“L’occhio del Golem” di Jonathan Stroud

Salve a tutti!
Ecco finalmente la recensione del secondo capitolo della Trilogia di Bartimeus, ovvero L’occhio del Golem che ho terminato giusto ieri sera.

Pubblicato nel 2005 ed edito in Italia da Salani, questo secondo volume vede uncover
ampliamento della trama rispetto al primo.
Una narrazione più densa e con una trama più fitta e complicata che presenta una più vasta gamma di elementi.
Un romanzo più maturo, se vogliamo, rispetto al precedente L’amuleto di Samarcanda.

Sono passati quasi tre anni dalle vicende del primo libro, e Nathaniel si è confermato il mago più giovane e intraprendente di tutto il Ministero. Ed è proprio in virtù delle sue capacità straordinarie che viene scelto per risolvere un mistero inquietante: una specie di enorme mostro, circondato da una nube di oscurità, getta Londra nel panico e fa strage di cose e persone. Il primo ministro è convinto che sia colpa della Resistenza, un gruppo di londinesi privi di poteri magici che si oppone alla classe dominante dei maghi. Messo alle strette e circondato dall’invidia e dall’odio degli altri membri del Parlamento, Nathaniel deve andare a Praga alla ricerca del colpevole, ed evoca di nuovo il jinn Bartimeus che già l’aveva aiutato tre anni prima. Ma stavolta Bartimeus non è affatto d’accordo.

Anche volta la vicenda è divisa in tre parti che scandiscono le tre fasi della narrazione.
Ritornano l’esuberanza, l’ironia e il sarcasmo di Bartimeus, caratteristiche che lo rendono ancora una volta il personaggio più interessante e divertente dell’intero romanzo.
Troviamo poi un Nathaniel cresciuto, più consapevole delle proprie capacità ed ancor più ambizioso e avido di potere. Il carattere del giovane mago in questo romanzo perde quella bonarietà fanciullesca che traspariva ne L’amuleto di Samarcanda. Per quasi tutto il romanzo non si percepisce in lui alcun segno di umanità, umiltà e compassione. Oramai sembra essersi totalmente integrato nell’ambiente del Ministero, ed il suo personaggio è molto simile a quello di Simon Lovelace, il “cattivo” del libro precedente.
A sdrammatizzare l’eccessiva serietà della figura del ragazzo, che tenta in tutti i modi di apparire ben più maturo dei suoi quattordici anni, è l’ironia di Bartimeus, che non fa altro che ricoprirlo di ridicolo, facendolo sembrare un’impacciata caricatura di un mago.
Abbiamo poi una new entry con il personaggio di Kitty Jones, una comune  impegnata nella Resistenza che viene solo citata nel primo volume della saga, che vede una buona parte di capitoli a lei dedicati, in cui viene approfondita la sua storia e il suo rapporto con la Resistenza.

Lo stile di Jonathan Stroud è come sempre molto scorrevole e la struttura narrativa è ben organizzata e, come per il precedente capitolo della saga, si rimane col fiato sospeso fino alle ultime pagine del romanzo. Non mancano poi i colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine dall’inizio alla fine.

Nel complesso devo dire che ho trovato L’occhio del Golem un buon libro di intrattenimento, anche se devo dire che ho avvertito un po’ la mancanza dell semplicità narrativa del primo libro e dei buoni sentimenti che rendevano Nathaniel un ragazzino capace di provare dell’affetto per le persone che gli erano vicine. Ecco…questo aspetto un po’ fanciullesco è andato un po’ a perdersi, ma resta comunque un libro che mi sento di consigliare, magari durante il periodo delle vacanze o se volete distrarvi e siete in cerca di una lettura leggera e piacevole.

Ora sono curiosa di vedere come andrà a finire questa trilogia.

Vi saluto e vi rimando alla prossima!

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