“Via col vento” di Margaret Mitchell parte 2

Buon pomeriggio,
sono tornata dopo una considerevole assenza per scrivere qualche considerazione sulla seconda parte di questo meraviglioso romanzo.
La lettura procede tranquillamente e senza troppa fretta.
Certi libri vanno gustati con calma.

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La seconda parte di Via col vento ha inizio in una mattina di maggio del 1862, quando la nostra cara Rossella si trova in treno diretta alla città di Atlanta con il piccolo Wade e la bambinaia Prissy. Nonostante la sua spiccata antipatia per Melania, la sciocca ragazzina che le aveva portato via il suo amato Ashley, e sua zia Pittypat, Rossella non vede l’ora di immergersi nella vita frenetica di città per potersi finalmente liberare dalla reclusione in cui la imprigionava la vedovanza, anche se questo avrebbe significato dover vivere con due donne che detestava.

La descrizione della città di Atlanta e della sua storia è molto particolare perché viene paragonata continuamente alla personalità e al carattere di Rossella in tutti i suoi aspetti, facendola apparire come la città perfetta per lei.

Atlanta era una città giovane all’epoca: aveva infatti appena 17 anni. Geraldo sosteneva che lo spirito e la vivacità di sua figlia Rossella ben si adattavano all’impetuosità di quella fantastica città. Appartenevano entrambe alla medesima generazione ed entrambe erano giovani, sconsiderate, frenetiche, ostinate e immature.

La storia che Geraldo le aveva raccontato era fondata sul fatto che lei e Atlanta erano state battezzate nello stesso anno. Nove anni prima della nascita di Rossella la città era stata chiamata dapprima Terminus, e poi Marthasville: solo nell’anno in cui nacque Rossella era diventata Atlanta.

Questa città era nata lungo una ferrovia costruita nel 1836, venticinque miglia a nord di Tara. La ferrovia andava verso il Nord, fino al Tennessee, ed attraversava il territorio che era stato recentemente ceduto dagli indiani irochesi in un tempo in cui non esistevano ferrovie nella Georgia del nord.
Passò ben poco tempo perché il piccolo villaggio nato attorno a quella ferrovia divenisse una movimentata cittadina di diecimila abitanti, centro dell’attenzione di tutto lo Stato.

Rossella aveva sempre amato Atlanta per le stesse ragioni per cui Savannah, Augusta e Macon la condannavano. Come lei, la città era un misto di vecchio e di nuovo, in cui il vecchio veniva frequentemente a conflitto col nuovo vigoroso e volitivo, e ne aveva la peggio. Inoltre vi era qualche cosa di personale, di eccitante in una città che era nata, o per lo meno era stata battezzata, nello stesso anno in cui lei era venuta al mondo.

Il capitolo VIII è quasi interamente dedicato alla descrizione di questa città, ed il modo originale in cui la Mitchell la paragona e la rende simile all’irrequieta personalità di Rossella lo rende, secondo me, uno dei capitoli più belli letti finora.

Stabilitasi a casa Hamilton, non passerà molto tempo perché le si presenti l’occasione per uscire dalla reclusione del lutto, sebbene non siano ancora passati tre anni dalla morte del marito Carlo. Infatti il giorno dopo l’arrivo di Rossella accadde che Melania e la zia Pitty vennero chiamate a sostituire due donne malate di rosolia alla vendita di beneficenza per l’ospedale, nel quale tutte loro prestavano servizio di volontariato per aiutare i feriti e i malati di guerra. Rossella non perse occasione per presentarsi ance lei alla serata, nonostante i valori morali ed il buon senso dell’epoca impedissero alle donne in lutto di prendere parte ad eventi pubblici. Coglie quindi la palla al balzo e si offre anche lei volontaria per la vendita di beneficenza poiché, nonostante il suo stato di vedova, in fondo era anche suo diritto aiutare la Confederazione e sostenere la Causa del proprio Paese.

E’ a questo punto del romanzo entra in scena un personaggio al quale, nella prima parte rhett-s-smile-3-rhett-butler-35391046-245-179del libro, si era appena accennato in occasione della merenda dei Wilkes alle Dodici Querce: il capitano Rhett Butler.
Rhett è un uomo d’affari, uno scaltro imprenditore che sfrutta la situazione economica per arricchirsi forzando con le sue navi il blocco degli yankees presso i porti delle città del sud e, intrattenendo scambi commerciali con l’Inghilterra per rifornire gli Stati Confederati dei beni e dei medicinali che non potevano procurarsi altrimenti, era diventato in poco tempo uno degli uomini più ricchi del Paese.

All’entrata in scena di Rhett Butler è legato un’avvenimento fondamentale che definisce ancor meglio il temperamento di Rossella, ovvero il primo vero scandalo della sua vita: l’accettare l’invito di Rhett ad aprire le danze, privilegio che l’uomo aveva ottenuto vincendo l’asta di beneficenza per i fondi dell’ospedale.
Se a una vedova non era concesso apparire in società durante il lutto, cosa poteva succedere se questa avesse danzato allegramente per tutta la sera?
Il disastro.
Elena venne a conoscenza dell’inaccettabile condotta della figlia tramite una lettera che qualche donna presente alla festa le aveva scritto, e lei si affrettò ad inviare suo marito a riprenderla per ricondurla a Tara e per impedirle di gettare ulteriore disonore sulla famiglia O’Hara. Ma Rossella alla fine riuscì a persuadere il buon Geraldo a permetterle di restare a casa della cognata Melania, anche grazie alla complicità di Rhett che ci teneva che Rossella restasse lì, dove poteva farle visita ogni volta che voleva.

Fu così che grazie all’ingente somma donata all’ospedale in occasione dell’asta di scarlett-o-hara-scarlett-ohara-27877777-500-329beneficenza, grazie anche al suo riconosciuto coraggio nel forzare il blocco yankee per procurare beni necessari alla Confederazione e grazie anche a qualche regalino che portava alla zia Pitty, la cattiva reputazione legata al suo passato di Charleston fu presto dimenticata in casa Hamilton, e Rhett iniziò a far visita a Rossella molto spesso portandole anche regali molto costosi. I due iniziano quindi a frequentarsi e ad approfondire le reciproche conoscenze…e Rossella iniziava a rendersi conto che quello sfrontato e inopportuno mascalzone dai baffetti neri e la pelle scura, in fondo non la lasciava affatto indifferente.

Nel frattempo la guerra continuava ed il tenore di vita delle famiglie più agiate ne risentiva gravemente. Il valore della moneta crollava, i blocchi navali yankee diventavano sempre più impenetrabili e lo stesso Geraldo si ritrovò ben presto in seria difficoltà, tanto da temere di non riuscire più a sfamare la sua famiglia e la servitù.
Le donne dell’alta società avevano smesso di comprare vestiti nuovi ed erano costrette ad indossare quelli dell’anno precedente, i medicinali negli ospedali scarseggiavano sempre di più e le infezioni uccidevano i soldati feriti, gli eserciti del sud iniziano a riportare le prime gravi sconfitte e l’animo combattivo dei sognatori che avevano tanto atteso la guerra inizia man mano a spegnersi.
Rhett questo lo sapeva, lo aveva previsto fin dal giorno della merenda alle Dodici Querce e mai si era negato di esporre le sue idee in pubblico, anche se questa sua schiettezza lo aveva più volte reso un traditore della patria e un opportunista pronto a scendere a patti con il nemico pur di arricchirsi e un egoista egocentrico agli occhi della società. Ma questo non gli importava.

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Anche Ashley era ben consapevole fin dall’inizio della debolezza e dell’arretratezza del Sud
di fronte al Nord industrializzato e armato, ma a differenza di Rhett, si era arruolato per difendere il mondo al quale apparteneva e che faceva parte di lui, della sua vita e della vita di sua moglie Melania.
Non era tanto un sentimento patriottico a spingerlo a combattere quanto la nostalgia della spensieratezza e dell’eleganza del mondo in cui era cresciuto: un mondo fatto di lunghe passeggiate a cavallo, di balli e merende sotto gli alberi della sua terra. Un mondo che sapeva non sarebbe più tornato, anche se fosse stato il Sud a vincere la guerra. Oramai quel tempo felice era finito e questo lo rendeva triste, e riversava tutta questa sua tristezza nelle lettere che scriveva a Melania, l’unica grado di comprendere il suo dolore perché era l’unica  persona a condividere il suo sentimento di nostalgia.
Rossella invece, che legge di nascosto le lettere che Melania riceve da Ashley, non riesce a comprendere questo suo doloroso sentimento: non capisce del perché un uomo debba combattere per una causa in cui non crede e non ha mai creduto. Ha fatto bene Rhett, in fin dei conti, a non arruolarsi se non crede veramente nella vittoria e nella causa del Sud. Ma Rhett non è certo un gentiluomo come Ashley, eppure lei si trova perfettamente d’accordo con il capitano Butler. Sente che qualcosa di profondo li accomuna nonostante tutto.

Venne il Natale del 1863 ed Ashley ebbe finalmente un licenza per poter far visita alla sua famiglia. Dopo quasi due anni finalmente Rossella poteva rivedere il suo amato Ashley! E questo pensiero la distolse totalmente da Rhett. Si rifiutò persino di trascorrere le feste natalizie a Tara con la sua famiglia e nella settimana che Ashley passò a casa lei cercò in tutti i modi di restare da sola con lui per strappargli la tanto desiderata dichiarazione d’amore che l’avrebbe resa la donna più felice del mondo. Ma l’occasione non arrivò, finché al momento della ripartenza non trovò il modo di salutarlo in privato, e finalmente furono soli.
Rossella aveva usato uno scialle che le aveva regalato Rhett per cucirgli una sciarpa che aveva poi ricamato. Gliela legò in vita, ed il pensiero che guardandola avrebbe pensato a lei nelle lunghe battaglie che li avrebbero tenuti lontani, la rese felice.
Lei lo amava ancora e glielo disse.
Lo amava anche di più di quel pomeriggio alle Dodici Querce e gli disse che aveva sposato Carlo per ripicca perché non era altro che una sciocca ragazzina allora. Maimages ora era cresciuta ed era cresciuto anche il suo amore per lui.
Ashley le disse di volerle bene ma dalle sue labbra non uscirono le parole che Rossella voleva e sperava che le dicesse. Si strinse a lui nel momento dell’addio e lo baciò. Un bacio al quale Ashley si sottrasse pregandola di non indurlo a commettere azioni delle quali poi si sarebbe pentito per tuttala vita, e le chiese anzi di prendersi cura di Melania, così fragile e delicata di salute. Proprio a lei chiedeva questo? Lei che la odiava più di chiunque altro, ma che aveva la forza d’animo e la salute che mancavano alla poveretta, a quella piccola creaturina sempre pronta a perdonare e a vedere del buono in tutti. Rossella ora doveva prendersene cura…per amore di Ashley.

La seconda parte del romanzo termina con la scoperta della gravidanza di Melania che le procura una gioia e un’euforia mai provate prima, anche se le causa spesso dei malori e degli svenimenti improvvisi; mentre in Rossella cresce la gelosia e la consapevolezza che Ashley non potrà mai essere completamente suo.

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