Cosa ne penso di “Sherlock”

Si, lo so… ultimamente sono un tantino monotematica su questo blog (visto che è il terzo post di fila che scrivo su Sherlock), ma non potevo non esprimere le mie opinioni dopo aver visto tutte e quattro le stagioni della serie.

Prima di continuare a leggere voglio che sappiate che in questo post ci sono degli spoiler.
Detto questo… cominciamo.

Per me Sherlock si divide fondamentalmente in tre fasi:

  • la saga di Moriarty (stagione 1 e 2);
  • l’intermezzo (stagione 3);
  • il nuovo Sherlock (stagione 4).

LA SAGA DI MORIARTY.

Una scontro tra opposti, una lotta all’ultimo sangue tra intelligenze superiori: un consulente investigativo da un lato e un consulente del crimine dall’altro.
Due personaggi agli antipodi, due opposti le cui capacità si equivalgono, una guerra tra pari.

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Questa storia potrebbe apparire come la classica lotta tra bene e male, ma in realtà non lo è affatto, perché Sherlock non incarna di certo il bene.
Il signor Holmes è un antieroe, un uomo solitario che non ha amici, un sociopatico iperattivo, come lui stesso si autodefinisce, a cui non interessa nulla del prossimo. Sherlock non bada a sentimenti, non ha tempo né interesse per i legami, neanche per quelli familiari. Egli è totalmente dedito al suo lavoro e l’unica cosa che gli importa è dimostrare la sua superiorità intellettiva trattando gli altri come perfetti idioti.
Gli piace fare la prima donna, insomma, ed è anche annoiato dalla banalità che lo circonda e dalla prevedibilità degli esseri umani, così scontati e limitati.
Il suo lavoro è la sua droga, e come tutti i tossicodipendenti, ne ha assoluto bisogno per non andare fuori di testa, ed è solo per questo motivo che acconsente ad aiutare la polizia di Londra nelle indagini dei casi più difficili.
E’ un edonista ed un totale egoista.
Gli piace mettersi in mostra.
E’ teatrale ed irritante.
Insomma, non è il miglior modello di altruismo e di integrità morale come ogni eroe del bene che si rispetti.

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Ma c’è anche qualcun altro che è terribilmente annoiato dalla banalità quotidiana e che sente l’irrefrenabile bisogno di mostrare al mondo le proprie capacità e la propria intelligenza: James Moriarty, la più grande mente criminale che il mondo abbia mai conosciuto.
Sebbene esca allo scoperto soltanto negli ultimi minuti dell’ultimo episodio della prima stagione, Moriarty è il filo conduttore che lega tutto ciò che accade nella prima prima e tutto ciò che accadrà nella seconda stagione.
E’ sempre presente.
E’ l’ossessione di Sherlock.
Dietro ogni caso, dietro ogni serie di misteriosi omicidi, dietro tutte le difficoltà del detective, c’è sempre e solo Moriarty.
E’ il giocatore al di sopra di tutto e di tutti, che muove le pedine sulla scacchiera di Londra, e quando il gioco ha inizio, Sherlock non può che rispondere.
Il detective viene continuamente messo alla prova dal suo opposto in una continua lotta di autoaffermazione e predominio sull’altro, che lascia lo spettatore col fiato sospeso per interi episodi, fino a quando…

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E John Watson? Ex medico militare reduce dall’Afghanistan che non riesce a dire “addio” alla guerra. Viene trascinato da Sherlock e catapultato nel suo mondo diventando ben presto più che un semplice coinquilino.
Anche John ha i suoi tormenti e i suoi fantasmi.
E’ perennemente in analisi e trova pace solo quando lavora al fianco di Sherlock.
A John piace vivere sul campo di battaglia, non può farne a meno: ne è dipendente.
Inoltre John è il completamento di Sherlock: è un uomo passionale, che ama le donne, che dà importanza all’amicizia ed ha le competenze mediche che mancano al suo collega.
Insieme sono davvero un’ottima squadra.

L’INTERMEZZO

La terza stagione porta dei cambiamenti percettibili.
Si distacca dalle prime due sia per quanto riguarda lo stile narrativo, per così dire, dei singoli episodi, sia per quanto riguarda la fotografia, sia per quanto riguarda i personaggi stessi.
Io non ho ancora avuto il piacere di leggere i racconti di Doyle, quindi non so quanto ci sia dello Sherlock letterario in questa stagione, ma personalmente ho avvertito il distacco da quella dimensione letteraria in cui si sono sviluppate le precedenti stagioni.
Nelle prime due stagioni era chiaramente avvertibile il fatto che le storie fossero il frutto di un eccellente lavoro di riadattamento dei racconti di sir Arthur. Ora non più, perché avviene un distaccamento dall’idea iniziale che aveva mosso e alimentato la Saga di Moriarty, e viene elaborato uno sviluppo, incentrato soprattutto sulla personalità di Sherlock e sul suo modo di rapportarsi con gli altri.

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In questo momento, infatti, il nostro detective inizia a mostrare sincero affetto per il suo amico Watson e mostra gratitudine e riconoscenza anche alla fedele Molly Hooper, addolcendo i toni con cui si rivolge a lei.
Anche l’aspro rapporto con Mycroft sembra mitigarsi e i due finalmente iniziano a sembrare veramente fratelli.
Insomma, sembra proprio che Sherlock si stia rendendo conto che intorno a lui ci sono delle persone, e non soltanto stupide zucche vuote da sfruttare e manipolare per mettersi in mostra o per allontanare la noia quotidiana.

In questa stagione anche il personaggio di John Watson matura da un punto di vista sentimentale: smette infatti di rimbalzare da una donna all’altra e trova finalmente la sua anima gemella: una donna dalla spiccata intelligenza che entra subito in sintonia con Sherlock, rafforzando il legame tra i due amici.

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La terza stagione è incentrata fondamentalmente sul crescente sentimento di amicizia tra Sherlock e John e sull’innamoramento di John per Mary.
Passano invece in secondo piano i casi da risolvere che tanto piacciono ai due amici, al punto che, a serie finita, a mala pena ci si ricorda del cattivo di turno che succede a Moriarty: Charles Augustus Magnussen.
Magnussen è un viscido magnate dell’editoria che conosce i segreti della vita trascorsa della ormai signora Mary Watson.

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Infine anche la fotografia cambia da adesso in poi: si fa più dinamica, vengono accentuate le profondità degli spazzi e la sovrapposizione dei livelli giocando sulla messa a fuoco dei piani e si vanno a perdere un po’ l’alternanza creata dai contrasti di colore nelle scene notturne e i colori chiari e desaturati delle scene diurne.
Peccato, era un elemento caratterizzante.

IL NUOVO SHERLOCK

Anche Magnussen è stato tolto di mezzo, ma il meccanismo innescato alla fine della stagione precedente continua a girare, fino a quando si arriva a svelare il grande segreto di Mary Watson: un passato che tornerà inarrestabilmente a galla e che la porterà via per sempre da John e da Sherlock.

Il lutto, il dolore e il rimorso per la morte di Mary allontanerà i due amici portandoli alla rovina: John tornerà in analisi e Sherlock vivrà un momento difficile di dipendenza dalle droghe che gli costerà quasi la vita.

Sarà proprio il fantasma di Mary a ricongiungerli e a salvarli, e a fargli capire che per sopravvivere hanno bisogno l’uno dell’altro.

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L’evoluzione interiore di Sherlock continua: lo vediamo piangeresoffrire per l’amica scomparsa e risollevarsi per il riavvicinamento di John.
Insomma, possiamo dire che ormai il nostro caro detective sia totalmente umano, e come tale è preda dei suoi sentimenti.

Ogni uomo, si sa, ha i propri punti deboli, le proprie paure, i propri tormenti e le proprie ossessioni.
E qual è la più grande paura di Sherlock?
La sua continua ossessione?
La risposta è: Moriarty.

Sì.
Torna l’ombra oscura di Jim Moriarty direttamente dall’oltretomba con l’intento di voler distruggere tutto il mondo di Sherlock: il suo compagno d’avventure, i suoi amici, suo fratello e tutta la sua vita.
Si manifesterà attraverso la spietata mente di Euros, una donna glaciale e pericolosa che trae il suo odio dagli affetti negati di una vita.

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Sarà proprio Sherlock l’uomo che le farà scoprire il calore dell’affetto fraterno.

CONCLUSIONI

Ho adorato Sherlock.

Aspettavo da anni qualcosa che potesse superare il lavoro fatto in Breaking Bad, e finalmente l’ho trovato.

Consiglio caldamente questa serie a chiunque non l’abbia ancora vista.

La perfezione non esiste, ma Sherlock la sfiora.

Peccato per l’ultima puntata… c’era qualcosa di troppo.
O è più corretto dire che c’era QUALCUNO di troppo.

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9 pensieri su “Cosa ne penso di “Sherlock”

  1. Magnifica recensione! Sono Sherlock-dipendente (innamorata dei libri da bambina e della serie da adulta), concordo su tutto e mi piace un sacco come l’hai divisa.
    A me l’ultima puntata ha lasciato un po’ l’amaro in bocca per alcune questioni secondo me irrisolte, ma in linea generale trovo che la serie sia assolutamente magnifica.

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    • Grazie! Sono contenta che ti sia piaciuta la mia recensione 🙂 Anche a me l’ultima puntata non ha convinto al cento per cento, ma resta una gran bella serie. Mi è piaciuta troppo!

      Liked by 1 persona

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