“Il grande Gatsby”: Libro VS Film

61jcGg4sB7LIl mio rapporto con il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald non è nato molto bene e con il tempo devo dire che di miglioramenti ne ha visti pochi.

Provai a leggere Il grande Gatsby per la prima volta tre o quattro anni fa. Stava sulla mia libreria già da parecchio tempo, quasi dimenticato, in mezzo ad altri libri comprati e non ancora letti. Ricordo che in quel periodo stavo leggendo tutt’altro, e lo iniziai già consapevole di non volermi realmente addentrare in romanzo ambientato nella New York degli anni Venti, poiché per leggere un romanzo con un’atmosfera simile devo essere particolarmente in vena o molto ispirata dalla trama, non essendo uno dei miei periodi storici preferiti. In quell’occasione mi annoiai a morte e decisi di abbandonare il romanzo alla fine del terzo capitolo.

La settimana scorsa ho deciso di riprovarci pensando che forse, una volta superato lo scoglio dei primi tre capitoli, avrebbe potuto rivelarsi anche per me il capolavoro di cui molti parlano con entusiasmo.

Ma purtroppo la storia si ripete e torno ad annoiarmi esattamente come mi ero annoiata la prima volta. “Dai, sarà in parte colpa della traduzione”, penso. “Vai avanti e arriva fino alla fine questa volta”. E così ho fatto. Tra uno sbadiglio e l’altro sono riuscita ad arrivare a metà libro, dove finalmente la storia ha risvegliato in me dell’interesse nel punto in cui si inizia a parlare del trascorso di Jay Gatsby, ma nonostante questo arrivo all’ultima pagina senza aver riscontrato del coinvolgimento emotivo e, anzi, ad un certo punto sono stata costretta a tornare indietro perché non avevo ben capito chi fosse la vittima dell’omicidio. Stavolta non ho dato la colpa alla traduzione ma ho pensato che probabilmente non ho molto feeling con lo stile di Fitzgerald.

Ma tutto sommato, nonostante i momenti di noia, non direi che si è trattata di una brutta lettura, perché è stato interessante vedere come lo scrittore interpreta la fugacità del sogno di grandezza, e come racconta di tutti coloro ce non ce l’hanno fatta, perché Jay Gatsby altro non è che la personificazione della morte del sogno americano. Si parla quindi dell’illusione, della volontà di voler puntare sempre più in alto per tentare a tutti i costi di raggiungere qualcosa di irreale.

Questo è pressappoco quello che mi ha lasciato il romanzo.

Ma ora vorrei darvi un mio parere circa la trasposizione cinematografica del 2013 diretta da Baz Luhrmann, che ho appositamente evitato di vedere fino ad ora.

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Ho sentito varie critiche rivolte a questo film, ma posso dirvi che a me è servito per chiarire alcuni punti del libro e per capire meglio i personaggi (si, anche Gatsby).

Il film si concentra molto sul fatto che tutto quello che costruisce Gatsby, la sua immagine, il suo patrimonio, la sua casa, le innumerevoli feste, ogni cosa ha come scopo ultimo quello di tentare di riavvicinare Daisy, la ricca ragazza newyorkese di cui si era innamorato cinque anni prima e che aveva dovuto lasciare a causa della guerra. All’epoca Gatsby non aveva denaro e non aveva nulla da offrire ad una donna che si lascia conquistare solamente dallo sfarzo e dalla ricchezza, ma ora che finalmente è diventato l’uomo più ricco del Long Island, deve fare i conti con il  matrimonio della sua amata Daisy, che dura ormai da quattro anni.

Gatsby quindi è sì un sognatore, ma è anche una persona che soffre per un amore che può solo immaginare. E’ una sofferenza che non ho affatto percepito nel libro e che Leonardo Di Caprio rende veramente molto bene.

La mente di Gatsby si è fermata a cinque anni prima e da quel momento non ha fatto altro che immaginare una vita meravigliosa da trascorrere con la sua Daisy, cercando di realizzarla con tutte le due forze e con tutta l’immaginazione possibile.

Questo film è un kaleidoscopio di colori vorticanti che, uniti all’incalzante ritmo della colonna sonora, rendono alla perfezione le frenetiche vite dei giovani ricchi di New York, in perenne movimento tra feste e ubriachezza.

E’ proprio a causa di un maggiore coinvolgimento emotivo, quindi, e di una maggiore profondità dei personaggi principali che posso dire di aver apprezzato di più il film che non il libro (cosa che accade molto di rado), e penso che aggiungere la visione di questo film alla lettura del romanzo possa essere un buon modo per rendere più completa all’esperienza letteraria.

Il grande Gatsby è stato per me il primo approccio alla lettura di Francis Scott Fotzgerald e non escludo che più in là potrei leggerne dell’altro, sperando di riconciliarmi con il suo stile di scrittura, che ha reso questo romanzo a tratti ostico.

Fatemi sapere voi cosa ne pensate e se avete apprezzato di più il libro o il film.

Vi lascio qui il libro e il film in DVD.

 

 

 

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“Picciridda” di Catena Fiorello

Salve a tutti, cari lettori.
In questi giorni è veramente difficile sopportare il caldo. Dalle mie parti si sfiorano a65531k-F5CEGWR1 tratti i 40° ed anche stare sdraiati a leggere diventa fastidioso senza un ventilatore puntato addosso, ma nonostante ciò, questa settimana ho letto un libro di cui vorrei parlarvi: Picciridda, romanzo d’esordio di Catena Fiorello.

Il libro racconta l’esperienza di Lucia, una bambina di undici anni che vive a Leto (Letojanni), in provincia di Messina, che ha vissuto in modo indiretto la tragica esperienza dell’emigrazione.

Siamo all’inizio degli anni Sessanta quando i genitori di Lucia sono costretti ad emigrare in Germania per lavoro, e lei si ritrova a dover vivere con sua nonnala Generala, come la chiamano in paese. La picciridda però non va molto d’accordo con la nonna, che ha un carattere duro ed è spesso molto severa con lei. Si sente molto sola, e soffre per l’abbandono improvviso dei suoi genitori, che hanno deciso di portare con sè solamente il suo fratellino Pietro, perché ancora troppo piccolo per poter sopportare un distacco simile. Lucia invece è grande, deve essere forte e non deve piangere o dar a vedere agli altri il suo malessere, perché alla gente non interessa se soffri o se stai male anzi, la gente non perde occasione per colpirti se ti mostri debole, anche solo per un attimo. Questo è l’insegnamento che la nonna dà a sua nipote cercando di prepararla alle difficoltà della vita, perché in fondo, sotto la dura corteccia del suo carattere, lei vuole molto bene alla piccola Lucia e si affanna per proteggerla e spronarla ad andare avanti e a non mollare mai nonostante tutto.

Con una scrittura molto fluida e scorrevole, le pagine scivolano una dietro l’altra ed il libro si divora in poco tempo.

I personaggi (soprattutto la nonna, che ho adorato) sono ben costruiti ed acquistano spessore mano a mano che si va avanti con la lettura. Anche la cultura della Sicilia del tempo è resa alla perfezione e crea quell’atmosfera tipica che dà carattere e spessore al romanzo.

Scoperto quasi per caso e divorato in pochissimo tempo, è una lettura che mi sento di consigliarvi fortemente soprattutto per la tematica trattata, che consente di osservare il dramma dell’emigrazione da una prospettiva diversa.

Fatemi sapere se avete letto anche voi questo romanzo e cosa ne pensate.

Vi lascio qui il link del libro e vi rimando alla prossima 😉

 

 

 

Lettura in corso: #IFratelliKaramazov09

Si è finalmente conclusa la mia lettura de I fratelli Karamazov di Dostoevskij.16427336_10212077062112950_312260349113984977_n
Il romanzo è diviso in dodici libri con epilogo finale e in questo post vi dirò quali sono state le mie impressioni sul libro dodicesimo e sull’epilogo.

Nel libro dodicesimo lo scrittore riporta in prima persona le parti più importanti delle arringhe di accusa e difesa che si sono susseguite durante il processo a Dmitrij Karamazov.
Sono forse le pagine più belle e profonde dell’intero romanzo, che scavano e analizzano a fondo le personalità dei tre fratelli  e giustificano il perché delle loro personalità, così diverse e contrastanti.
Nel discorso di accusa, ad esempio, il temperamento dei Karamazov viene associato a tre aspetti fondamentali che caratterizzano il XIX secolo, rendendoli specchi della società e delle idee del tempo.
In quest’occasione, infatti, le idee politiche di Ivàn vengono associate all’ondata di europeismo che in quegli anni stava arrivando in Russia, Alesa diviene l’emblema dei princìpi popolari, che si aggrappano e si rifugiano nella fede religiosa, e Dmitrij viene associato alla burrascosa ed impetuosa Russia.
Devo dire che la lettura di questo dodicesimo libro è stata piuttosto lunga e impegnativa, ma mai stancante. E’ in questo punto del racconto, infatti, che sembra convergere tutta la tensione che non fa che crescere sin dai primissimi capitoli. E’ come un’esplosione di energia che cede il posto alla quiete.

E’ infatti nell’epilogo che si respira finalmente a pieni polmoni un’aria nuova, fresca e tranquilla: tutto ormai è concluso, ed anche se quel che resta è una landa di desolazione e di dolore, il lettore ritrova la tranquillità che, nel corso di oltre settecento pagine, lo aveva a poco a poco abbandonato.

Sono molto felice di aver affrontato e di aver portato a termine questa lettura.
I fratelli Karamzov è stato sicuramente il libro più completo che io abbia mai letto: amore, passione, orgoglio, fede, rabbia, gelosia, vendetta, senso del dovere, amore per la propria terra e molto altro ancora.
Non posso quindi che consigliarvelo, perché è veramente un libro che va letto almeno una volta nella vita.

 

Potete acquistare il romanzo cliccando qui.

Lettura in corso: #IFratelliKaramazov08

Prosegue la mia lettura de I fratelli Karamazov e, dopo i libri decimo e undicesimo, si 16427336_10212077062112950_312260349113984977_nintravede la fine della storia.

Devo dire che durante il libro decimo ho fatto un po’ di fatica a mantenere il ritmo di lettura… tant’è vero che ho rallentato parecchio.

Questo perché Dostoevskij, ancora una volta, si distacca dalla narrazione principale per approfondire e chiarire questioni che vedono coinvolti Dmitrij, Katerina Ivànovna, Alesa ed una povera famiglia in gravi difficoltà economiche che vive in un’isba.

Conclusa questa lunga parentesi, torniamo al punto cui si era interrotto il non libro.

Oramai sono passati due mesi dall’arresto del povero Dmitrij, e stavolta ci si allontana da lui per osservare meglio il secondo dei fratelli Karamazov: Ivàn.

Si verificano, nel corso del libro undici, diversi incontri e scontri di Ivàn con Alesa, prima, e con il servo Smerdjàkov, successivamente; e durante questi incontri si chiarisce (forse in maniera definitiva) il mistero che avvolge la morte di Fedor Pavlovich.

Per molti è scontato che l’assassino sia Dmitrij, anche se non tutti credono alla sua ovvia colpevolezza. Ora, però, anche Ivàn sente che potrebbe esserne in parte responsabile e teme di essere incastrato in un delitto che non lo vede protagonista, e così viene travolto da un delirio di febbre, allucinazioni e forse anche paura.

Ancora non sono chiari i reali motivi dell’uccisione del vecchio Fedor, ma un’idea su chi sta intrecciando questa fitta trama, forse, me la sono fatta.

 

 

Potete comprare il romanzo da qui.

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti

Salve a tutti, cari lettori.
Oggi voglio parlarvi de Le otto montagne di Paolo Cognetti: uno di quei libri che ti 51CtvKYXUxL._SX313_BO1,204,203,200_lasciano dentro tutto un vortice di sensazioni e immagini che difficilmente si dimenticano.

Io ho preso questo questo libro in prestito dalla biblioteca della mia città, incuriosita in parte dalla copertina (eh, si… devo ammetterlo) ed in parte da come e da quanto se ne parla, soprattutto su internet.

Ho sentito di molta gente consigliarlo ed altra parlarne bene e, vendendolo casualmente in biblioteca, ho deciso di approfittarne per prendermi qualche giorno di pausa da I fratelli Karamazov, intraprendendo la (breve) lettura di un autore a me del tutto sconosciuto.

Il romanzo è diviso in tre parti introdotte da un prologo, che introduce il lettore in una situazione famigliare che farà poi da sfondo all’intera vicenda, evolvendosi.

Quella di Paolo Cognetti è una scrittura molto scarna, diretta, rapida, ma che non tralascia mai nulla: tutto sembra essere perfettamente studiato per trasmettere al lettore solo le informazioni essenziali ed importanti ai fini della narrazione.

In ogni pagina la montagna è sempre presente, ed essa ci viene presentata sotto tutti i suoi aspetti e con tutti i suoi paesaggi: c’è la montagna dei boschi e dei ruscelli, quella dei laghi e dei pascoli e, infine, c’è la montagna delle vette innevate coi suoi enormi ghiacciai, ed ogni personaggio del romanzo di Cognetti appartiene ad uno di questi scenari montuosi ed in esso si rispecchia anche caratterialmente.

Penso che Le otto montagne si possa definire a tutti gli effetti un romanzo di formazione, in cui il legame con la montagna è così talmente profondo e radicato negli animi dei personaggi, che essa diventa un vero e proprio modo di intendere la vita, facendo di questo lavoro un romanzo esistenzialista che scava nell’animo del protagonista, tra ricordi e affetti.

Una piacevole sorpresa, quindi, che non posso fare a meno di consigliarvi.

Una veloce ed intensa lettura che vi catapulterà a tremila metri d’altezza, dove l’unico rumore che resta è quello dei ricordi.

 

Come sempre vi lascio il link per acquistare questa meraviglia su Amazon.
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Lettura in corso: #IFratelliKaramazov07

Il libro nono conclude la terza parte del romanzo ed è inter16427336_10212077062112950_312260349113984977_namente dedicato alla figura di Dmitrij.
Sì, sembra proprio che la personalità più sviscerata da Dostoevskij sia proprio quella del maggiore dei fratelli Karamazov (almeno fino ad ora).

Questa parte è interamente dedicata all’interrogatorio a cui viene sottoposto il povero Dmitrij appena dopo l’arresto per un omicidio di cui, a quanto pare, non è affatto colpevole.

Denudato, spogliato di ogni dignità e privato dell’onore che è a lui così caro, a ben poco servono le sue confessioni.
Dmitrij mette a nudo la sua anima e rinuncia all’orgoglio per allontanare le terribili accuse dal suo nome ma, purtroppo, non c’è una testimonianza valida che possa sollevarlo dai sospetti delle ignobili azioni che, agli occhi di tutti, ha commesso la sera precedente.

In queste pagine si scopre un Dmirtij veramente innamorato di una passione travolgente e profonda.
La dedizione di lui per la sua donna è totale al punto di esporre completamente il lato più segreto del suo animo pur di difenderla e proteggerla dalla terribile catastrofe che sta per travolgerlo.

Sembra proprio che la il povero Mitja stia per toccare il fondo e a tradirlo è stata proprio la sua indole impervia e passionale.

Si aggiunge ora a questo meraviglioso romanzo la suspense di un fitto mistero, forse frutto delle macchinazioni di una mente criminale e crudele.

Chissà se Dmitrij riuscirà ad uscirne indenne…

 

 

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“La porta di Tolomeo” di Jonathan Stroud

E’ trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta in cui vi ho parlato di una lettura appena conclusa, ma ultimamente mi sono ritrovata a leggere troppi libri insieme e, per questa ragione, mi sono rallentata molto sia nella lettura stessa che nella pubblicazione di recensioni.
Insomma, la situazione mi è *leggermente* sfuggita di mano… ma sto piano piano riprendendo il controllo sui libri.
Ce la posso fare.

Oggi voglio parlarvi del terzo ed ultimo capitolo della bellissima Trilogia di 81kZPUEv0WL._SL1500_BartimeusLa porta di Tolomeo di Jonathan Stroud.

Pubblicato in Italia nel 2006 dalla casa editrice Salani EditoreLa porta di Tolomeo chiude brillantemente questa meravigliosa saga per ragazzi.

Ancora una volta ritroviamo il jinn Bartimeus, il mago Nathaniel (o meglio, John Mandrake) che ormai ricopre il ruolo di ministro dell’informazione, all’apice della sua carriera, e la comune e rivoluzionaria Kitty Jones in una coinvolgente avventura che vedrà le loro strade incrociarsi per un’ultima volta.

Sono trascorsi circa tre anni dai fatti narrati nel precedente volume L’occhio del Golem, e il nostro giovane Nathaniel è ormai un potente mago che gode di una posizione elitaria all’interno del governo. Il suo carattere si è inasprito ancora di più dall’ultima volta che lo abbiamo visto: è snob, egoista, corrotto ed esteticamente impeccabile.
Durante tutto questo tempo ha sempre tenuto il povero Bartimeus in schiavitù, costringendolo a svolgere anche i lavori più umili e concedendogli solo brevi periodi di congedo. Ma la lontananza troppo prolungata dall’Altro Luogo ha provocato un profondo logorìo dell’essenza del povero jinn, rendendolo sempre più debole al punto da rendergli difficile persino la sola sopravvivenza nel mondo degli umani.
Tutto questo accade perché Nathaniel non può correre il rischio che un suo nemico politico convochi Bartimeus e possa così venire a conoscenza del suo nome di nascita: qualora ciò dovesse accadere, potrebbe essere per lui la rovina.

Rispetto al precedente episodio, oltre alla forza di Bartimeus, è precipitata anche la stabilità politica dell’impero e la classe dirigente dei maghi deve contrastare il malcontento del popolo dei comuni (i non maghi) che si vedono coinvolti in una guerra che non gli appartiene.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la scarsa collaborazione tra i politici che risiedono ai vertici della società: si respira una densa aria di rivalità tra i maghi più potenti poiché ognuno mira a prevalere sull’altro in un’atmosfera colma di attriti, dissapori e rancori.

Ritroviamo anche Kitty Jones, che dopo aver salvato Nathaniel dall’attacco del Golem, e dopo lo sfaldamento della Resistenza, vive sotto falso nome, ma non dimentica il suo sogno di voler porre fine alle sofferenze che i comuni devono subire per mano dei maghi crudeli e sfruttatori.

Tutto il libro si basa sul rapporto di fiducia tra umani (maghi e non) e demoni, che spesso vacilla, ma che è fondamentale per riportare la pace e per porre fine all’imminente distruzione dell’impero.
Si cerca quindi di costruire un forte legame che tende ad eliminare i ruoli di schiavo e padrone, e che mira ad una collaborazione fondata sul rispetto.
Si tratta di un legame profondo, che Bartiemus  ha potuto conoscere soltanto con Tolomeo, un mago che visse ad Alessandria d’Egitto e che fu per lui molto più che un padrone, e che il jinn ricorda da oltre duemila anni con immutato affetto e stima.

La porta di Tolomeo è un perfetto capitolo di chiusura di un’originalissima e coinvolgente trilogia.
In questo terzo libro vengono chiariti tutti i dubbi che erano rimasti aperti nei precedenti episodi e tutti gli elementi vengono ricongiunti.
Si ritrovano anche tutti gli oggetti magici incontrati in precedenza, come l’amuleto di Samarcanda, il bastone di Gladstone e gli stivali delle Sette Leghe, ed ognuno di essi ha una funzione importantissima all’interno degli eventi narrati.
Anche i rapporti tra i personaggi principali maturano, ed arrivano a colmare abissi e ad esprimere affetti e sentimenti che fin quasi alla fine non vengono espressi mai appieno.

Vi consiglio vivamente di leggere questa trilogia, sia che siate amanti del fantasy e sia che non lo siate.
Questa saga, infatti, saprà conquistarvi in ogni caso proprio perché si tratta di una storia del tutto originale e diversa da qualsiasi altro romanzo del genere.

Fatemi sapere se l’avete letta anche voi e se leggerete altro di questo autore.

Vi lascio qui i link per poter acquistare i libri:

L’amuleto di Samarcanda http://amzn.to/2nFtKCN

L’occhio del Golem http://amzn.to/2nYojSa

La porta di Tolomeo http://amzn.to/2nFFhSG