Leggere “Harry Potter” a 27 anni – Parte I

Harry Potter e la Pietra Filosofale

Pubblicata per la prima volta nel giugno del 1997, la saga del maghetto più famoso del 9788867158126.1000mondo, che ha stregato e affascinato migliaia e migliaia di bambini della mia generazione, quest’anno compie 20 anni.
Immagino che voi ne eravate già al corrente… io invece l’ho saputo solo qualche giorno fa, quando ormai la mia PRIMA LETTURA di Harry Potter e la Pietra Folosofale era già bella che avviata.

Come mai ho deciso di iniziare la saga di Harry Potter alla tenera età di 27 anni?
Per pura curiosità.
Insomma… se la Rowling è riuscita a guadagnarsi tutti questi fans, sicuramente varrà la pena leggere la saga che l’ha resa così famosa.
Quindi, munitami forza e coraggio e senza pensare troppo allo sconfinato numero di pagine da affrontare, ho iniziato la lettura di questa saga famosissima.

Purtroppo le mie prime impressioni non sono state delle migliori, infatti ho trovato la lettura quasi noiosa fino a circa metà del libro, quando (finalmente) iniziano a comparire i primi misteri ed i primi colpi di scena che vanno a complicare e ad arricchire la trama. Ed è proprio a causa di questo disinteresse iniziale che ci ho messo fin troppo tempo a leggere questo primo volume, e spero vivamente di trovare i prossimi molto più scorrevoli ed interessanti… altrimenti sarà dura arrivare alla fine della saga.

Io credo di aver visto i primi tre film (o forse quattro) dedicati alla serie di Harry Potter, ma con il passare degli anni li ho completamente rimossi dalla mia memoria, quindi la mia è una lettura totalmente nuova (anche perché sono riuscita a tenermi ben alla larga da spoiler di vario tipo, seppur involontariamente).

Ma ora voglio dirvi cosa ho apprezzato di questo libro e cosa no, senza dilungarmi ulteriormente.

Sicuramente una caratteristica positiva del libro è la scorrevolezza della scrittura, che è molto lineare ed utilizza un linguaggio semplice, ma ho sentito la mancanza di un’introspezione anche minima dei personaggi principali, che li rendesse più credibili e che facilitasse l’immedesimazione del lettore.
Si, ok, è un libro per bambini e deve essere adatto ad un pubblico molto giovane, ma ultimamente ho letto altri libri indirizzati a questa fascia di età e non ho sentito affatto la mancanza di una profondità dei protagonisti (mi sto riferendo in particolar modo ad Olga di carta di Elisabetta Gnone ed alla Trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud)… ma in fondo siamo solo al primo libro, immagino che ci sarà tempo per incastrare bene tutti i pezzi.

Un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa è stata la rapidità con cui Harry passa da una situazione di sfortuna più nera ed assoluta ad essere il maghetto più fortunato e talentuoso del mondo. Una volta entrato ad Hogwarts, in pratica, il nostro Harry non fa che infrangere le regole della scuola, ma invece di essere punito viene spesso e volentieri premiato in modo esagerato. Insomma, va bene la trama semplice e carina, va bene il modo fantastico e meraviglioso dei maghi che rende tutto più bello, ma senza esagerare, eh.

Molto belle invece le atmosfere che la Rowling è riuscita a creare: gli ampi saloni della scuola, scale che cambiano strada, fantasmi che girano, ritratti appesi ai muri che vanno a farsi un giro quando si annoiano, foreste incantate, centauri, unicorni, draghi… tutto veramente suggestivo e molto bello: il vero punto di forza in questo libro, a parer mio.

Ma la cosa che mi è piaciuta di più e che mi ha convinto a proseguire la lettura della saga è stato l’incontro finale tra Harry Potter e Voldemort nell’inquietantissima la scena in cui il professor Raptor si toglie il turbante e scopre il volto del suo padrone, troppo debole per abitare in un corpo proprio.
Un’immagine da brivido, direi.

Che altro dirvi? E’ stata una lettura iniziata nel modo sbagliato, forse con poca voglia e con qualche pregiudizio, ma ora sono molto curiosa di scoprire come andrà avanti la storia di Harry Potter e del suo temibilissimo nemico.

 

Potete trovare l’edizione che ho letto cliccando qui

Altri libri citati:
Olga di carta
Il ciclo di Bartimeus

 

 

 

 

 

“La porta di Tolomeo” di Jonathan Stroud

E’ trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta in cui vi ho parlato di una lettura appena conclusa, ma ultimamente mi sono ritrovata a leggere troppi libri insieme e, per questa ragione, mi sono rallentata molto sia nella lettura stessa che nella pubblicazione di recensioni.
Insomma, la situazione mi è *leggermente* sfuggita di mano… ma sto piano piano riprendendo il controllo sui libri.
Ce la posso fare.

Oggi voglio parlarvi del terzo ed ultimo capitolo della bellissima Trilogia di 81kZPUEv0WL._SL1500_BartimeusLa porta di Tolomeo di Jonathan Stroud.

Pubblicato in Italia nel 2006 dalla casa editrice Salani EditoreLa porta di Tolomeo chiude brillantemente questa meravigliosa saga per ragazzi.

Ancora una volta ritroviamo il jinn Bartimeus, il mago Nathaniel (o meglio, John Mandrake) che ormai ricopre il ruolo di ministro dell’informazione, all’apice della sua carriera, e la comune e rivoluzionaria Kitty Jones in una coinvolgente avventura che vedrà le loro strade incrociarsi per un’ultima volta.

Sono trascorsi circa tre anni dai fatti narrati nel precedente volume L’occhio del Golem, e il nostro giovane Nathaniel è ormai un potente mago che gode di una posizione elitaria all’interno del governo. Il suo carattere si è inasprito ancora di più dall’ultima volta che lo abbiamo visto: è snob, egoista, corrotto ed esteticamente impeccabile.
Durante tutto questo tempo ha sempre tenuto il povero Bartimeus in schiavitù, costringendolo a svolgere anche i lavori più umili e concedendogli solo brevi periodi di congedo. Ma la lontananza troppo prolungata dall’Altro Luogo ha provocato un profondo logorìo dell’essenza del povero jinn, rendendolo sempre più debole al punto da rendergli difficile persino la sola sopravvivenza nel mondo degli umani.
Tutto questo accade perché Nathaniel non può correre il rischio che un suo nemico politico convochi Bartimeus e possa così venire a conoscenza del suo nome di nascita: qualora ciò dovesse accadere, potrebbe essere per lui la rovina.

Rispetto al precedente episodio, oltre alla forza di Bartimeus, è precipitata anche la stabilità politica dell’impero e la classe dirigente dei maghi deve contrastare il malcontento del popolo dei comuni (i non maghi) che si vedono coinvolti in una guerra che non gli appartiene.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la scarsa collaborazione tra i politici che risiedono ai vertici della società: si respira una densa aria di rivalità tra i maghi più potenti poiché ognuno mira a prevalere sull’altro in un’atmosfera colma di attriti, dissapori e rancori.

Ritroviamo anche Kitty Jones, che dopo aver salvato Nathaniel dall’attacco del Golem, e dopo lo sfaldamento della Resistenza, vive sotto falso nome, ma non dimentica il suo sogno di voler porre fine alle sofferenze che i comuni devono subire per mano dei maghi crudeli e sfruttatori.

Tutto il libro si basa sul rapporto di fiducia tra umani (maghi e non) e demoni, che spesso vacilla, ma che è fondamentale per riportare la pace e per porre fine all’imminente distruzione dell’impero.
Si cerca quindi di costruire un forte legame che tende ad eliminare i ruoli di schiavo e padrone, e che mira ad una collaborazione fondata sul rispetto.
Si tratta di un legame profondo, che Bartiemus  ha potuto conoscere soltanto con Tolomeo, un mago che visse ad Alessandria d’Egitto e che fu per lui molto più che un padrone, e che il jinn ricorda da oltre duemila anni con immutato affetto e stima.

La porta di Tolomeo è un perfetto capitolo di chiusura di un’originalissima e coinvolgente trilogia.
In questo terzo libro vengono chiariti tutti i dubbi che erano rimasti aperti nei precedenti episodi e tutti gli elementi vengono ricongiunti.
Si ritrovano anche tutti gli oggetti magici incontrati in precedenza, come l’amuleto di Samarcanda, il bastone di Gladstone e gli stivali delle Sette Leghe, ed ognuno di essi ha una funzione importantissima all’interno degli eventi narrati.
Anche i rapporti tra i personaggi principali maturano, ed arrivano a colmare abissi e ad esprimere affetti e sentimenti che fin quasi alla fine non vengono espressi mai appieno.

Vi consiglio vivamente di leggere questa trilogia, sia che siate amanti del fantasy e sia che non lo siate.
Questa saga, infatti, saprà conquistarvi in ogni caso proprio perché si tratta di una storia del tutto originale e diversa da qualsiasi altro romanzo del genere.

Fatemi sapere se l’avete letta anche voi e se leggerete altro di questo autore.

Vi lascio qui i link per poter acquistare i libri:

L’amuleto di Samarcanda http://amzn.to/2nFtKCN

L’occhio del Golem http://amzn.to/2nYojSa

La porta di Tolomeo http://amzn.to/2nFFhSG

“Olga di carta: il viaggio straordinario” di Elisabetta Gnone

untitled

Finalmente.
Lo volevo da quando è uscito e quest’anno il Natale è stato generoso con me.

Proverò a parlarvi di questo libro che ho appena concluso così come mi viene, senza stare troppo a pensarci o a ragionarci, perché si tratta di un libro che lascia molte sensazioni… e le sensazioni non sono razionalizzabili.hd650x433_wm

Per me leggere Olga di carta è stato come mangiare uno di quei pasticcini di pasta frolla ripieni di crema e guarniti con frutti di bosco.
E’ un libro tenero, dolce e delicato che profuma di bosco d’estate.
E’ come un quadro con i colori di un campo di grano in un giorno di sole estivo.
E’ la morbida carezza di una fresca brezza dopo un tuffo nel lago in un pomeriggio caldo.
E’ sedersi all’ombra di un albero a guardare il cielo azzurro mentre intorno è tutto un frinìo di cicale.

19741926La storia è quella di Olga Papel, una bambina che vive nel paesino di Balicò, uno come ce ne sono tanti in Italia, dove il tempo sembra essersi fermato e dove la gente vive di tradizioni, di chiacchiere davanti un bar e di messe la domenica mattina.
Olga ha 11 anni ed in paese è famosa per le storie che racconta, così dettagliate e ben narrate che tutti si chiedono se siano vere.
Un giorno, per consolare il suo amico Bruco dalle prese in giro di bulli che lo perseguitano a causa del suo carattere debole e del suo marcato rotacismo, Olga inizia a raccontare la storia di una bambina di carta che non voleva più essere di carta, e per questo decide di intraprendere un lungo viaggio per chiedere alla maga Ausolia di trasformarla in una bambina normale, come tutte le altre.
Il viaggio si rivelerà lungo, faticoso e pieno di pericoli ma la bambina di carta incontrerà tanti amici che l’aiuteranno e che le faranno scoprire quanto lei sia forte nonostante sia fatta di fragile carta.
Per tutto il viaggio la bambina di carta penserà a qual è la sua dote, a cosa la contraddistingue come individuo… e alla fine non solo la troverà, ma capirà che la normalità non esiste perché ognuno è speciale e unico al mondo.

Uno stile semplice e scorrevole, adatto ai più piccoli, Olga di carta è una favola moderna che profuma di antico per i bambini che amano viaggiare con la fantasia e per gli adulti che vogliono riscoprire la semplicità e la dolcezza.

Io non posso che consigliarvi questo libro meraviglioso.

campagna-al-tramonto-w800-h800

“La Storia Infinita” di Michael Ende

Prendete un fantasy classico, aggiungete una manciata di avventura, un pizzico di fiabesco, mescolate il tutto con un romanzo di formazione e avrete ottenuto La Storia Infinita.
Un bellissimo ed entusiasmante romanzo ed un ottimo modo per iniziare un nuovo anno di letture!

la-storia-infinita-compie-37-anni

Avevo in casa questo libro da una decina d’anni circa e, sempre indecisa sull’iniziarlo o meno, ne ho rimandato la lettura fino ad ora. E non ho ancora capito se ho fatto bene o male ad evitarlo così a lungo. Avrei potuto leggerlo anni fa ed apprezzarlo come ora o avrei potuto leggerlo in un momento sbagliato non godendomelo appieno.

Ad ogni modo la mia fortuna è stata NON AVER VISTO MAI IL FILM. Si, esatto. Ho 26 anni e non ho mai visto il film de La Storia Infinita. “Ma no, ma come hai fatto? Lo hanno passato trilioni di volte in TV”, direte voi. Certo… ma io lo evitavo accuratamente da piccola, per il neverendingremakesemplice fatto che nella mia testa di bambina quell’enorme drago bianco sembrava troppo un cane di gomma e il ragazzino che lo cavalcava aveva dei capelli veramente troppo strani. Questo bastava, ai miei occhi, per renderlo un film non meritevole delle mie attenzioni.
Era la metà degli anni ’90.

Ma questo ha avuto del positivo, perché mi ha permesso di approcciarmi al romanzo senza avere una vere idea di ciò a cui stavo andando incontro. Quindi ho potuto scoprire la storia, i personaggi e le ambientazioni pagina per pagina, e l’effetto sorpresa ha molto peso in una narrazione come questa.

Pubblicato nel 1979 dalla penna dello scrittore tedesco Michael EndeLa Storia Infinita viene tradotto in più di quaranta lingue, vende oltre diecimila copie nel mondo ed approda in Italia nel 1981.

La struttura del romanzo è molto complessa, rendendolo un’opera non classificabile all’interno di un genere specifico. Infatti, come precedentemente detto, si tratta di un romanzo di formazione con elementi fiabeschi, fantastici e romantici.

E’ una metanarrazione, ovvero un romanzo nel romanzo. Abbiamo una cornice narrativa nel mondo reale al cui interno si svolgono gli avvenimenti del Regno di Fantàsia e i due racconti si intrecciano a tal punto che Bastiano, il protagonista undicenne, passerà da un mondo all’altro e sarà di volta in volta lettore e protagonista della storia.

La Storia Infinita è un romanzo che proietta il lettore al suo interno in un odo molto singolare, perché si ha realmente l’idea di passare continuamente dal auryn_72piano del reale, al piano del reale nella narrazione, al piano del Regno di Fantasìa, e in ognuno di questi piani possiamo ritrovare una copia fisica del libro: quella che abbiamo in mano noi mentre stiamo leggendo, quella che sta leggendo Bastiano e quella che sta scrivendo il Vecchio della Montagna Vagante ai margini di Fantàsia.

E’ una storia senza fine. Ed infatti non ha un capitolo di chiusura, ma il finale resta aperto a innumerevoli ritorni e possibilità ognuna diversa dalla precedenza e a noi, ormai giunti alle ultime righe, sembra di aver letto un unico singolo anello di una sconfinata catena di possibilità, di distruzioni e di creazioni di storie e di mondi.

Anche l’incipit dei 26 capitoli che costituiscono il romanzo rimanda all’idea del ritorno, perché ognuno di essi inizia con una lettera dell’alfabeto. E quando si arriva alla Z non si può far altro che ricominciare dalla lettera A, come un serpente che si morde la coda in un cerchio senza inizio né fine.

Geniale nella struttura, La Storia Infinita è un romanzo dalle ambientazioni meravigliose e dal linguaggio semplice e genuino della fiaba. Uno stile scorrevole, che non appesantisce mai la narrazione ed è adatto a tutte le età.

Non so se sono riuscita a rendere l’idea, ma posso dirvi che questo romanzo ha superato di gran lunga ogni mia aspettativa e mi ha stupita come pochi altri libri hanno saputo fare.

Amicizia, amore, avventura, responsabilità, imparare ad accettarsi per ciò che si è.

Avrei voluto più pagine da leggere per poter restare in Fantàsia un po’ più a lungo.

E’ stato un bel viaggio.

endingstory_web-1428705319

“L’occhio del Golem” di Jonathan Stroud

Salve a tutti!
Ecco finalmente la recensione del secondo capitolo della Trilogia di Bartimeus, ovvero L’occhio del Golem che ho terminato giusto ieri sera.

Pubblicato nel 2005 ed edito in Italia da Salani, questo secondo volume vede uncover
ampliamento della trama rispetto al primo.
Una narrazione più densa e con una trama più fitta e complicata che presenta una più vasta gamma di elementi.
Un romanzo più maturo, se vogliamo, rispetto al precedente L’amuleto di Samarcanda.

Sono passati quasi tre anni dalle vicende del primo libro, e Nathaniel si è confermato il mago più giovane e intraprendente di tutto il Ministero. Ed è proprio in virtù delle sue capacità straordinarie che viene scelto per risolvere un mistero inquietante: una specie di enorme mostro, circondato da una nube di oscurità, getta Londra nel panico e fa strage di cose e persone. Il primo ministro è convinto che sia colpa della Resistenza, un gruppo di londinesi privi di poteri magici che si oppone alla classe dominante dei maghi. Messo alle strette e circondato dall’invidia e dall’odio degli altri membri del Parlamento, Nathaniel deve andare a Praga alla ricerca del colpevole, ed evoca di nuovo il jinn Bartimeus che già l’aveva aiutato tre anni prima. Ma stavolta Bartimeus non è affatto d’accordo.

Anche volta la vicenda è divisa in tre parti che scandiscono le tre fasi della narrazione.
Ritornano l’esuberanza, l’ironia e il sarcasmo di Bartimeus, caratteristiche che lo rendono ancora una volta il personaggio più interessante e divertente dell’intero romanzo.
Troviamo poi un Nathaniel cresciuto, più consapevole delle proprie capacità ed ancor più ambizioso e avido di potere. Il carattere del giovane mago in questo romanzo perde quella bonarietà fanciullesca che traspariva ne L’amuleto di Samarcanda. Per quasi tutto il romanzo non si percepisce in lui alcun segno di umanità, umiltà e compassione. Oramai sembra essersi totalmente integrato nell’ambiente del Ministero, ed il suo personaggio è molto simile a quello di Simon Lovelace, il “cattivo” del libro precedente.
A sdrammatizzare l’eccessiva serietà della figura del ragazzo, che tenta in tutti i modi di apparire ben più maturo dei suoi quattordici anni, è l’ironia di Bartimeus, che non fa altro che ricoprirlo di ridicolo, facendolo sembrare un’impacciata caricatura di un mago.
Abbiamo poi una new entry con il personaggio di Kitty Jones, una comune  impegnata nella Resistenza che viene solo citata nel primo volume della saga, che vede una buona parte di capitoli a lei dedicati, in cui viene approfondita la sua storia e il suo rapporto con la Resistenza.

Lo stile di Jonathan Stroud è come sempre molto scorrevole e la struttura narrativa è ben organizzata e, come per il precedente capitolo della saga, si rimane col fiato sospeso fino alle ultime pagine del romanzo. Non mancano poi i colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine dall’inizio alla fine.

Nel complesso devo dire che ho trovato L’occhio del Golem un buon libro di intrattenimento, anche se devo dire che ho avvertito un po’ la mancanza dell semplicità narrativa del primo libro e dei buoni sentimenti che rendevano Nathaniel un ragazzino capace di provare dell’affetto per le persone che gli erano vicine. Ecco…questo aspetto un po’ fanciullesco è andato un po’ a perdersi, ma resta comunque un libro che mi sento di consigliare, magari durante il periodo delle vacanze o se volete distrarvi e siete in cerca di una lettura leggera e piacevole.

Ora sono curiosa di vedere come andrà a finire questa trilogia.

Vi saluto e vi rimando alla prossima!

“L’amuleto di Samarcanda” di Jonathan Stroud

Ben ritrovati!
Finalmente l’estate è finita! Il caldo diminuisce, l’aria è più fresca, c’è più vento, si respira meglio…le prime piogge…l’umidità…le zanzare…*sigh*
Comunque *l’inverno sta arrivando*.
E arriverà.
Presto.
Spero.

Ma ora bando alle ciance.
Sono tornata (dopo tanto tempo, lo so…ma d’estate non sono mai stata granché attiva) perimage_book parlarvi dell’ultimo libro che ho letto: L’amuleto di Samarcanda, il primo libro della Trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud (questo prima che diventasse una tetralogia nel 2010, con il prequel L’anello di Salomone).

L’amuleto di Samarcanda è un libro del 2004, scritto da un giovane laureato in letteratura inglese. Jonathan Stroud nasce infatti nel 1970, a Bedford, in Inghilterra e pubblica il libro che lo renderà poi famoso all’età di 34 anni.
A questo primo libro seguono altri due: L’occhio del golem La porta di Tolomeo, pubblicati rispettivamente nel 2005 e nel 2006.
La trilogia è giunta in Italia grazi alla casa editrice Salani, protagonista della rinascita del fantasy e della narrativa per ragazzi in Italia, con queste bellissime copertine:

bartimeus

 La lettura di questo primo volume è stata molto rapida e scorrevole. La trama, sebbene molto semplice e con pochi personaggi, è ricca di colpi di scena e dai risvolti imprevedibili, con un ritmo narrativo incalzante che non permette al lettore di staccarsi dalle pagine fino alla fine del libro.
La storia è divisa in tre parti che si focalizzano sui tre nodi principali intorno ai quali si snoda la vicenda.
La particolarità di questa storia è che non abbiamo la classica divisione e contrapposizione tra bene e male, ma tutti i personaggi sono cattivi e buoni allo stesso tempo.
Il protagonista Nathaniel, un apprendista mago dodicenne, non è affatto buono e giusto, ma è un ragazzino ambizioso, egoista e doppiogiochista, che sfrutta la mediocrità del suo maestro per tramare un piano di vendetta personale nei confronti di un potente mago di nome Simon Lovelace.
Anche il demone Bartimeus (un jinn per l’esattezza) è un personaggio negativo: egoista, egocentrico e sempre pronto a tradire Nathaniel, che lo ha evocato e per questo lo controlla e sfrutta il suo potere.

L’amuleto di Samarcanda è ambientato in una Londra governata dai maghi che ne rappresentano l’élite, in un’epoca presumibilmente contemporanea alla nostra, mentre il popolo è costituito da comuni, ovvero i non maghi.
Ma quali sono le sostanziali differenze tra un mago ed un comune?
In realtà nessuna, poiché i maghi prendono come loro apprendisti i figli dei comuni, e li tengono sotto la loro protezione dall’età di cinque anni, insegnando loro tutto ciò che sanno e crescendoli come figli propri poiché ai maghi non è concesso avere una discendenza. Questo serve ad evitare che si formino gerarchie ed elimina la possibilità di guerre tra le varie famiglie per mantenere la supremazia. Infatti, all’età di dodici anni, l’apprendista può scegliere il nome che porterà nella sua carriera da mago e che lo distaccherà dal proprio maestro.

L’aspirazione di ogni apprendista mago è l’eccellenza: bisogna studiare il più possibile per potersi assicurare una brillante carriera e sperare un giorno di diventare il capo del governo, ma è di un governo corrotto che si sta parlando, e per di più minacciato dalla Resistenza, formata da bande di comuni che tentano di rovesciarlo e di abbattere la classe dominante; e Nathaniel è perfettamente inserito in questo contesto, sebbene sia ancora un bambino, proprio perché la sua natura è vendicativa, opportunista e sfruttatrice. Insomma ci sono tutte le premesse perché diventi un giorno un grande e potente mago, proprio come il suo nemico Simon Lovelace.

Ma la cosa che più colpisce di questo libro è il sarcasmo sfrontato del jinn Bartimeus ed il suo modo di sfuggire alle situazioni di pericolo ricorrendo all’astuzia e spesso anche alla dialettica. Per questa sua caratteristica mi ha ricordato molto il personaggio di Tyrion Lannister ne Le Cronache del Giaccio e del Fuoco di George R.R. Martin (sarà forse anche per questo motivo che ho tanto apprezzato il simpatico jinn?).

Tutta la storia è narrata secondo i due punti di vista di Nathaniel e di Bartimeus che si alternano descrivendo come i due personaggi vivono l’intera vicenda e riportando i loro pensieri che spesso sono impiegati nell’escogitare loschi piani per incastrare l’altro. Insomma è una continua lotta tra i due protagonisti per cercare di rimanere a galla in una situazione che diventa sempre più pericolosa ed un continuo cercare di sottomettere l’altro al proprio volere fino all’ultima pagina.

Non aggiungo altro perché altrimenti rischierei di rovinarvi una piacevole lettura, ma spero di avervi dato una quadro generale abbastanza esaustivo della struttura narrativa e spero anche di avervi incuriositi e convinti ad imbarcarvi in quest’avventura, perché ne vale veramente la pena.

Detto ciò vi saluto e vi rimando alla prossima recensione.

Ciao ciao!