimo sempre in svantaggio di fronte all’astuzia e alla genialità del giovane arciere. Lo sceriffo si arrabbia, cerca di imprigionare Robin, gli mette alle calcagna le sue guardie e tutte le sue truppe, ma ciò non basta ed egli non ottiene mai il minimo vantaggio sul suo nemico e sui suoi fedeli compari. Alla fine del libro, e dopo numerose vicende, Robin Hood verrà proscritto dal regno per volere del re Enrico II, gli verrà messa una taglia sulla testa e sarà costretto a rifugiarsi nella foresta dove lo seguiranno i suoi affezionati amici. E’ in questo momento che ha inizio la storia di Robin Hood che tutti conosciamo e che ha ispirato numerosi film. Infatti in Robin Hood il proscritto la storia riprende esattamente da dove si era fermata, ma le vicende e la narrazione assumono toni più maturi. Robin e i suoi amici sono ormai u71382b_robin-hood-principe-dei-ladri-visoreomini che si oppongono alle dominazioni normanne e resistono nel loro nascondiglio. Siamo ancora sotto il regno di Enrico II, ma nel corso del romanzo vedremo succedergli
Riccardo I Cuor di Leone, che tenterà di restituire i titoli nobiliari a Robin e i suoi possedimenti nell’Huntingdomshire senza però riuscirvi, e Giovanni
Senzaterra, che tornerà a dare la caccia alla banda della foresta e che porterà con sé anni di carestia e povertà, che vedono fine nel momento in cui viene sancita la Magna Charta Libertatum ai baroni del Regno d’Inghilterra.
In questo secondo romanzo la resistenza dei sassoni alla dominazione normanna è molto più definita e i toni narrativi si fanno più seri e a tratti tragici. Alexandre Dumas rivolge minor attenzione alla passione amorosa e al rapporto cavalleresco tra l’uomo e la donna, che è sempre perfetta, inarrivabile e dalle angeliche fattezze.
Il secondo romanzo appare strutturalmente più frammentato del precedente, e si avverte maggiormente il fatto che esso sia un insieme di ballate e di storie appartenenti alla tradizione che sono state rielaborate per formare un romanzo. Le varie vicende, infatti, sembrano distaccate tra di loro, ma vengono tenute insieme da una stessa linea temporale narrativa che le ordina e crea un senso di continuità e di unità alla storia.
Del primo libro ho apprezzato molto la leggerezza e quel costante senso di giocosa spensieratezza, mentre del secondo ho apprezzato particolarmente la tragicità degli ultimi due capitoli che vanno a porre fine alle vicende di Robin Hood e degli allegri compari della foresta. Non starò qui a dirvi i motivi per i quali ho apprezzato il finale del secondo libro (perché sarebbe un mega spoiler qualora non aveste letto il romanzo, e a me non piacciono gli spoiler), ma posso dirvi che ho trovato in loro una forte comunicabilità emotiva che mi ha fatto sinceramente emozionare, a tal punto che ho deciso di raccogliere alcune notizie sulle origini della mitologica figura di Robin Hood che pubblicherò separatamente per evitare post di spropositata lunghezza.

In sintesi vi consiglio al lettura di entrambi i romanzi che, seppur pensati e scritti per un pubblico giovane, si adattano perfettamente alle esigenze e alle aspettative di un lettore adulto. Quindi se anche voi siete curiosi di scoprire le origini dell’arciere più famoso del mondo, io non posso che suggerirvi la lettura di questi due libri. Se invece li avete già letti fatemi sapere cosa ne pensate e se avete apprezzato o meno la lettura.

Ora vi saluto e ci vediamo al prossimo post 😉

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