Lettura in corso: #IFratelliKaramazov06

Sono giunti all’ottavo libro del romanzo ed ho finalmente superato la metà del racconto.16427336_10212077062112950_312260349113984977_n

In questi capitoli Dostoevskij si concentra soprattutto sui personaggi di Grusenka e Dmitrij: la crudele femme fatale ed il suo appassionato amante.

Da un incontro con Alesa, si riscopre una Grusenka del tutto diversa dalla donna che qualche capitolo prima aveva schernito Katerina Ivanovna in casa sua. Il più piccolo dei Karamazov infatti risveglia la sensibilità del suo animo riportando in superficie tutta la sofferenza di una ragazza sedotta e abbandonata cinque anni prima, e che è ancora sentimentalmente legata a quell’ufficiale polacco al quale aveva giurato amore all’età di diciassette anni.
Ecco che dunque si comprende il perché questa ragazza non può amare veramente Dmitrij, che invece la desidera al punto di impazzire.

Si, Dmitrij la ama di un amore folle, ed è proprio questa incontrollata e folle gelosia che lo porta, in un momento di feroce ira, a macchiarsi di una colpa indelebile che lo renderà un parricida e un mostro.

“Un’ora, un minuto del suo amore non valgono forse tutto il resto della vita, sia pure fra i tormenti del disonore?”

“Andare da lei, solo da lei, guardarla, ascoltarla, senza pensare a nulla, dimenticare tutto il resto, anche solo per questa notte, per un’ora, per un’istante!”

Meravigliosa e straziante la passione di Dmitrij per questa donna che alla fine cede al suo folle amore.

Questo ottavo libro è stato intenso e bellissimo: amore, follia, passione, gelosia, rimorso, rabbia.

Sono state tra le pagine più belle che abbia mai letto.

Stupendo. Solo questo.

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“La Bella e la Bestia” di Bill Condon

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Cari lettori, ecco le mie impressioni a caldo sul discutissimo, chiacchieratissimo, pubblicizzatissimo live-action de La Bella e la Bestia che vede Emma Watson nei panni di Belle, una delle principesse Disney più amate di sempre.

Io sono cresciuta guardando i film Disney e continuo  farlo tutt’ora, e devo dire che La Bella e la Bestia è sempre stato il mio classico preferito, quello visto e rivisto che periodicamente riguardo con affetto e nostalgia.
La cosa che maggiormente apprezzo di questo classico è la personalità di Belle, che è, a mio avviso, una delle più accurate e complesse tra tutte le protagoniste femminili dei film Disney.
Lei è intelligente, è una sognatrice, è coraggiosa, altruista, riflessiva, non si ferma alle apparenze ed è la prima protagonista femminile capace di vede la bontà d’animo, andando oltre la bellezza esteriore.

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Il lavoro che è stato fatto nel remake cinematografico è stato soprattutto quello di arricchire il personaggio della protagonista, dandole un carattere più ribelle e più forte, tant’è vero che nel film non si vede mai una Belle in lacrime, a differenza di quanto succedeva nel film d’animazione del 1991. Inoltre, nel film, la ragazza tenta la fuga fin dalla prima sera di reclusione, pensando di potersi calare dall’alto della torre in cui si trovava la sua stanza, cosa che non succede nel cartone animato.

Oltre alla personalità di Belle, ad arricchirsi è anche la storia di tutti personaggi principali di cui viene definito il ruolo e a cui viene dato un passato.
Prendiamo Gaston (Luke Evans), ad esempio, che nel cartone animato è un cacciatore arrogante, maschilista ed ignorante, nel film viene più volte sottolineato il fatto che ha da poco preso parte ad una guerra, ed è quindi un militare che sente il bisogno di dover dimostrare la sua forza e il suo eroismo anche fuori dal campo di battaglia.
Poi c’è Maurice (Kevin Kline), il padre di Belle, che da inventore, quale era nel film di animazione del 1991, diventa artista e pittore, mentre passa a sua figlia il ruolo di “inventore di famiglia”. Si accenna poi a sua moglie e si spiega brevemente, ma in modo esaustivo, il perché della sua morte prematura.
Acquista poi un passato anche la bestia (Dan Stevens): si parla della sua famiglia, della sua educazione e della sua istruzione e di come tutto ciò abbia influito sul suo carattere rendendolo egoista e scontroso.
Insomma non sono poche le cose aggiunte alla precedente trama di questo film, ma risultano tutte ben amalgamate e non appesantiscono né rallentano il ritmo della narrazione, anzi la arricchiscono portando qualcosa di nuovo alla fiaba che ogni amante della Disney conosce a menadito.

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Con l’allungamento della durata del film è aumentato anche il numero delle canzoni, e quelle riprese dal cartone animato hanno avuto una modifica del testo, senza subire stravolgimenti di significato.
Ecco… sul piano musicale non posso dire di aver avuto la stessa buona impressione che ho avuto per quanto riguarda la buona riuscita dell’evoluzione della trama.
Dico questo perché è troppo evidente il divario che c’è tra le canzoni che già appartenevano al film e quelle che sono state aggiunte successivamente: è come se appartenessero a qualcos’altro e non restano sulla stessa linea di contiguità della colonna sonora originale.
Per quanto riguarda invece lo stravolgimento dei testi originali delle canzoni, dico che questa modernizzazione è più che giustificata ed anche abbastanza ben riuscita (eccetto qualche strofa che… insomma… suona un tantino strana). Ma, tutto sommato, hanno fatto più che bene ad evidenziare la maturazione che c’è stata anche sul piano della musica; basta considerare che nel film si percepisce chiaramente lo spirito femminista di Belle ed anche una non troppo velata omosessualità di Le Tont. Insomma è stato fatto un lavoro di arricchimento delle tematiche e di attualizzazione non da poco rispetto al classico animato.

L’unico vero appunto negativo che mi sento di fare a questo film, che nel complesso mi è inaspettatamente piaciuto, è la recitazione di Emma Watson che proprio non riesce a convincermi.
Ammetto che esteticamente e fisicamente è più che adatta ad interpretare il ruolo di Belle, ma le sue espressioni proprio non convincono ed anche le sue movenze, la sua postura, il modo di camminare… appare tutto troppo artificioso, finto e per nulla spontaneo.

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Promosso a pieni voti, invece, Luke Evans, che risulta essere il più simpatico e divertente sullo schermo, con un’ottima interpretazione dell’affascinante Gaston. Bravo.

Queste sono le mie opinioni su quello che era uno dei film più attesi del 2017.

E voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

Beauty and the Beast - La Bella e la Bestia - animated gif (1)

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Lettura in corso: #IFratelliKaramazov05

Si conclude l’impegnativa lettura dei libri letti sono due: il quinto, che chiude la seconda 16427336_10212077062112950_312260349113984977_nparte del romanzo, e il sesto, che apre la terza.

il quinto libro si concentra soprattutto sulla figura dello stàrec morente e sul racconto della sua vita.
Viene quindi riportato un sunto del cammino di fede di padre Zòsima e di tutti gli avvenimenti che lo hanno portato a diventare un uomo religioso.
In queste pagine si parla di conversione, di peccati e redenzione , di benevolenza e di perdono.
E’ uno dei momenti più intensi del romanzo e allo stesso tempo uno dei più impegnativi.

Purtroppo la morte coglie lo stàrec poche ore dopo, e la sua immagine di santo viene offuscata da un terribile scandalo che lo farà sembrare un impostore ed un peccatore agli occhi di molti.

Nel sesto libro, invece, si parla di Alesa, che è profondamente addolorato per aver perso la sua guida spirituale e per il terribile scandalo che ha seguito il decesso.

Ancora una volta vediamo messo in risalto il candore e la purezza dell’animo di Aleksej, che riesce a scaldare anche il cuore di Grusenka, la donna che ha sedotto Dmìtrij e suo padre Fedor.
E’ infatti solo in presenza di Alesa che la ragazza si mette a nudo, rivelando di essere nient’altro che una donna ferita, sedotta e poi abbandonata e che il suo modo di porsi verso gli altri non è che una corazza per difendersi e per sopravvivere in una società che altrimenti l’avrebbe sopraffatta.

Dostoevskij in questi capitoli ci fa conoscere meglio due personaggi che fino ad ora sono stati marginali e delinea sempre di più i tratti di Aleksej Fedorovic, ma intanto sembra che una catastrofe stia per stravolgere la vita dei fratelli Karamazov.

Ci avviciniamo ad una svolta.

 

“Da quassù la Terra è bellissima” di Toni Bruno

Pubblicata il 9 giugno 2016 dalla casa editrice BAO PublishingDa quassù la Terra è tonibellissima è l’ultimo lavoro del fumettista Toni Bruno, autore di altre graphic novel come Non mi uccide la morte – La storia di Stefano Cucchi (Castelvecchi Editore, 2009),  Lo psicotico domato (Nicola Pesce editore, 2010) e Kurt Cobain. Quando ero un alieno (Edizioni BD, 2013).

E’ considerato da molti una dei migliori albi a fumetti del 2016, la cui narrazione riesce a coinvolgere fin dall’inizio, mantenendo sempre molto alta la concentrazione del lettore.

Uno di quei libri da leggere tutto d’un fiato.

La vicenda si svolge negli anni Sessanta, tra Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda.
Il contesto in cui si sviluppa il racconto è quello della corsa allo spazio, tra cosmonauti, addestramenti e rampe di lancio: uno sfondo che ben si amalgama ad una vicenda molto intimistica tra due uomini appartenenti a due mondi in conflitto.
Akim Smirnov e Frank Jones, i due protagonisti, sono personaggi molto diversi: il primo è un astronauta russo, ed il secondo è uno studente di psicologia squattrinato che vive in America.
Smirnov è ormai un eroe nazionale che però, dal suo ultimo viaggio in orbita, non riesce più ad affrontare i test che precedono il lancio a causa di un perenne senso di angoscia e frustrazione che lo paralizza.
Jones è un ansioso studente universitario disorganizzato che spesso si ritrova a fare i conti con attacchi di panico e crisi d’ansia.
Il fatto di vivere un disagio molto simile farà di Jones l’unico uomo in grado di curare Smirnov che, affrontando i mosti di un passato difficile, ritroverà la forza di guardare avanti.

Il punto di forza di questa graphic novel è senz’altro il coinvolgimento emotivo che suscita nel lettore, grazie alle atmosfere ricreate negli scenari dei disegni, e grazie soprattutto alla progressione narrativa, che non vede sbavature di alcun tipo nelle sue 204 pagine.
I personaggi, poi, sono ben caratterizzati e ben inseriti nel contesto storico e politico che ospita la storia. Inoltre essi hanno un trascorso e un mondo interiore che li rende assolutamente credibili e completi.

La sensazione che si prova dopo aver terminato la lettura è la stessa che può lasciare la visione di un bel film, anche (e soprattutto) perché la storia non è divisa in capitoli, ed in questo modo tutto risulta essere più unitario e compatto nella mente del lettore.

Insomma, non posso che consigliarvi questa meravigliosa graphic novel, augurandovi un buon viaggio attraverso le regioni più oscure della psiche umana.

“X-Men: Magneto Testament” di Greg Pak e Carmine di Giandomenico

Ho iniziato la lettura di questa graphic novel spinta dall’ondata di sorprendente meraviglia51mm0znudl-_sy344_bo1204203200_ che scaturita dalla visione del film Logan – The Wolverine di James Mangold, attualmente in sala.

Magneto Testament è il mio primissimo tentativo di approccio al mondo degli X-Men dei fumetti.
So benissimo che probabilmente avrei fatto meglio ad addentrarmi direttamente nel vivo delle vicende degli X-Men, ma scoraggiata ed indecisa di fronte ai titoli delle troppe testate, ho pensato che un avvicinamento “da lontano” avrebbe reso meno traumatico l’impatto.

Questo volume, firmato Marvel, racconta l’infanzia del personaggio di Magneto, il cui vero nome è Max Eisenhardt, che vive in prima persona il dramma della persecuzione e dello sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Schindlers-List-Oliwia-Da-010Ho trovato i disegni veramente molto belli, con l’atmosfera tipica che siamo abituati a vedere nel cinema della Shoah.
Le copertine dei 5 volumi, in particolare, con queste immagini totalmente grige e fumose e con il dettaglio rosso, sono un chiaro riferimento a Shindler’s List e alla famosa bambina dal cappotto rosso, che si allontana dalla folla in marcia e si nasconde sotto il letto non vista da nessuno.

Insomma veramente molto bello ed elegante lo stile di Carmine magneto-testament-04-page-015Di Giandomenico, il disegnatore italiano che dal 2004 si è fatto valere in America, collaborando prima con la Marvel e poi con la DC comics.

Ma ora veniamo a qualche considerazione sulla storia e sulla narrazione.

Sostanzialmente quest’opera ha come unico scopo quello di raccontarci la giovinezza di Magneto, con tutte le difficoltà e le sofferenze che può incontrare un ragazzo ebreo cresciuto nella Germania nazista.
La trama del racconto si snoda dal 1935 fino al 1948, e va dalle prime discriminazioni razziali, fino alla liberazione dai campi di sterminio da parte dell’esercito americano.

E’ un lavoro storicamente ben accurato e ben documentato, e descrive molto bene le varie fasi del piano di sterminio degli ebrei… ma a mio avviso presenta una carenza abbastanza rilevante che gli impedisce di essere un’ottima graphic novel: la mancata profondità dei personaggi.
Non ho trovato, infatti, nessuno spessore a livello psicologico, nessuna introspezione, nessuna manifestazione di un qualsiasi tipo di sentimento, neanche da parte del protagonista.
Penso che il giovane Magneto avrebbe potuto trasmettere e raccontare molto di più della sua tragica esperienza, anche semplicemente con pensieri e riflessioni o con semplici confidenze. E invece… è un personaggio sempre triste e molto silenzioso, che parla poco e che non esterna mai il suo dolore.

Insomma non ho trovato lo spessore e la caratterizzazione che mi aspettavo, ed è un peccato, perché con un maggiore approfondimento psicologico di Max, unitamente all’accuratezza storica e alle bellissime tavole, sarebbe stata veramente una gran bella lettura.

E voi cosa ne pensate?
Avete letto questa graphic novel?