“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 3

Salve a tutti e ben ritrovati!
Ho appena terminato la lettura della terza parte del libro e prima di proseguire ci terrei a scrivere una sorta di resoconto e le mie impressioni al riguardo.

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La terza parte del romanzo si estende dal capitolo XVII al capitolo XXX e, nel tempo della narrazione, va dal maggio del 1864 al settembre del 1865.
Questi anni sono fondamentali sia per quanto riguarda la crescita e la maturazione del personaggio di Rossella, sia per le sorti del mondo delle grandi piantagioni del Sud, e questa parte del romanzo rappresenta il punto di svolta della narrazione ed il momento in cui ha inizio il vero cambiamento.
La seconda parte si era conclusa con l’inizio della gravidanza di Melania, un altro rifiuto di Rossella da parte di Ashley e con la cattura di quest’ultimo da parte delle truppe yankee.
Ora, nel maggio del 1864, le truppe yankee si apprestano ad attaccare la ferrovia che collega la città di Atlanta al Tennessee, decise ad invadere la Georgia, uno stato fondamentale per la resistenza della Confederazione poiché è il principale fornitore di armi e di materiale bellico per le truppe sudiste, essendo anche lo stato più industrializzato del Sud.
Se gli yankees fossero riusciti a prendere la Georgia e ad invadere la città di Atlanta, allora sarebbe stata la fine del Sud.
La gente inizia a temere che gli yankees possano effettivamente vincere la guerra e tutti attendono ansiosamente notizie dal fronte, sperando in una qualche battaglia vinta…ma ciò che arriva sono solamente notizie di ritirate delle truppe confederate.

Il nemico si avvicina sempre di più ad Atlanta, tanto da costringere l’impiego degli schiavi negri per la costruzione di ulteriori fortificazioni intorno alla città.
Non ci sono più uomini da reclutare, ed ora partono per il fronte anche i vecchi, i ragazzi della scuola militare e la Guardia Nazionale.
Il Sud non può rifornire le truppe di armi, di vestiti, di cibo, di medicinali…i soldati sono scalzi, con le giubbe rattoppate con pezzi di divise dei prigionieri nemici, sono denutriti e quasi tutti hanno i pidocchi e sono malati di dissenteria.
Insomma le sorti della guerra sono ormai facilmente prevedibili da tutti, e gli yankees non impiegarono molto tempo a conquistare la ferrovia e ad invadere la Georgia.
La città di Atlanta fu l’ultima a cadere, alla fine dell’estate del 1864.

Rossella, in quel periodo, aveva ricevuto una lettera dal padre Geraldo che la informava circa la salute delle sorelle e della madre Elena, tutte e tre malate di tifo. Con questa lettera la pregava di non far ritorno a Tara per non esporre sé stessa e il piccolo Wade al contagio. Allora la posta viaggiava molto lentamente e la lettera impiegò circa tre mesi ad arrivarle. In questo lasso di tempo così lungo le sue sorelle e sua madre sarebbero potute essere già morte. Rossella voleva saperlo, voleva tornare a Tara e lo avrebbe fatto se non fosse stato per quella sua promessa ad Ashley: si sarebbe presa cura della fragile Melania, e non poteva lasciarla proprio ora che stava per nascere il bambino. Tra l’altro Ashley da mesi era tenuto prigioniero e non se ne avevano più notizie da tempo.
Rossella doveva mantenere la parola data.

All’inizio di settembre gli yankees arrivarono alle porte di Atlanta e la città venne evacuata molto rapidamente per paura di un’invasione improvvisa.
Anche la zia Pitty fece le valige e si diresse a Macon, come tutti gli altri.
Soltanto Rossella non riusci a partire, ed era tutta colpa di Melania che non poteva affrontare viaggi pericolosi.
Rossella la odiava e sperava sarebbe morta di parto.
E questo quasi non avvenne.
Infatti, quando arrivò il momento, il dottor Meade era troppo occupato con le migliaia di feriti che si riversavano nella stazione centrale e non c’era una donna in tutta Atlanta che potesse aiutare Rossella.
Prissy le aveva detto di essere molto pratica in questo genere di cose, ma alla fine si rivelò essere solo una vile bugiarda piagnucolona e Rossella dovette affrontare la situazione completamente da sola.

La nascita del bimbo di Melania segna l’inizio delle difficoltà che segnarono profondamente Rossella.

Quando quell’interminabile giornata giunse al termine, Rosella si rivolse a Rhett, e gli chiese di procurarle un carretto ed un cavallo perché voleva a tutti i costi tornare a Tara, nonostante i saccheggi di Jonesboro, a pochissime miglia di distanza dalla sua terra.
Rossella aveva bisogno di sua madre, non le importava di null’altro.
Fu così che iniziò il viaggio di ritorno verso casa insieme a Rhett, Prissy, Wade, Melania e il suo bambino.
Fu una traversata durissima: niente cibo, niente acqua e niente latte.hqdefault
Viaggiarono tutta la notte e tutto il giorno sotto il sole cocente.
Al tramonto Rhett, colto dal pentimento e da un sentimento di patriottismo insensato per Rossella, decise di lasciarla e di unirsi alle truppe ormai in ritirata.
Fu così che, dopo la dichiarazione e i baci di addio di Rhett, Rossella fu di nuovo sola in una situazione ben peggiore di quella in cui si era trovata il giorno prima.
Ma il momento più tragico di questa parte del romanzo è il rientro a casa.
Rossella trova infatti la sua piantagione distrutta, il cotone bruciato e il bestiame rubato dagli yankees che avevano fatto di Tara il loro quartier generale (unico motivo per il quale la casa non era stata bruciata).
Le sue sorelle avevano superato la malattia, curate da un medico delle truppe nemiche, ed erano ora in convalescenza…ma Elena non ce l’aveva fatta ed era morta il giorno prima del ritorno di sua figlia.

Geraldo non era riuscito a sopportare tutto questo: la terra per la quale aveva tanto lavorato, quasi tutti i suoi schiavi, persino sua moglie…tutto era perduto.
Il dolore gli aveva fatto perdere il senno rendendolo incapace di portare avanti la famiglia.
Tutto questo ricadde sulle spalle di Rossella che giurò di far risorgere la sua terra ad ogni costo.

Guardando Tara comprendeva, in parte, la ragione delle guerre. Rhett aveva torto dicendo che gli uomini combattevano per il denaro. No, essi combattevano per i campi solcati dall’aratro, per i prati verdi di erba tenera, per i fiumi gialli e sonnolenti, e per le case bianche e fresche fra le magnolie. Queste erano le sole cose per cui valeva la pena di combattere; la terra rossa che era loro e che sarebbe stata dei loro figli, la terra rossa che avrebbe prodotto il cotone per i loro figli e per i figli dei loro figli.
I campi calpestati di Tara erano tutto ciò che le era rimasto ora che la mamma e Ashley erano scomparsi, ora che Geraldo era rimbambito per il dolore, ora che il denaro, i negri, la sicurezza e la posizione erano svaniti per sempre. Ricordava come un sogno una conversazione con suo padre a proposito della terra e si stupiva di essere stata così giovane e così ignorante da non avere capito quando lui le aveva detto che la terra era la sola cosa al mondo per cui valeva la pena di combattere.
“…Perché questa è la sola cosa al mondo che duri…e per chiunque ha nelle vene una sola goccia di sangue irlandese, la terra su cui vive è come una madre…è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di combattere, di morire.”
Si, valeva la pena di combattere per Tara; e lei accettò semplicemente e senza esitare la battaglia. Nessuno le avrebbe tolto Tara. Nessuno avrebbe spinto lei ed i suoi ad accettare la carità dei parenti. Lei avrebbe tenuto Tara, a costo di ficcare le ossa di tutti coloro che vi erano rimasti.

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Ora tutti dovevano lavorare: erano finiti i tempi in cui erano solo gli schiavi a dover coltivare la terra e a dover governare il bestiame. Se gli O’Hara volevano uscire dalla miseria dovevano accettare la fatica e il sacrificio. Soprattutto le sue sorelle: Sùsele e Carolene, che spesso si lamentavano della rigidità della loro sorella maggiore.

L’autunno e l’inverno di quell’anno furono molto difficili per la famiglia O’Hara e per Tara, costantemente in pericolo per gli ancor frequenti saccheggi dei soldati yankees, che misero Rossella nella condizione di dover uccidere un soldato con una revolverata in fronte.
E’ in quel momento che si accorge di quanto la guerra l’avesse cambiata.
Lei, che fino a pochi mesi prima non sopportava la vista delle prede della caccia, aveva sparato ad un uomo uccidendolo. E lo aveva ucciso per difendere l’unica cosa che le era rimasta e che le apparteneva completamente: Tara.

Dopo un altro estenuante anno di lavoro nei campi, venne la fine dell’estate del 1865 ed arrivò anche la fine della guerra.
Questo voleva dire che tutti i soldati sopravvissuti sarebbero tornati alle loro case e la vita avrebbe ripreso a scorrere nelle città e nelle campagne.
Ogni giorno decine di reduci si recavano alle fattorie e alle piantagioni per chiedere ristoro e un posto per dormire prima di proseguire il lungo viaggio che li avrebbe ricondotti alle loro donne…e un giorno…finalmente…arrivò anche Ashley Wilkes.

 

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I miei 4 libri preferiti.

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Salve a tutti!
Come state trascorrendo l’estate?
State leggendo?
Che libri avete sul comodino?
Io ho deciso di dedicare questi mesi estivi alla lettura di Via col Vento di Margaret Mitchell e, sebbene sia arrivata appena alla metà del libro, mi sento di dire che è una delle migliori letture che abbia mai affrontato.
Rendermi conto di questo mi ha fatto pensare a quali sono effettivamente i libri che mi sono piaciuti di più tra tutti quelli che ho letto, ed eccone quindi una breve descrizione.
Fatemi sapere se li avete letti e se sono piaciuti anche a voi 🙂

  1. Il Signore degli Anelli di John R.R. Tolkien. L’ho letto quando avevo 18 anni. Ricordo che impiegai parecchio tempo per finirlo, ma ricordo anche che fu una scoperta sensazionale e credo proprio che lo rileggerò tra non molto. Ambientazioni stupende, costruzione dei personaggi ottima, descrizioni accuratissime, poesia, magia, combattimenti epici. Insomma…tanto amore per questa trilogia.
  2. Il Nome della Rosa di Umberto Eco. Unico libro che ho letto di Eco all’età di 19-20 anni. Io ho un debole per i romanzi storici e ho trovato in questo libro un’ambientazione molto accurata e realistica, che ti permette di entrare perfettamente in nel mondo descritto. La storia è sviluppata in modo impeccabile e termina in un finale commovente, ed anche i personaggi sono molto realistici a testimonianza della maestria dell’autore. Leggerò sicuramente altro di Umberto Eco, sperando che anche tutto il resta regga il confronto con questo meraviglioso romanzo.
  3. Notre-Dame de Paris di Victor Hugo. Letto all’età di 22 anni. Altro romanzo storico di una bellezza disarmante. Ho adorato in particolare il capitolo dedicato all’architettura delle cattedrali. Non posso che consigliarvene la lettura.
  4. Via col Vento di Margaret Mitchell. Ancora un romanzo storico. Credo di aver visto la trasposizione cinematografica una quindicina di volte e mai mi sarei aspettata di trovare così tanto in questo libro. Nel film il triangolo amoroso tra Rossella, Ashley e Rhett è il fulcro attorno al quale si muove la narrazione, e questo ne fa un film prettamente romantico a mio avviso. Il libro è tutt’altro: è la crescita e la maturazione di una ragazzina capricciosa e viziata che si trova a dover combattere per sopravvivere e a diventare una donna forte, coraggiosa e senza scrupoli, è la testimonianza di una società e di una civiltà spazzata via dalla ferocia della guerra ed è il racconto di come il Sud ha vissuto la Guerra di Secessione contro gli stati del Nord America e di come la sua gente è sopravvissuta alla miseria e ai saccheggi delle truppe yankee, e solo dopo tutto questo ci arriva la storia travagliata di un triangolo amoroso. Quindi non pensate che sia solamente un romanzo rosa, perché è molto di più.

Questi sono i miei 4 libri preferiti.
Ora sono curiosa di sapere quali sono i vostri 😉

Un saluto e alla prossima.

 

Liebster Award

Regole:
1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.
5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare i tuoi blogger della nomination.

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Ringrazio Elle di Libri per avermi nominata e le faccio i miei complimenti per le interessanti domande in questo Liebster Award.

Cominciamo a rispondere!

1. Con quale autore, del presente o del passato, usciresti a cena insieme?
Mi piacerebbe molto uscire a cena con Stefano Benni.
Era il mio scrittore preferito al liceo e mi ha sempre affascinata molto la sua scrittura e il suo stravagante umorismo.
Vorrei fare lunghe chiacchierate con lui.

2. Quale creatura sovrannaturale saresti?
Un mezzelfo!

3. Qual è il tuo genere di musica preferito?
Non ho un genere preferito perché ascolto musica diversa in base all’umore, al periodo dell’anno o alla situazione in cui mi trovo.
Da qualche tempo a questa parte la musica che ascolto di più è quella del Settecento.

4. Se potessi scegliere un universo fantasy nel quale vivere, quale sceglieresti?
Sicuramente ad Arda, più nello specifico a Rivendell.

5. Una citazione (tratta da un libro o da una canzone) che ami.
“Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell’affetto che meritate.”

6. Preferisci i libri corti o i “mattoni”?
In genere sono attratta dai mattoni. Ancor meglio se classici.

7. Un libro e un cd dai quali non ti separeresti mai.
Difficile rispondere…direi Il Signore degli Anelli di Tolkien e Marinai, Profeti e Balene di Vinicio Capossela.
Poi se dovessi scegliere un CD senza avere la possibilità di poterne ascoltare nessun altro, credo che me ne procurerei uno con tutte le sonate di Bach per flauto e clavicembalo.
Mi accontenterei di questo 🙂

8. Fai qualche genere di collezione?
Per un certo periodo ho collezionato le spille dell’Hard Rock Cafè, alcune delle quali in edizione limitata.
Poi, successivamente, ho collezionato le carte di Magic e ne ho accumulate parecchie…ma in genere questi periodi durano poco.
Non sono una collezionista, anche se a volte ci provo.

9. Qual è il tuo personaggio storico preferito?
Lucrezia Borgia. Vorrei leggere qualcosa su di lei, la sua figura mi intriga molto in questo periodo.

10. Credi nel paranormale?
Direi di no.
Direi.

11. Quale quadro ti rappresenta di più?
Non ho un quadro in particolare che possa rappresentarmi o che potrei indicare come mio preferito, ma adoro i paesaggi di Aivazovsky.

 

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Ecco ora le mie 11 domande:

1. Qual è il tuo autore preferito?
2. Pensi che la visione di un film tratto da un romanzo possa poi rovinare o compromettere la lettura del libro?
3. Quale genere letterario preferisci?
4. Preferisci comprare libri in libreria, leggere in e-book o prendere volumi in prestito dalla biblioteca?
5. Segui un criterio per tenere i tuoi libri in ordine sugli scaffali?
6. Saghe o libri auto conclusivi?
7. C’è un libro che ti ha aiutato in un momento particolare della tua vita?
8. Un classico che proprio non riesci ad apprezzare.
9. Leggi le graphic novel?
10. Realismo o fantasia?
11. Quanti libri leggi in media in un anno?

Ed ecco i miei 11 tag:

thebookcaseofmymind

Un viaggio e un libro

E ora…che leggo?

la ragazza con la testa tra i libri

Solo libri belli

hysteric misanthrope

bookslover668

Chez Giulia

Le collezioniste di libri

Una Ladra di Libri

Sospiri Condivisi

BUON DIVERTIMENTO!

 

 

 

 

 

“Via col vento” di Margaret Mitchell parte 2

Buon pomeriggio,
sono tornata dopo una considerevole assenza per scrivere qualche considerazione sulla seconda parte di questo meraviglioso romanzo.
La lettura procede tranquillamente e senza troppa fretta.
Certi libri vanno gustati con calma.

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La seconda parte di Via col vento ha inizio in una mattina di maggio del 1862, quando la nostra cara Rossella si trova in treno diretta alla città di Atlanta con il piccolo Wade e la bambinaia Prissy. Nonostante la sua spiccata antipatia per Melania, la sciocca ragazzina che le aveva portato via il suo amato Ashley, e sua zia Pittypat, Rossella non vede l’ora di immergersi nella vita frenetica di città per potersi finalmente liberare dalla reclusione in cui la imprigionava la vedovanza, anche se questo avrebbe significato dover vivere con due donne che detestava.

La descrizione della città di Atlanta e della sua storia è molto particolare perché viene paragonata continuamente alla personalità e al carattere di Rossella in tutti i suoi aspetti, facendola apparire come la città perfetta per lei.

Atlanta era una città giovane all’epoca: aveva infatti appena 17 anni. Geraldo sosteneva che lo spirito e la vivacità di sua figlia Rossella ben si adattavano all’impetuosità di quella fantastica città. Appartenevano entrambe alla medesima generazione ed entrambe erano giovani, sconsiderate, frenetiche, ostinate e immature.

La storia che Geraldo le aveva raccontato era fondata sul fatto che lei e Atlanta erano state battezzate nello stesso anno. Nove anni prima della nascita di Rossella la città era stata chiamata dapprima Terminus, e poi Marthasville: solo nell’anno in cui nacque Rossella era diventata Atlanta.

Questa città era nata lungo una ferrovia costruita nel 1836, venticinque miglia a nord di Tara. La ferrovia andava verso il Nord, fino al Tennessee, ed attraversava il territorio che era stato recentemente ceduto dagli indiani irochesi in un tempo in cui non esistevano ferrovie nella Georgia del nord.
Passò ben poco tempo perché il piccolo villaggio nato attorno a quella ferrovia divenisse una movimentata cittadina di diecimila abitanti, centro dell’attenzione di tutto lo Stato.

Rossella aveva sempre amato Atlanta per le stesse ragioni per cui Savannah, Augusta e Macon la condannavano. Come lei, la città era un misto di vecchio e di nuovo, in cui il vecchio veniva frequentemente a conflitto col nuovo vigoroso e volitivo, e ne aveva la peggio. Inoltre vi era qualche cosa di personale, di eccitante in una città che era nata, o per lo meno era stata battezzata, nello stesso anno in cui lei era venuta al mondo.

Il capitolo VIII è quasi interamente dedicato alla descrizione di questa città, ed il modo originale in cui la Mitchell la paragona e la rende simile all’irrequieta personalità di Rossella lo rende, secondo me, uno dei capitoli più belli letti finora.

Stabilitasi a casa Hamilton, non passerà molto tempo perché le si presenti l’occasione per uscire dalla reclusione del lutto, sebbene non siano ancora passati tre anni dalla morte del marito Carlo. Infatti il giorno dopo l’arrivo di Rossella accadde che Melania e la zia Pitty vennero chiamate a sostituire due donne malate di rosolia alla vendita di beneficenza per l’ospedale, nel quale tutte loro prestavano servizio di volontariato per aiutare i feriti e i malati di guerra. Rossella non perse occasione per presentarsi ance lei alla serata, nonostante i valori morali ed il buon senso dell’epoca impedissero alle donne in lutto di prendere parte ad eventi pubblici. Coglie quindi la palla al balzo e si offre anche lei volontaria per la vendita di beneficenza poiché, nonostante il suo stato di vedova, in fondo era anche suo diritto aiutare la Confederazione e sostenere la Causa del proprio Paese.

E’ a questo punto del romanzo entra in scena un personaggio al quale, nella prima parte rhett-s-smile-3-rhett-butler-35391046-245-179del libro, si era appena accennato in occasione della merenda dei Wilkes alle Dodici Querce: il capitano Rhett Butler.
Rhett è un uomo d’affari, uno scaltro imprenditore che sfrutta la situazione economica per arricchirsi forzando con le sue navi il blocco degli yankees presso i porti delle città del sud e, intrattenendo scambi commerciali con l’Inghilterra per rifornire gli Stati Confederati dei beni e dei medicinali che non potevano procurarsi altrimenti, era diventato in poco tempo uno degli uomini più ricchi del Paese.

All’entrata in scena di Rhett Butler è legato un’avvenimento fondamentale che definisce ancor meglio il temperamento di Rossella, ovvero il primo vero scandalo della sua vita: l’accettare l’invito di Rhett ad aprire le danze, privilegio che l’uomo aveva ottenuto vincendo l’asta di beneficenza per i fondi dell’ospedale.
Se a una vedova non era concesso apparire in società durante il lutto, cosa poteva succedere se questa avesse danzato allegramente per tutta la sera?
Il disastro.
Elena venne a conoscenza dell’inaccettabile condotta della figlia tramite una lettera che qualche donna presente alla festa le aveva scritto, e lei si affrettò ad inviare suo marito a riprenderla per ricondurla a Tara e per impedirle di gettare ulteriore disonore sulla famiglia O’Hara. Ma Rossella alla fine riuscì a persuadere il buon Geraldo a permetterle di restare a casa della cognata Melania, anche grazie alla complicità di Rhett che ci teneva che Rossella restasse lì, dove poteva farle visita ogni volta che voleva.

Fu così che grazie all’ingente somma donata all’ospedale in occasione dell’asta di scarlett-o-hara-scarlett-ohara-27877777-500-329beneficenza, grazie anche al suo riconosciuto coraggio nel forzare il blocco yankee per procurare beni necessari alla Confederazione e grazie anche a qualche regalino che portava alla zia Pitty, la cattiva reputazione legata al suo passato di Charleston fu presto dimenticata in casa Hamilton, e Rhett iniziò a far visita a Rossella molto spesso portandole anche regali molto costosi. I due iniziano quindi a frequentarsi e ad approfondire le reciproche conoscenze…e Rossella iniziava a rendersi conto che quello sfrontato e inopportuno mascalzone dai baffetti neri e la pelle scura, in fondo non la lasciava affatto indifferente.

Nel frattempo la guerra continuava ed il tenore di vita delle famiglie più agiate ne risentiva gravemente. Il valore della moneta crollava, i blocchi navali yankee diventavano sempre più impenetrabili e lo stesso Geraldo si ritrovò ben presto in seria difficoltà, tanto da temere di non riuscire più a sfamare la sua famiglia e la servitù.
Le donne dell’alta società avevano smesso di comprare vestiti nuovi ed erano costrette ad indossare quelli dell’anno precedente, i medicinali negli ospedali scarseggiavano sempre di più e le infezioni uccidevano i soldati feriti, gli eserciti del sud iniziano a riportare le prime gravi sconfitte e l’animo combattivo dei sognatori che avevano tanto atteso la guerra inizia man mano a spegnersi.
Rhett questo lo sapeva, lo aveva previsto fin dal giorno della merenda alle Dodici Querce e mai si era negato di esporre le sue idee in pubblico, anche se questa sua schiettezza lo aveva più volte reso un traditore della patria e un opportunista pronto a scendere a patti con il nemico pur di arricchirsi e un egoista egocentrico agli occhi della società. Ma questo non gli importava.

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Anche Ashley era ben consapevole fin dall’inizio della debolezza e dell’arretratezza del Sud
di fronte al Nord industrializzato e armato, ma a differenza di Rhett, si era arruolato per difendere il mondo al quale apparteneva e che faceva parte di lui, della sua vita e della vita di sua moglie Melania.
Non era tanto un sentimento patriottico a spingerlo a combattere quanto la nostalgia della spensieratezza e dell’eleganza del mondo in cui era cresciuto: un mondo fatto di lunghe passeggiate a cavallo, di balli e merende sotto gli alberi della sua terra. Un mondo che sapeva non sarebbe più tornato, anche se fosse stato il Sud a vincere la guerra. Oramai quel tempo felice era finito e questo lo rendeva triste, e riversava tutta questa sua tristezza nelle lettere che scriveva a Melania, l’unica grado di comprendere il suo dolore perché era l’unica  persona a condividere il suo sentimento di nostalgia.
Rossella invece, che legge di nascosto le lettere che Melania riceve da Ashley, non riesce a comprendere questo suo doloroso sentimento: non capisce del perché un uomo debba combattere per una causa in cui non crede e non ha mai creduto. Ha fatto bene Rhett, in fin dei conti, a non arruolarsi se non crede veramente nella vittoria e nella causa del Sud. Ma Rhett non è certo un gentiluomo come Ashley, eppure lei si trova perfettamente d’accordo con il capitano Butler. Sente che qualcosa di profondo li accomuna nonostante tutto.

Venne il Natale del 1863 ed Ashley ebbe finalmente un licenza per poter far visita alla sua famiglia. Dopo quasi due anni finalmente Rossella poteva rivedere il suo amato Ashley! E questo pensiero la distolse totalmente da Rhett. Si rifiutò persino di trascorrere le feste natalizie a Tara con la sua famiglia e nella settimana che Ashley passò a casa lei cercò in tutti i modi di restare da sola con lui per strappargli la tanto desiderata dichiarazione d’amore che l’avrebbe resa la donna più felice del mondo. Ma l’occasione non arrivò, finché al momento della ripartenza non trovò il modo di salutarlo in privato, e finalmente furono soli.
Rossella aveva usato uno scialle che le aveva regalato Rhett per cucirgli una sciarpa che aveva poi ricamato. Gliela legò in vita, ed il pensiero che guardandola avrebbe pensato a lei nelle lunghe battaglie che li avrebbero tenuti lontani, la rese felice.
Lei lo amava ancora e glielo disse.
Lo amava anche di più di quel pomeriggio alle Dodici Querce e gli disse che aveva sposato Carlo per ripicca perché non era altro che una sciocca ragazzina allora. Maimages ora era cresciuta ed era cresciuto anche il suo amore per lui.
Ashley le disse di volerle bene ma dalle sue labbra non uscirono le parole che Rossella voleva e sperava che le dicesse. Si strinse a lui nel momento dell’addio e lo baciò. Un bacio al quale Ashley si sottrasse pregandola di non indurlo a commettere azioni delle quali poi si sarebbe pentito per tuttala vita, e le chiese anzi di prendersi cura di Melania, così fragile e delicata di salute. Proprio a lei chiedeva questo? Lei che la odiava più di chiunque altro, ma che aveva la forza d’animo e la salute che mancavano alla poveretta, a quella piccola creaturina sempre pronta a perdonare e a vedere del buono in tutti. Rossella ora doveva prendersene cura…per amore di Ashley.

La seconda parte del romanzo termina con la scoperta della gravidanza di Melania che le procura una gioia e un’euforia mai provate prima, anche se le causa spesso dei malori e degli svenimenti improvvisi; mentre in Rossella cresce la gelosia e la consapevolezza che Ashley non potrà mai essere completamente suo.