Lettura in corso: #IFratelliKaramazov08

Prosegue la mia lettura de I fratelli Karamazov e, dopo i libri decimo e undicesimo, si 16427336_10212077062112950_312260349113984977_nintravede la fine della storia.

Devo dire che durante il libro decimo ho fatto un po’ di fatica a mantenere il ritmo di lettura… tant’è vero che ho rallentato parecchio.

Questo perché Dostoevskij, ancora una volta, si distacca dalla narrazione principale per approfondire e chiarire questioni che vedono coinvolti Dmitrij, Katerina Ivànovna, Alesa ed una povera famiglia in gravi difficoltà economiche che vive in un’isba.

Conclusa questa lunga parentesi, torniamo al punto cui si era interrotto il non libro.

Oramai sono passati due mesi dall’arresto del povero Dmitrij, e stavolta ci si allontana da lui per osservare meglio il secondo dei fratelli Karamazov: Ivàn.

Si verificano, nel corso del libro undici, diversi incontri e scontri di Ivàn con Alesa, prima, e con il servo Smerdjàkov, successivamente; e durante questi incontri si chiarisce (forse in maniera definitiva) il mistero che avvolge la morte di Fedor Pavlovich.

Per molti è scontato che l’assassino sia Dmitrij, anche se non tutti credono alla sua ovvia colpevolezza. Ora, però, anche Ivàn sente che potrebbe esserne in parte responsabile e teme di essere incastrato in un delitto che non lo vede protagonista, e così viene travolto da un delirio di febbre, allucinazioni e forse anche paura.

Ancora non sono chiari i reali motivi dell’uccisione del vecchio Fedor, ma un’idea su chi sta intrecciando questa fitta trama, forse, me la sono fatta.

 

 

Potete comprare il romanzo da qui.

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“Anna dai capelli rossi” arriva su Netflix

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Il 12 maggio (ovvero domani) è in arrivo su Netflix la serie TV di Anna dai capelli rossi, tratta dall’omonimo romanzo di Lucy Moud Montgomery pubblicato nel 1908.

Pare che questa serie sarà composta da 8 episodi, ed aggiungerà quel qualcosa in più al romanzo che renderà la storia un tantino più moderna.

Io non ho letto il romanzo, ma il cartone animato di Anna dai capelli rossi è stato uno dei miei preferiti durante l’infanzia insieme ad HeidiCandy CandyDolce RemìPollyanna e tanti altri poveri e sfortunati bambini del periodo (sì, mi piacciono le storie allegre).
Così, quando ho saputo che sarebbe arrivata questa serie TV, ho voluto prepararmi per poter avere un termine di paragone e, non avendo modo di poter leggere il libro nell’immediato, mi sono sparata tutte e 50 le puntate del cartone animato in meno di una settimana.
Ho fatto questo perché avevo ricordi troppo vaghi della storia, considerando che guardavo Anna dai capelli rossi ai tempi dell’asilo e, forse, nei primi anni delle elementari.
Insomma avevo bisogno di una “rinfrescata”.

Riguardare quest’anime dopo vent’anni è stata un’esperienza piacevole e sorprendente, e mi sono resa conto di quanto avevo dimenticato o non compreso all’epoca.

In giro c’è l’idea diffusa che Anna dai capelli rossi sia una storia strappalacrime di una bambina triste, bruttina e depressa che non fa altro che piangere per ogni cosa. E tutto ciò, in realtà, non è del tutto falso (si sa, Anna ci mette poco ad aprire i rubinetti)… ma la verità è che dietro questo c’è molto di più.

La storia è ambientata alla fine del XIX secolo nell’Isola del Principe Edoardo, una provincia del Canada.
Qui, nella cittadina rurale di Avonlea, vivono due anziani fratelli che non si sono mai sposati, Marilla e Matthew Cuthbert, che mandano avanti Green Gables, la fattoria di famiglia.
L’età avanzata e la comparsa di problemi al cuore di Matthew spingono i due fratelli a prendere la decisione di adottare un ragazzo canadese di circa 10-11 anni che potesse aiutare nei campi, e loro, in cambio, gli avrebbero assicurato un’istruzione e un’educazione adeguata.
Ma nel giorno prestabilito, sotto la pensilina della stazione di Bright River, non c’è un ragazzo ad aspettare il signor Cuthbert, bensì una ragazzina che da sempre desidera vere una famiglia.

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Da qui ha inizio la storia di come la piccola Anna sia riuscita a scaldare il cuore della severa Marilla e di come sia riuscita a farsi ben volere da tutti i cittadini di Avonlea, grazie soprattutto al suo buon cuore, alla sua simpatia e alla sua spiccata immaginazione e capacità di inventare sempre nuovi giochi e nuove storie.

Ma dietro all’ormai spensierata vita che conduce Anna nella fattoria dei Cuthbert, vengono trattati temi ben più seri, primo fra tutti l’adozione che, stando a ciò che viene mostrato nell’anime, sembra essere una soluzione economica alla carenza di domestici e mano d’opera nei campi.
Infatti, la stessa Anna viene affidata erroneamente ai Cuthbert, che in verità avevano richiesto all’orfanotrofio di mandargli un maschio proprio perché a Matthew serviva una mano per lavorare i campi, e di certo mantenere un bambino di 10 o 11 anni è meno dispendioso che pagare il lavoro ad un adulto.
Se ai maschi spettavano i lavori di fatica, le bambine dovevano aiutare in casa e dovevano badare ai figli più piccoli della famiglia che le aveva adottate.
Insomma gli orfani dovevano guadagnarsi il pane che mangiavano.
Anche Anna ha i suoi doveri in casa Cuthbert, e viene appositamente e scrupolosamente istruita da Marilla affinché diventi una brava casalinga.
Ma pare proprio che a quel tempo non andasse troppo bene neanche ai ragazzi che vivevano con i genitori, soprattutto se si trattava di una famiglia di contadini.
Infatti si parla anche del problema dell’istruzione e di molti ragazzi che non possono frequentare le lezioni nei periodi della semina o della raccolta, quando la richiesta di lavoro nei campi è maggiore.
Più avanti Anna, superate le difficoltà iniziali, diventerà una studentessa modello e avrà alte ambizioni che poco si addicono alle donne contadine dell’epoca.
Con la crescita della protagonista, insomma, anche i discorsi e i toni maturano e si parlerà di istruzione universitaria, di diritto al voto, di religione, di politica e degli impieghi lavorativi delle donne.

Con questa “rinfrescata” mi sono resa conto di quanto sia diverso guardare questi cartoni animati da adulti, rispetto a quando li si guardava da bambini, e spero di poter riscontrare nella serie TV di Netflix un prodotto maturo, che sappia dare il giusto spazio ai temi di cui vi ho parlato poc’anzi e che sappia rendere al meglio la freschezza e la gioia di vivere di Anna.

Per me Anna dai capelli rossi è un piccolo capolavoro, e per questo ho aspettative veramente molto alte per quanto riguarda questa nuova serie TV.

Fatemi sapere se anche voi state aspettando con impazienza Anne e se avete apprezzato l’anime.

Inoltre, ho intenzione di prendere il libro a breve.
Secondo voi è un romanzo che vale la pena di leggere?

 

 

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“Panzerotta e Crocchetto” di Ana Oncini

Ben ritrovati, cari lettori!

Oggi voglio parlarvi di un fumetto che ho appena letto, che ho apprezzato e che vorrei consigliarvi.
Sapete che in realtà non mi capita troppo spesso di leggere fumetti e graphic novel, ma da qualche tempo sto page_1cercando di avvicinarmi anche a questo tipo di letture, e sto scoprendo opere veramente molto belle, come Panzerotta e Crocchetto di Ana Oncini.

Giunto in Italia nel giugno del 2016, grazie alla Bao Publishing, dopo un notevole successo riscosso in Spagna, Panzerotta e Crocchetto è l’opera prima della giovanissima Ana Oncini (classe 1989) che, in 128 pagine, ci racconta brevi storie di vita quotidiana di una coppia di innamorati che vanno a vivere insieme e, nella convivenza, scoprono un po’ per volta i difetti e i pregi dell’altro.

L’autrice si è ispirata alla propria esperienza di convivenza e, aggiungendo un pizzico di dolcezza, molta simpatia, un po’ di leggerezza e molta ironia, ha creato un’adorabile coppia di buffi personaggi.

Il perché del successo di questo fumetto, infatti, sta proprio nella semplicità con cui racconta le tante piccole cose, i gesti e le frasi che ogni coppia di innamorati conosce e vive in prima persona, e la facilità con cui ci si riesce ad immedesimare nelle storie, non può che far sorridere il lettore, concedendogli una mezz’ora (tanto dura la lettura del fumetto) di spensierata leggerezza ed allegria.

Il fatto che non avere una vera e propria trama, essendo una raccolta di scenette quotidiane, rende la lettura molto scorrevole e perfetta per chi viaggia spesso sui mezzi pubblici. Un viaggio in treno o in metro, ad esempio, potrebbe infatti essere un buon momento per leggere Panzerotta e Croccchetto, sia per le sue ridotte dimensioni che per il suo contenuto molto leggero.

E’ stata una lettura che mi ha fatto sorridere e che mi ha messa di buon umore, e spero che possa essere, o che sia stato, lo stesso anche per voi.

Mi farebbe molto piacere sapere se lo avete letto anche voi o se avete intenzione di farlo, e che cosa ne pensate.

Io vi saluto e vi lascio il link per acquistarlo su Amazon
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“Le otto montagne” di Paolo Cognetti

Salve a tutti, cari lettori.
Oggi voglio parlarvi de Le otto montagne di Paolo Cognetti: uno di quei libri che ti 51CtvKYXUxL._SX313_BO1,204,203,200_lasciano dentro tutto un vortice di sensazioni e immagini che difficilmente si dimenticano.

Io ho preso questo questo libro in prestito dalla biblioteca della mia città, incuriosita in parte dalla copertina (eh, si… devo ammetterlo) ed in parte da come e da quanto se ne parla, soprattutto su internet.

Ho sentito di molta gente consigliarlo ed altra parlarne bene e, vendendolo casualmente in biblioteca, ho deciso di approfittarne per prendermi qualche giorno di pausa da I fratelli Karamazov, intraprendendo la (breve) lettura di un autore a me del tutto sconosciuto.

Il romanzo è diviso in tre parti introdotte da un prologo, che introduce il lettore in una situazione famigliare che farà poi da sfondo all’intera vicenda, evolvendosi.

Quella di Paolo Cognetti è una scrittura molto scarna, diretta, rapida, ma che non tralascia mai nulla: tutto sembra essere perfettamente studiato per trasmettere al lettore solo le informazioni essenziali ed importanti ai fini della narrazione.

In ogni pagina la montagna è sempre presente, ed essa ci viene presentata sotto tutti i suoi aspetti e con tutti i suoi paesaggi: c’è la montagna dei boschi e dei ruscelli, quella dei laghi e dei pascoli e, infine, c’è la montagna delle vette innevate coi suoi enormi ghiacciai, ed ogni personaggio del romanzo di Cognetti appartiene ad uno di questi scenari montuosi ed in esso si rispecchia anche caratterialmente.

Penso che Le otto montagne si possa definire a tutti gli effetti un romanzo di formazione, in cui il legame con la montagna è così talmente profondo e radicato negli animi dei personaggi, che essa diventa un vero e proprio modo di intendere la vita, facendo di questo lavoro un romanzo esistenzialista che scava nell’animo del protagonista, tra ricordi e affetti.

Una piacevole sorpresa, quindi, che non posso fare a meno di consigliarvi.

Una veloce ed intensa lettura che vi catapulterà a tremila metri d’altezza, dove l’unico rumore che resta è quello dei ricordi.

 

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