“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 3

Salve a tutti e ben ritrovati!
Ho appena terminato la lettura della terza parte del libro e prima di proseguire ci terrei a scrivere una sorta di resoconto e le mie impressioni al riguardo.

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La terza parte del romanzo si estende dal capitolo XVII al capitolo XXX e, nel tempo della narrazione, va dal maggio del 1864 al settembre del 1865.
Questi anni sono fondamentali sia per quanto riguarda la crescita e la maturazione del personaggio di Rossella, sia per le sorti del mondo delle grandi piantagioni del Sud, e questa parte del romanzo rappresenta il punto di svolta della narrazione ed il momento in cui ha inizio il vero cambiamento.
La seconda parte si era conclusa con l’inizio della gravidanza di Melania, un altro rifiuto di Rossella da parte di Ashley e con la cattura di quest’ultimo da parte delle truppe yankee.
Ora, nel maggio del 1864, le truppe yankee si apprestano ad attaccare la ferrovia che collega la città di Atlanta al Tennessee, decise ad invadere la Georgia, uno stato fondamentale per la resistenza della Confederazione poiché è il principale fornitore di armi e di materiale bellico per le truppe sudiste, essendo anche lo stato più industrializzato del Sud.
Se gli yankees fossero riusciti a prendere la Georgia e ad invadere la città di Atlanta, allora sarebbe stata la fine del Sud.
La gente inizia a temere che gli yankees possano effettivamente vincere la guerra e tutti attendono ansiosamente notizie dal fronte, sperando in una qualche battaglia vinta…ma ciò che arriva sono solamente notizie di ritirate delle truppe confederate.

Il nemico si avvicina sempre di più ad Atlanta, tanto da costringere l’impiego degli schiavi negri per la costruzione di ulteriori fortificazioni intorno alla città.
Non ci sono più uomini da reclutare, ed ora partono per il fronte anche i vecchi, i ragazzi della scuola militare e la Guardia Nazionale.
Il Sud non può rifornire le truppe di armi, di vestiti, di cibo, di medicinali…i soldati sono scalzi, con le giubbe rattoppate con pezzi di divise dei prigionieri nemici, sono denutriti e quasi tutti hanno i pidocchi e sono malati di dissenteria.
Insomma le sorti della guerra sono ormai facilmente prevedibili da tutti, e gli yankees non impiegarono molto tempo a conquistare la ferrovia e ad invadere la Georgia.
La città di Atlanta fu l’ultima a cadere, alla fine dell’estate del 1864.

Rossella, in quel periodo, aveva ricevuto una lettera dal padre Geraldo che la informava circa la salute delle sorelle e della madre Elena, tutte e tre malate di tifo. Con questa lettera la pregava di non far ritorno a Tara per non esporre sé stessa e il piccolo Wade al contagio. Allora la posta viaggiava molto lentamente e la lettera impiegò circa tre mesi ad arrivarle. In questo lasso di tempo così lungo le sue sorelle e sua madre sarebbero potute essere già morte. Rossella voleva saperlo, voleva tornare a Tara e lo avrebbe fatto se non fosse stato per quella sua promessa ad Ashley: si sarebbe presa cura della fragile Melania, e non poteva lasciarla proprio ora che stava per nascere il bambino. Tra l’altro Ashley da mesi era tenuto prigioniero e non se ne avevano più notizie da tempo.
Rossella doveva mantenere la parola data.

All’inizio di settembre gli yankees arrivarono alle porte di Atlanta e la città venne evacuata molto rapidamente per paura di un’invasione improvvisa.
Anche la zia Pitty fece le valige e si diresse a Macon, come tutti gli altri.
Soltanto Rossella non riusci a partire, ed era tutta colpa di Melania che non poteva affrontare viaggi pericolosi.
Rossella la odiava e sperava sarebbe morta di parto.
E questo quasi non avvenne.
Infatti, quando arrivò il momento, il dottor Meade era troppo occupato con le migliaia di feriti che si riversavano nella stazione centrale e non c’era una donna in tutta Atlanta che potesse aiutare Rossella.
Prissy le aveva detto di essere molto pratica in questo genere di cose, ma alla fine si rivelò essere solo una vile bugiarda piagnucolona e Rossella dovette affrontare la situazione completamente da sola.

La nascita del bimbo di Melania segna l’inizio delle difficoltà che segnarono profondamente Rossella.

Quando quell’interminabile giornata giunse al termine, Rosella si rivolse a Rhett, e gli chiese di procurarle un carretto ed un cavallo perché voleva a tutti i costi tornare a Tara, nonostante i saccheggi di Jonesboro, a pochissime miglia di distanza dalla sua terra.
Rossella aveva bisogno di sua madre, non le importava di null’altro.
Fu così che iniziò il viaggio di ritorno verso casa insieme a Rhett, Prissy, Wade, Melania e il suo bambino.
Fu una traversata durissima: niente cibo, niente acqua e niente latte.hqdefault
Viaggiarono tutta la notte e tutto il giorno sotto il sole cocente.
Al tramonto Rhett, colto dal pentimento e da un sentimento di patriottismo insensato per Rossella, decise di lasciarla e di unirsi alle truppe ormai in ritirata.
Fu così che, dopo la dichiarazione e i baci di addio di Rhett, Rossella fu di nuovo sola in una situazione ben peggiore di quella in cui si era trovata il giorno prima.
Ma il momento più tragico di questa parte del romanzo è il rientro a casa.
Rossella trova infatti la sua piantagione distrutta, il cotone bruciato e il bestiame rubato dagli yankees che avevano fatto di Tara il loro quartier generale (unico motivo per il quale la casa non era stata bruciata).
Le sue sorelle avevano superato la malattia, curate da un medico delle truppe nemiche, ed erano ora in convalescenza…ma Elena non ce l’aveva fatta ed era morta il giorno prima del ritorno di sua figlia.

Geraldo non era riuscito a sopportare tutto questo: la terra per la quale aveva tanto lavorato, quasi tutti i suoi schiavi, persino sua moglie…tutto era perduto.
Il dolore gli aveva fatto perdere il senno rendendolo incapace di portare avanti la famiglia.
Tutto questo ricadde sulle spalle di Rossella che giurò di far risorgere la sua terra ad ogni costo.

Guardando Tara comprendeva, in parte, la ragione delle guerre. Rhett aveva torto dicendo che gli uomini combattevano per il denaro. No, essi combattevano per i campi solcati dall’aratro, per i prati verdi di erba tenera, per i fiumi gialli e sonnolenti, e per le case bianche e fresche fra le magnolie. Queste erano le sole cose per cui valeva la pena di combattere; la terra rossa che era loro e che sarebbe stata dei loro figli, la terra rossa che avrebbe prodotto il cotone per i loro figli e per i figli dei loro figli.
I campi calpestati di Tara erano tutto ciò che le era rimasto ora che la mamma e Ashley erano scomparsi, ora che Geraldo era rimbambito per il dolore, ora che il denaro, i negri, la sicurezza e la posizione erano svaniti per sempre. Ricordava come un sogno una conversazione con suo padre a proposito della terra e si stupiva di essere stata così giovane e così ignorante da non avere capito quando lui le aveva detto che la terra era la sola cosa al mondo per cui valeva la pena di combattere.
“…Perché questa è la sola cosa al mondo che duri…e per chiunque ha nelle vene una sola goccia di sangue irlandese, la terra su cui vive è come una madre…è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di combattere, di morire.”
Si, valeva la pena di combattere per Tara; e lei accettò semplicemente e senza esitare la battaglia. Nessuno le avrebbe tolto Tara. Nessuno avrebbe spinto lei ed i suoi ad accettare la carità dei parenti. Lei avrebbe tenuto Tara, a costo di ficcare le ossa di tutti coloro che vi erano rimasti.

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Ora tutti dovevano lavorare: erano finiti i tempi in cui erano solo gli schiavi a dover coltivare la terra e a dover governare il bestiame. Se gli O’Hara volevano uscire dalla miseria dovevano accettare la fatica e il sacrificio. Soprattutto le sue sorelle: Sùsele e Carolene, che spesso si lamentavano della rigidità della loro sorella maggiore.

L’autunno e l’inverno di quell’anno furono molto difficili per la famiglia O’Hara e per Tara, costantemente in pericolo per gli ancor frequenti saccheggi dei soldati yankees, che misero Rossella nella condizione di dover uccidere un soldato con una revolverata in fronte.
E’ in quel momento che si accorge di quanto la guerra l’avesse cambiata.
Lei, che fino a pochi mesi prima non sopportava la vista delle prede della caccia, aveva sparato ad un uomo uccidendolo. E lo aveva ucciso per difendere l’unica cosa che le era rimasta e che le apparteneva completamente: Tara.

Dopo un altro estenuante anno di lavoro nei campi, venne la fine dell’estate del 1865 ed arrivò anche la fine della guerra.
Questo voleva dire che tutti i soldati sopravvissuti sarebbero tornati alle loro case e la vita avrebbe ripreso a scorrere nelle città e nelle campagne.
Ogni giorno decine di reduci si recavano alle fattorie e alle piantagioni per chiedere ristoro e un posto per dormire prima di proseguire il lungo viaggio che li avrebbe ricondotti alle loro donne…e un giorno…finalmente…arrivò anche Ashley Wilkes.

 

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