“Uno studio in rosso” di Arthur Conan Doyle

Ho iniziato la lettura di questo libro cavalcando l’onda di entusiasmo scatenata dalla visione della serie TV di Sherlock.9788807901652_quarta
Avevo in realtà intenzione di addentrarmi tra gli scritti di Doyle da qualche tempo già, ma visto che in questo periodo sono “in argomento”, ho pensato di andare subito all’origine del prodotto della BBC e vedere quanto ci fosse del vero Sherlock Holmes nella magnifica interpretazione di Benedict Cumberbatch.

Uno studio in rosso è il primo romanzo di sir Arthur Conan Doyle sulle avventure del celebre detective Sherlock Holmes, e venne pubblicato nel 1887.

Questo romanzo è diviso in due parti: nella prima viene raccontato lo svolgersi delle indagini da parte di Gregson, di Lestrade e di Holmes che proseguono indipendentemente l’una dall’altra fino alla risoluzione dell’enigma da parte dell’ultimo (ovviamente); mentre nella seconda parte viene narrata la storia dei due uomini assassinati, appartenenti alla comunità dei mormoni poligami di Salt Lake City, nello Utah, e del loro carnefice, che occupa molto spazio all’interno del libro.
E’ quindi un racconto nel racconto in quanto l’azione che si svolge a Londra può essere vista come una cornice della storia che ha origine nel selvaggio West.

L’intera narrazione rientra nelle memorie del dottor Watson, che hanno soprattutto la funzione di esaltare e rendere pubblici i meriti di Holmes, perennemente messi in ombra dalle figure di Lestrade e Gregson, i due investigatori di Scotland Yard a cui va il merito per i casi risolti dal “dilettante” Sherlock Holmes.

Il primo a comparire in questo romanzo è ovviamente il dottor John H. Watson che scrive le sue memorie.
Laureatosi in medicina alla London University nel 1878, John Watson diventa un chirurgo militare dell’esercito coloniale britannico e, nel 1880, partecipa alla seconda guerra anglo-afgana, restando ferito alla spalla nella battaglia di Maiwand.

Congedato, ritorna a Londra e decide di trovare casa: i prezzi elevati degli affitti lo inducono a cercare un coinquilino. Così, tramite un ex compagno di studi, conosce Sherlock Holmes, con il quale divide un appartamento al 221B di Baker Street.

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Il dottor Watson è inizialmente molto incuriosito dal suo nuovo coinquilino dalle strane abitudini. Infatti il signor Holmes è uno che lascia in giro sostanze chimiche per i suoi esperimenti, che a volte si sente depresso e allora non parla per giorni interi, che spesso ha bisogno della compagnia del suo violino per pensare e concentrarsi, e che è solito utilizzare il salotto dell’appartamento per ricevere i suoi clienti.

Watson cerca per diversi giorni di indovinare quale sia l’occupazione del signor Holmes, ma non osa chiederglielo direttamente per non sembrare scortese ed invadente, quindi prova a dedurlo dalle informazioni che ha ricavato dalle conversazioni che ha avuto con lui. E cerca di farlo compilando una lista delle sue conoscenze:

SHERLOCK HOLMES – I SUOI LIMITI

  1. Conoscenza della letteratura – Zero.
  2. Conoscenza della filosofia – Zero.
  3. Conoscenza dell’astronomia – Zero.
  4. Conoscenza della politica – Scarsa.
  5. Conoscenza della botanica – Variabile. Sa molte cose sulla belladonna, l’oppio, e i veleni in genere. Non sa niente di giardinaggio.
  6. Conoscenza della geologia – Pratica, ma limitata. Distingue a colpo d’occhio un tipo di terreno da un altro. Rientrando da qualche passeggiata mi ha mostrato delle macchie di fango sui pantaloni e, in base al colore e alla consistenza, mi ha detto in quale parte di Londra se l’era fatte.
  7. Conoscenza della chimica – Profonda.
  8. Conoscenza dell’anatomia – Accurata, ma non sistematica.
  9. Conoscenza della letteratura scandalistica – Immensa. Sembra conoscere ogni particolare di tutti i misfatti più orrendi perpetrati in questo secolo.
  10. Buon violinista.
  11. Esperto schermidore col bastone, pugile, spadaccino.
  12. Ha una buona conoscenza pratica del Diritto britannico.

Ma ecco che dopo poco tempo Scotland Yard chiede la collaborazione di Sherlock Holmes per risolvere un misterioso caso di duplice omicidio riscontrato a Lauriston Garden, e Watson finalmente comprende che il suo coinquilino è un consulente investigativo dalle straordinarie doti, capace di fare dell’arte della deduzione una scienza esatta.

Ho trovato molto bella la presentazione dei personaggi di Watson e di Holmes, sebbene il carattere e la personalità di quest’ultimo venga appena accennata senza alcun tipo di approfondimento.

Tutta la vicenda che si dipana nella seconda parte, invece, mi ha dato l’impressione disherlock-holmes-147255_960_720 essere un qualcosa che è stato intromesso un po’ a forza dallo scrittore, e questa sensazione è data soprattutto dal fatto che il lettore non viene assolutamente preparato, ritrovandosi di colpo spazzato via dalla Londra degli anni ’80 per seguire l’evoluzione di una storia che ha avuto origine vent’anni prima tra le montagne dello Utah.

In conclusione, è ben evidente il fatto che si tratti di un romanzo d’esordio e che anche i personaggi protagonisti debbano ancora essere ben sviluppati, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto psicologico, ma l’ironia di Doyle e la sua bravura stilistica rendono Uno studio in rosso un romanzo assolutamente godibile, e quel che ne resta è la voglia di scoprire altre avventure del detective Sherlock Holmes e del dottor John Watson.

 

 

 

 

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9 pensieri su ““Uno studio in rosso” di Arthur Conan Doyle

  1. Adoro Sherlock Holmes; da piccolo ho nletto tutti i quattro romanzi di Arthur Conan Doyle che lo riguardano, più numerosi altri racconti sempre incentrati sul personaggio dell’investigatore. Ho anche visto numerose serie di telefilm delle sue avventure; in base a questi, posso dirti che apprezzo molto la serie con Cumberbatch, ma la migliore, a mio avviso, è quella in bianco e nero trasmessa a cavallo (credo) degli anni Ottanta e Novanta, con Basil Rathbone (nel ruolo di Sherlock) e Nigel Bruce (il dottor Watson). In libreria ho diverse antologie con i suoi racconti. Con il tempo ho apprezzato anche Poirot, e Miss Marple, di Agatha Christie, ma l’affetto che mi lega a sherlock è davvero tanto… Buon pomeriggio! 😉

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    • Leggerò anch’io dell’altro, la figura di Sherlock Holmes e la scrittura di Doyle mi piacciono molto. Cercherò di recuperare la serie di cui parli. Grazie del consiglio 🙂

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      • E’ un piacere! 🙂 In questi giorni su Netflix è arrivata l’ultima serie con Cumberbatch nei panni di Sherlock; quella con Rathbone e Bruce non so se è facilmente rimediabile; forse potresti cercarla con youtube, ma non ti garantisco nulla.Comunque, sono d’accordo con te, nel ritenere la scrittura di Conan Doyle e la figura di Sherlock Holmes intriganti. 🙂

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  2. Io mi sono letta tutta la raccolta su Sherlock Holmes (il Mammuth da 1200 pagine per intendersi) e posso dirti una cosa: quei dannati racconti sono una droga! Non riuscivo a smettere, è una faticaccia recuperarli tutti ma ne vale assolutamente la pena!

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