“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 5

OH. MIO. DIO.
Che cosa ho appena letto?!?
Gli ultimi dieci capitoli sono frenetico precipitare di eventi in cui tutto crolla sempre più veloce verso il disastro.
Devo ancora riprendermi.
Dopo tutto questo scompiglio proverò a riordinare le idee e a descrivere l’ultima parte del romanzo.

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Avevamo lasciato Rossella in lutto e in preda al rimorso per la morte di Franco e Rhett che le chiede di sposarlo per paura che al ritorno dal suo viaggio potesse trovarla sposata di nuovo con un altro uomo.

Quando Rhett tornò dal suo viaggio durato tre mesi, e si seppe del fidanzamento, nessuna delle vecchie conoscenze di Rossella approvava la loro unione, neanche Melania e Mammy (la sua bambinaia e educatrice), perché in fin dei conti Rhett era pur sempre uno speculatore, un rinnegato, un uomo che intratteneva rapporti d’affari e d’amicizia con gli yankees, Rhett frequentava la casa di piacere di Bella Watling senza preoccuparsi minimamente di tenerlo nascosto ed era stato ripudiato dal padre a Charleston perché si credeva che avesse compromesso una ragazza senza poi volerla sposare. Ma a Rossella questo non importava: lei avrebbe sposato Rhett e gli altri non dovevano intromettersi nei suoi affari personali.

Trascorsero il viaggio di nozze a New Orleans per due settimane e quei giorni per Rossella furono i più felici che potesse ricordare da tanto tempo. Era finalmente lontana da gente che la criticava e che non faceva altro che predicare l’onore e i sacri valori che portano rispettabilità e popolarità, e finalmente non c’era più nessuno che rimpiangesse i felici tempi che precedevano la guerra, quando si viveva nella ricchezza e nella sicurezza del domani e non si conoscevano gli orrori e le privazioni della guerra.
Era piacevole vivere con Rhett, che soddisfaceva ogni suo capriccio e che ogni sera le IMMA20faceva assaggiare piatti meravigliosi e costosissimi. E poi le feste, i balli, le serate trascorse giocando a carte con gente allegra, ricca e ben vestita…tutti amici di Rhett, che si erano arricchiti sfruttando la guerra e speculando, e che proprio come lui avevano un passato torbido e segreto. Erano anch’essi dei rinnegati.

Rossella finalmente poteva assaporare le gioie della vita matrimoniale: Rhett era sempre gentile e la viziava, anche a volte si divertiva a stuzzicarla per farla arrabbiare per poi ridere di lei e del suo temperamento. Ma infondo lui era l’unico che potesse capirla e ascoltarla, era l’unico che la conosceva veramente e che l’apprezzava per quello che era.

Al ritorno dal viaggio di nozze, la coppia si trasferì per qualche tempo in un lussuoso albergo perché la casa doveva essere ancora terminata. Rossella scelse degli arredamenti molto appariscenti con mobili in legno intagliato, massicce cornici dorate intorno agli specchi, enormi tappeti rossi e pesanti tendaggi in velluto dello stesso colore. A Rhett parve fin da subito essere una scelta di cattivo gusto e poco raffinata, ma se questo rendeva felice la sua Rossella, gli andava più che bene.

Quando finalmente Rossella e Rhett poterono trasferirsi nella sfarzosissima casa, fu l’inizio di un continuo susseguirsi di ricevimenti e feste frequentate, oltre che dalle famiglie yankees altolocate con le quali entrambi avevano intrattenuto rapporti d’affari, anche da tutte le amicizie di Rhett di New Orleans con le quali Rossella si sentiva tanto a suo agio: finalmente era ricca e poteva condurre una vita da signora, dare feste e farsi invidiare da tutti coloro che l’avevano criticata e che non avevano approvato i suoi modi di guadagnarsi da vivere. Finalmente era felice e soddisfatta ed era sicura che nessuno avrebbe potuto più portarle via Tara o la sua casa, e che non avrebbe sofferto più la fame.
Il genere di persone che frequentava la sua casa, però, fece sì che Rossella si allontanasse ancora di più dalla gente del sud che l’aveva conosciuta e aiutata durante la guerra, come il dottor Meade e sua moglie, la signora Merriwether, gli Elsing e Lydia Wilkes, sorella di Ashley ormai zitella, che da anni nutriva rancori nei confronti di Rossella per i suoi modi poco signorili. Le uniche persone che continuavano a far visita a Rossella erano Melania, Ashley e la zia Pittypat.

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Rossella ebbe da Rhett una bambina, che chiamarono Eugenia Vittoria e che soprannominarono Diletta per via del colore dei suoi occhi, che ricordava la loro azzurra diletta bandiera.

La nascita di Diletta segna l’inizio della totale trasformazione del personaggio di Rhett che divenne un padre affezionatissimo e non si preoccupava minimamente di farsi vedere in giro da solo con la bambina, sebbene risultasse alquanto strano vedere che un uomo si interessava dei suoi figli; ma lui anzi ne andava fiero.

Il declino del matrimonio di Rossella e Rhett ha inizio proprio ora.

Rhett comprende che se continua a frequentare le sue vecchie amicizie di New Orleans e se Gone-With-300x226continua ad intrattenere rapporti con gli yankees, neanche la sua bambina potrà mai avere un posto nella buona società del Sud e decide quindi di farsi amica tutta la gente che lo aveva allontanato negli anni precedenti. Inizia così a frequentare la chiesa, investe dei soldi a favore del ritorno al potere dei democratici, inizia a lavorare in banche per rispetto di tutti gli altri uomini di Atlanta che erano ottimi lavoratori e si mostra sempre gentile e disposto ad aiutare il prossimo; ma la cosa più importante è che evitava di rimanere in casa quando Rossella dava quei grandi ricevimenti che tanto le davano soddisfazione e ai quali non intendeva rinunciare, e allora lo si poteva vedere in carrozza con Wade, Ella e Diletta. La gente oramai sapeva della buona condotta di Rhett e si accaniva ancora di più verso Rossella, che si ostinava a voler condurre il suo stile di vita a voler frequentare quella gente. Non che Rossella avesse simpatia per gli yankees, ma oramai la guerra era passata e bisognava assicurarsi un futuro stabile e avere meno nemici possibile; e in ogni modo quegli yankees avevano potere, mentre la gente del Sud che la allontanava no.

Oltretutto Rossella aveva comunicato a Rhett di non voler più aver figli per poter mantenere la sua vita sottile ed evitare di sciuparsi il fisico, e si stupì dell’aspra reazione del marito.
Ashley certo non aveva reagito minacciando la moglie con il divorzio: Melania non poteva avere altri figli, eppure il loro matrimonio era ugualmente sereno, anche senza le concessioni alle quali la moglie è tenuta nei confronti del marito.
Rhett doveva capire, non c’era altro da fare.
E poi, in questo modo era come se lei ed Ashley si fossero fedeli a vicenda, nonostante il destino li vedeva sposati con persone che non amavano.

Ma il vero inizio della fine del romanzo arriva con la festa a sorpresa per il compleanno di Ashley, quando Melania chiede a Rossella di trattenerlo alla segheria il più possibile per avere il tempo di terminare gli addobbi per la festa.

Ashley è sempre stato un nostalgico e ha sempre sofferto per la scomparsa del mondo nel quale era cresciuto, e parlando di Tara, delle Dodici Querce, delle merende sotto gli alberi e delle lunghe passeggiate a cavallo costringe Rossella a guardare indietro per la prima volta, rendendola partecipe della proprie sofferenza.
Finalmente ora Rossella capiva l’animo di Ashley e capiva i suoi pensieri e lo vedeva per quello che era realmente e non più come lo aveva idealizzato. Era riuscita a raggiungere il suo animo. Aveva compreso il suo essere totalmente inadatto a quella realtà, semplicemente perché non gli apparteneva, e colta dalla nostalgia dei tempi felici e dalla pietà per quel povero uomo ormai rassegnato al suo destino, si lasciò abbracciare per piangere sul suo petto come fosse stata una sorella o un’amica d’infanzia.
Senza alcuna malizia.

Ma in quel momento la porta della segheria si aprì e Lidia, che era venuta a prendere Ashley per riportarlo a casa, li sorprese in quell’abbraccio.

Nell’arco di poche ore tutta la città sapeva dell’accaduto e Rossella era sulla bocca di tutti. Ne parlavano ovunque, persino in casa di Melania che non poteva credere che la sua cara cognata potesse anche solo aver pensato di compiere un’azione così terribile come l’adulterio…e con Ashley, per giunta.
Melania conosceva Rossella e le voleva bene come a una sorella. Le doveva la vita e mai le avrebbe voltato le spalle, piuttosto bandì Lidia dalla sua casa e minacciò di togliere il saluto a chiunque altro avesse ancora osato gettar fango sulla sua cara Rossella.
Questo causò una spaccatura tra le famiglie di Atlanta che si schieravano dall’una o dall’altra parte, e sarebbe durata per generazioni; ma Rossella, grazie a Melania, al suo buon cuore e alla sua fedeltà, on fu bandita dalla città e non rimase completamente sola.

Anche Rhett venne a sapere dell’accaduto, e la sua reazione fu solo l’inizio di un qualcosa di terribile.
Da questo momento in poi viene sempre più logorato dalla gelosia e dal whisky e sono sempre più frequenti liti come questa:

<<Geloso io? E perché no? Si, sono geloso di Ashley Wilkes. Perché no? Oh, puoi fare a meno delle spiegazioni. So che fisicamente mi sei stata fedele. Era questo che volevi dirmi? L’ho sempre saputo. Conosco troppo bene Ashley Wilkes e la sua razza. So che è un uomo onesto e un gentiluomo. Mentre tu ed io non siamo né onesti né gentiluomini; non è vero? Per questo prosperiamo!>>

<<Lasciami andare. Non voglio farmi insultare.>>

<<Non ti insulto affatto. Sto lodando le tue virtù fisiche. Ma non credere con questo di avermela data a bere. Tu credi che gli uomini siano degli imbecilli, Rossella; e non apprezzi mai l’intelligenza dei tuoi avversari. Io non sono affatto sciocco. Credi che non sappia che quando eri fra le mie braccia immaginavi che io fossi Ashley Wilkes?>>

Lei spalancò la bocca: sul suo volto apparvero terrore e meraviglia.

<<Una cosa piacevolissima. Piuttosto fantastica. Come se fossimo stati in tre in un letto dove avremmo dovuto essere in due.>> Le scrollò le spalle, ebbe un singulto, e sorrise beffardo. <<Sicuro; mi sei stata fedele perché Ashley non ti ha voluta. Ma non gli avrei davvero rifiutato il tuo corpo, che diamine! So che cosa vale un corpicino, specialmente di donna. Ma gli invidio il tuo cuore e il tuo caro spirito caparbio e senza scrupoli. Quell’imbecille non desidera il tuo spirito, ed io non desidero il tuo corpo. Posso comprare delle donne a minor prezzo. Ma desidero il tuo cervello e il tuo cuore e non li avrò mai; come tu non avrai il cervello di Ashley. Perciò mi fai pena.>>

Anche attraverso il suo terrore, la beffa di lui la punse.

<<Ti faccio pena?>>

<<Si; perché sei una bambina. Una bambina che piange perché vuole la luna. Che ne farebbe, se l’avesse? E tu che faresti di Ashley se lo avessi? Mi fa pena vederti gettare via la felicità e cercare di avere qualche cosa che non ti renderebbe mai felice. Perché sei una sciocca e non sai che si può essere felici solo coi propri simili. Se io e la signora Melly fossimo morti e tu avessi il tuo caro innamorato credi che saresti felice con lui? No, perdio! Perché non lo conoscerai mai, non saprai mai ciò che pensa, non lo comprenderai mai come non comprendi musica, poesia, libri e tutto ciò che non è dollari e centesimi. Mentre noi, cara moglie del cuor mio, avremmo potuto essere perfettamente felici, se tu vessi voluto, perché ci somigliamo. Siamo due furfanti, Rossella; e nessun ostacolo ci arresta quando desideriamo una cosa. Avremmo potuto essere felici, perché io ti amavo e perché ti conosco, Rossella, così perfettamente come Ashley non potrebbe mai…E se ti conoscesse, ti disprezzerebbe. Ma no; tu devi continuare per tutta la vita a cercare di avere un uomo che non puoi comprendere. E io, mia cara, continuerò a cercare delle prostitute. E credo che saremo una coppia migliore di molte altre.>>

A tutto questo si aggiunse poi l’improvvisa morte di Diletta all’età di soli quattro anni, dopo una caduta dal pony che suoGone-With-the-Wind-gone-with-the-wind-4375295-1024-768 padre le aveva regalato, mentre tentava un salto troppo alto.

Diletta, oltre ad essere l’unico vero amore di Rhett, che riversava su di lei tutto l’affetto che gli rifiutava sua moglie, era anche la figlia preferita di Rossella, che rivedeva in lei il temperamento di Geraldo e che le somigliava così tanto prima che la guerra le indurisse il cuore.

Perché Dio non aveva preso Ella, se doveva toglierle uno dei suoi figli? Ella non le dava alcun conforto ora che Diletta era scomparsa.

Rhett era distrutto dal dolore, e Rossella avrebbe voluto dargli un altro bambino se solo lui avesse dimostrato di volerle ancora bene. Oramai erano come due sconosciuti che condividono la stessa casa e che s’incontrano di rado.

Non riuscivano più a comprendersi.

Un altro fatto terribile e sconvolgente fu la morte di Melania, che aveva avuto un aborto spontaneo al terzo mese di una gravidanza che, secondo il dottor Meade, non avrebbe dovuto rischiare di avere.

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Poco prima di morire Melania chiede a Rossella di occuparsi di suo figlio Beau e di suo marito Ashley, che non potrebbe mai cavarsela da solo senza qualcuno che gli dia forza e buoni consigli; e infine le chiede di essere buona con Rhett, perché la ama tanto.
E’ in questo momento che Rossella si accorge di quanto Melania sia sempre stata al suo fianco pronta ad aiutarla e di come le abbia sempre voluto sinceramente bene, mentre lei più volte le aveva augurato la morte per poter finalmente stare con Ashley. Ed ora Dio la puniva per tutto questo e le portava via l’unica persona che, dopo sua madre, le aveva voluto bene sopra ogni cosa.

Neanche Ashley le interessava più. Aveva finalmente capito che il suo non era vero amore ma semplicemente un capriccio di bambina.

Lei aveva sempre amato Rhett, sebbene non lo sapesse.

Ma ora che lo sapeva, l’amore che Rhett aveva provato verso di lei si era consumato nei troppi anni di dolore e tormenti e in tutto il male che si erano fatti.

Fu così che lui se ne andò, lasciandola da sola nella sua disperazione e nella sua totale solitudine ora che anche Melania non c’era più.

Aveva 28 anni, e non le restava che l’unica cosa alla quale era sempre appartenuta: Tara.

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E’ così che si conclude il romanzo di “Via col vento”, e ciò che ne rimane è una stretta allo stomaco, ma…non voglio pensarci adesso. Ci penserò domani.

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