“Il grande Gatsby”: Libro VS Film

61jcGg4sB7LIl mio rapporto con il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald non è nato molto bene e con il tempo devo dire che di miglioramenti ne ha visti pochi.

Provai a leggere Il grande Gatsby per la prima volta tre o quattro anni fa. Stava sulla mia libreria già da parecchio tempo, quasi dimenticato, in mezzo ad altri libri comprati e non ancora letti. Ricordo che in quel periodo stavo leggendo tutt’altro, e lo iniziai già consapevole di non volermi realmente addentrare in romanzo ambientato nella New York degli anni Venti, poiché per leggere un romanzo con un’atmosfera simile devo essere particolarmente in vena o molto ispirata dalla trama, non essendo uno dei miei periodi storici preferiti. In quell’occasione mi annoiai a morte e decisi di abbandonare il romanzo alla fine del terzo capitolo.

La settimana scorsa ho deciso di riprovarci pensando che forse, una volta superato lo scoglio dei primi tre capitoli, avrebbe potuto rivelarsi anche per me il capolavoro di cui molti parlano con entusiasmo.

Ma purtroppo la storia si ripete e torno ad annoiarmi esattamente come mi ero annoiata la prima volta. “Dai, sarà in parte colpa della traduzione”, penso. “Vai avanti e arriva fino alla fine questa volta”. E così ho fatto. Tra uno sbadiglio e l’altro sono riuscita ad arrivare a metà libro, dove finalmente la storia ha risvegliato in me dell’interesse nel punto in cui si inizia a parlare del trascorso di Jay Gatsby, ma nonostante questo arrivo all’ultima pagina senza aver riscontrato del coinvolgimento emotivo e, anzi, ad un certo punto sono stata costretta a tornare indietro perché non avevo ben capito chi fosse la vittima dell’omicidio. Stavolta non ho dato la colpa alla traduzione ma ho pensato che probabilmente non ho molto feeling con lo stile di Fitzgerald.

Ma tutto sommato, nonostante i momenti di noia, non direi che si è trattata di una brutta lettura, perché è stato interessante vedere come lo scrittore interpreta la fugacità del sogno di grandezza, e come racconta di tutti coloro ce non ce l’hanno fatta, perché Jay Gatsby altro non è che la personificazione della morte del sogno americano. Si parla quindi dell’illusione, della volontà di voler puntare sempre più in alto per tentare a tutti i costi di raggiungere qualcosa di irreale.

Questo è pressappoco quello che mi ha lasciato il romanzo.

Ma ora vorrei darvi un mio parere circa la trasposizione cinematografica del 2013 diretta da Baz Luhrmann, che ho appositamente evitato di vedere fino ad ora.

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Ho sentito varie critiche rivolte a questo film, ma posso dirvi che a me è servito per chiarire alcuni punti del libro e per capire meglio i personaggi (si, anche Gatsby).

Il film si concentra molto sul fatto che tutto quello che costruisce Gatsby, la sua immagine, il suo patrimonio, la sua casa, le innumerevoli feste, ogni cosa ha come scopo ultimo quello di tentare di riavvicinare Daisy, la ricca ragazza newyorkese di cui si era innamorato cinque anni prima e che aveva dovuto lasciare a causa della guerra. All’epoca Gatsby non aveva denaro e non aveva nulla da offrire ad una donna che si lascia conquistare solamente dallo sfarzo e dalla ricchezza, ma ora che finalmente è diventato l’uomo più ricco del Long Island, deve fare i conti con il  matrimonio della sua amata Daisy, che dura ormai da quattro anni.

Gatsby quindi è sì un sognatore, ma è anche una persona che soffre per un amore che può solo immaginare. E’ una sofferenza che non ho affatto percepito nel libro e che Leonardo Di Caprio rende veramente molto bene.

La mente di Gatsby si è fermata a cinque anni prima e da quel momento non ha fatto altro che immaginare una vita meravigliosa da trascorrere con la sua Daisy, cercando di realizzarla con tutte le due forze e con tutta l’immaginazione possibile.

Questo film è un kaleidoscopio di colori vorticanti che, uniti all’incalzante ritmo della colonna sonora, rendono alla perfezione le frenetiche vite dei giovani ricchi di New York, in perenne movimento tra feste e ubriachezza.

E’ proprio a causa di un maggiore coinvolgimento emotivo, quindi, e di una maggiore profondità dei personaggi principali che posso dire di aver apprezzato di più il film che non il libro (cosa che accade molto di rado), e penso che aggiungere la visione di questo film alla lettura del romanzo possa essere un buon modo per rendere più completa all’esperienza letteraria.

Il grande Gatsby è stato per me il primo approccio alla lettura di Francis Scott Fotzgerald e non escludo che più in là potrei leggerne dell’altro, sperando di riconciliarmi con il suo stile di scrittura, che ha reso questo romanzo a tratti ostico.

Fatemi sapere voi cosa ne pensate e se avete apprezzato di più il libro o il film.

Vi lascio qui il libro e il film in DVD.

 

 

 

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“Uno studio in rosso” di Arthur Conan Doyle

Ho iniziato la lettura di questo libro cavalcando l’onda di entusiasmo scatenata dalla visione della serie TV di Sherlock.9788807901652_quarta
Avevo in realtà intenzione di addentrarmi tra gli scritti di Doyle da qualche tempo già, ma visto che in questo periodo sono “in argomento”, ho pensato di andare subito all’origine del prodotto della BBC e vedere quanto ci fosse del vero Sherlock Holmes nella magnifica interpretazione di Benedict Cumberbatch.

Uno studio in rosso è il primo romanzo di sir Arthur Conan Doyle sulle avventure del celebre detective Sherlock Holmes, e venne pubblicato nel 1887.

Questo romanzo è diviso in due parti: nella prima viene raccontato lo svolgersi delle indagini da parte di Gregson, di Lestrade e di Holmes che proseguono indipendentemente l’una dall’altra fino alla risoluzione dell’enigma da parte dell’ultimo (ovviamente); mentre nella seconda parte viene narrata la storia dei due uomini assassinati, appartenenti alla comunità dei mormoni poligami di Salt Lake City, nello Utah, e del loro carnefice, che occupa molto spazio all’interno del libro.
E’ quindi un racconto nel racconto in quanto l’azione che si svolge a Londra può essere vista come una cornice della storia che ha origine nel selvaggio West.

L’intera narrazione rientra nelle memorie del dottor Watson, che hanno soprattutto la funzione di esaltare e rendere pubblici i meriti di Holmes, perennemente messi in ombra dalle figure di Lestrade e Gregson, i due investigatori di Scotland Yard a cui va il merito per i casi risolti dal “dilettante” Sherlock Holmes.

Il primo a comparire in questo romanzo è ovviamente il dottor John H. Watson che scrive le sue memorie.
Laureatosi in medicina alla London University nel 1878, John Watson diventa un chirurgo militare dell’esercito coloniale britannico e, nel 1880, partecipa alla seconda guerra anglo-afgana, restando ferito alla spalla nella battaglia di Maiwand.

Congedato, ritorna a Londra e decide di trovare casa: i prezzi elevati degli affitti lo inducono a cercare un coinquilino. Così, tramite un ex compagno di studi, conosce Sherlock Holmes, con il quale divide un appartamento al 221B di Baker Street.

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Il dottor Watson è inizialmente molto incuriosito dal suo nuovo coinquilino dalle strane abitudini. Infatti il signor Holmes è uno che lascia in giro sostanze chimiche per i suoi esperimenti, che a volte si sente depresso e allora non parla per giorni interi, che spesso ha bisogno della compagnia del suo violino per pensare e concentrarsi, e che è solito utilizzare il salotto dell’appartamento per ricevere i suoi clienti.

Watson cerca per diversi giorni di indovinare quale sia l’occupazione del signor Holmes, ma non osa chiederglielo direttamente per non sembrare scortese ed invadente, quindi prova a dedurlo dalle informazioni che ha ricavato dalle conversazioni che ha avuto con lui. E cerca di farlo compilando una lista delle sue conoscenze:

SHERLOCK HOLMES – I SUOI LIMITI

  1. Conoscenza della letteratura – Zero.
  2. Conoscenza della filosofia – Zero.
  3. Conoscenza dell’astronomia – Zero.
  4. Conoscenza della politica – Scarsa.
  5. Conoscenza della botanica – Variabile. Sa molte cose sulla belladonna, l’oppio, e i veleni in genere. Non sa niente di giardinaggio.
  6. Conoscenza della geologia – Pratica, ma limitata. Distingue a colpo d’occhio un tipo di terreno da un altro. Rientrando da qualche passeggiata mi ha mostrato delle macchie di fango sui pantaloni e, in base al colore e alla consistenza, mi ha detto in quale parte di Londra se l’era fatte.
  7. Conoscenza della chimica – Profonda.
  8. Conoscenza dell’anatomia – Accurata, ma non sistematica.
  9. Conoscenza della letteratura scandalistica – Immensa. Sembra conoscere ogni particolare di tutti i misfatti più orrendi perpetrati in questo secolo.
  10. Buon violinista.
  11. Esperto schermidore col bastone, pugile, spadaccino.
  12. Ha una buona conoscenza pratica del Diritto britannico.

Ma ecco che dopo poco tempo Scotland Yard chiede la collaborazione di Sherlock Holmes per risolvere un misterioso caso di duplice omicidio riscontrato a Lauriston Garden, e Watson finalmente comprende che il suo coinquilino è un consulente investigativo dalle straordinarie doti, capace di fare dell’arte della deduzione una scienza esatta.

Ho trovato molto bella la presentazione dei personaggi di Watson e di Holmes, sebbene il carattere e la personalità di quest’ultimo venga appena accennata senza alcun tipo di approfondimento.

Tutta la vicenda che si dipana nella seconda parte, invece, mi ha dato l’impressione disherlock-holmes-147255_960_720 essere un qualcosa che è stato intromesso un po’ a forza dallo scrittore, e questa sensazione è data soprattutto dal fatto che il lettore non viene assolutamente preparato, ritrovandosi di colpo spazzato via dalla Londra degli anni ’80 per seguire l’evoluzione di una storia che ha avuto origine vent’anni prima tra le montagne dello Utah.

In conclusione, è ben evidente il fatto che si tratti di un romanzo d’esordio e che anche i personaggi protagonisti debbano ancora essere ben sviluppati, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto psicologico, ma l’ironia di Doyle e la sua bravura stilistica rendono Uno studio in rosso un romanzo assolutamente godibile, e quel che ne resta è la voglia di scoprire altre avventure del detective Sherlock Holmes e del dottor John Watson.

 

 

 

 

“La Storia Infinita” di Michael Ende

Prendete un fantasy classico, aggiungete una manciata di avventura, un pizzico di fiabesco, mescolate il tutto con un romanzo di formazione e avrete ottenuto La Storia Infinita.
Un bellissimo ed entusiasmante romanzo ed un ottimo modo per iniziare un nuovo anno di letture!

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Avevo in casa questo libro da una decina d’anni circa e, sempre indecisa sull’iniziarlo o meno, ne ho rimandato la lettura fino ad ora. E non ho ancora capito se ho fatto bene o male ad evitarlo così a lungo. Avrei potuto leggerlo anni fa ed apprezzarlo come ora o avrei potuto leggerlo in un momento sbagliato non godendomelo appieno.

Ad ogni modo la mia fortuna è stata NON AVER VISTO MAI IL FILM. Si, esatto. Ho 26 anni e non ho mai visto il film de La Storia Infinita. “Ma no, ma come hai fatto? Lo hanno passato trilioni di volte in TV”, direte voi. Certo… ma io lo evitavo accuratamente da piccola, per il neverendingremakesemplice fatto che nella mia testa di bambina quell’enorme drago bianco sembrava troppo un cane di gomma e il ragazzino che lo cavalcava aveva dei capelli veramente troppo strani. Questo bastava, ai miei occhi, per renderlo un film non meritevole delle mie attenzioni.
Era la metà degli anni ’90.

Ma questo ha avuto del positivo, perché mi ha permesso di approcciarmi al romanzo senza avere una vere idea di ciò a cui stavo andando incontro. Quindi ho potuto scoprire la storia, i personaggi e le ambientazioni pagina per pagina, e l’effetto sorpresa ha molto peso in una narrazione come questa.

Pubblicato nel 1979 dalla penna dello scrittore tedesco Michael EndeLa Storia Infinita viene tradotto in più di quaranta lingue, vende oltre diecimila copie nel mondo ed approda in Italia nel 1981.

La struttura del romanzo è molto complessa, rendendolo un’opera non classificabile all’interno di un genere specifico. Infatti, come precedentemente detto, si tratta di un romanzo di formazione con elementi fiabeschi, fantastici e romantici.

E’ una metanarrazione, ovvero un romanzo nel romanzo. Abbiamo una cornice narrativa nel mondo reale al cui interno si svolgono gli avvenimenti del Regno di Fantàsia e i due racconti si intrecciano a tal punto che Bastiano, il protagonista undicenne, passerà da un mondo all’altro e sarà di volta in volta lettore e protagonista della storia.

La Storia Infinita è un romanzo che proietta il lettore al suo interno in un odo molto singolare, perché si ha realmente l’idea di passare continuamente dal auryn_72piano del reale, al piano del reale nella narrazione, al piano del Regno di Fantasìa, e in ognuno di questi piani possiamo ritrovare una copia fisica del libro: quella che abbiamo in mano noi mentre stiamo leggendo, quella che sta leggendo Bastiano e quella che sta scrivendo il Vecchio della Montagna Vagante ai margini di Fantàsia.

E’ una storia senza fine. Ed infatti non ha un capitolo di chiusura, ma il finale resta aperto a innumerevoli ritorni e possibilità ognuna diversa dalla precedenza e a noi, ormai giunti alle ultime righe, sembra di aver letto un unico singolo anello di una sconfinata catena di possibilità, di distruzioni e di creazioni di storie e di mondi.

Anche l’incipit dei 26 capitoli che costituiscono il romanzo rimanda all’idea del ritorno, perché ognuno di essi inizia con una lettera dell’alfabeto. E quando si arriva alla Z non si può far altro che ricominciare dalla lettera A, come un serpente che si morde la coda in un cerchio senza inizio né fine.

Geniale nella struttura, La Storia Infinita è un romanzo dalle ambientazioni meravigliose e dal linguaggio semplice e genuino della fiaba. Uno stile scorrevole, che non appesantisce mai la narrazione ed è adatto a tutte le età.

Non so se sono riuscita a rendere l’idea, ma posso dirvi che questo romanzo ha superato di gran lunga ogni mia aspettativa e mi ha stupita come pochi altri libri hanno saputo fare.

Amicizia, amore, avventura, responsabilità, imparare ad accettarsi per ciò che si è.

Avrei voluto più pagine da leggere per poter restare in Fantàsia un po’ più a lungo.

E’ stato un bel viaggio.

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“L’occhio del Golem” di Jonathan Stroud

Salve a tutti!
Ecco finalmente la recensione del secondo capitolo della Trilogia di Bartimeus, ovvero L’occhio del Golem che ho terminato giusto ieri sera.

Pubblicato nel 2005 ed edito in Italia da Salani, questo secondo volume vede uncover
ampliamento della trama rispetto al primo.
Una narrazione più densa e con una trama più fitta e complicata che presenta una più vasta gamma di elementi.
Un romanzo più maturo, se vogliamo, rispetto al precedente L’amuleto di Samarcanda.

Sono passati quasi tre anni dalle vicende del primo libro, e Nathaniel si è confermato il mago più giovane e intraprendente di tutto il Ministero. Ed è proprio in virtù delle sue capacità straordinarie che viene scelto per risolvere un mistero inquietante: una specie di enorme mostro, circondato da una nube di oscurità, getta Londra nel panico e fa strage di cose e persone. Il primo ministro è convinto che sia colpa della Resistenza, un gruppo di londinesi privi di poteri magici che si oppone alla classe dominante dei maghi. Messo alle strette e circondato dall’invidia e dall’odio degli altri membri del Parlamento, Nathaniel deve andare a Praga alla ricerca del colpevole, ed evoca di nuovo il jinn Bartimeus che già l’aveva aiutato tre anni prima. Ma stavolta Bartimeus non è affatto d’accordo.

Anche volta la vicenda è divisa in tre parti che scandiscono le tre fasi della narrazione.
Ritornano l’esuberanza, l’ironia e il sarcasmo di Bartimeus, caratteristiche che lo rendono ancora una volta il personaggio più interessante e divertente dell’intero romanzo.
Troviamo poi un Nathaniel cresciuto, più consapevole delle proprie capacità ed ancor più ambizioso e avido di potere. Il carattere del giovane mago in questo romanzo perde quella bonarietà fanciullesca che traspariva ne L’amuleto di Samarcanda. Per quasi tutto il romanzo non si percepisce in lui alcun segno di umanità, umiltà e compassione. Oramai sembra essersi totalmente integrato nell’ambiente del Ministero, ed il suo personaggio è molto simile a quello di Simon Lovelace, il “cattivo” del libro precedente.
A sdrammatizzare l’eccessiva serietà della figura del ragazzo, che tenta in tutti i modi di apparire ben più maturo dei suoi quattordici anni, è l’ironia di Bartimeus, che non fa altro che ricoprirlo di ridicolo, facendolo sembrare un’impacciata caricatura di un mago.
Abbiamo poi una new entry con il personaggio di Kitty Jones, una comune  impegnata nella Resistenza che viene solo citata nel primo volume della saga, che vede una buona parte di capitoli a lei dedicati, in cui viene approfondita la sua storia e il suo rapporto con la Resistenza.

Lo stile di Jonathan Stroud è come sempre molto scorrevole e la struttura narrativa è ben organizzata e, come per il precedente capitolo della saga, si rimane col fiato sospeso fino alle ultime pagine del romanzo. Non mancano poi i colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine dall’inizio alla fine.

Nel complesso devo dire che ho trovato L’occhio del Golem un buon libro di intrattenimento, anche se devo dire che ho avvertito un po’ la mancanza dell semplicità narrativa del primo libro e dei buoni sentimenti che rendevano Nathaniel un ragazzino capace di provare dell’affetto per le persone che gli erano vicine. Ecco…questo aspetto un po’ fanciullesco è andato un po’ a perdersi, ma resta comunque un libro che mi sento di consigliare, magari durante il periodo delle vacanze o se volete distrarvi e siete in cerca di una lettura leggera e piacevole.

Ora sono curiosa di vedere come andrà a finire questa trilogia.

Vi saluto e vi rimando alla prossima!

“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 5

OH. MIO. DIO.
Che cosa ho appena letto?!?
Gli ultimi dieci capitoli sono frenetico precipitare di eventi in cui tutto crolla sempre più veloce verso il disastro.
Devo ancora riprendermi.
Dopo tutto questo scompiglio proverò a riordinare le idee e a descrivere l’ultima parte del romanzo.

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Avevamo lasciato Rossella in lutto e in preda al rimorso per la morte di Franco e Rhett che le chiede di sposarlo per paura che al ritorno dal suo viaggio potesse trovarla sposata di nuovo con un altro uomo.

Quando Rhett tornò dal suo viaggio durato tre mesi, e si seppe del fidanzamento, nessuna delle vecchie conoscenze di Rossella approvava la loro unione, neanche Melania e Mammy (la sua bambinaia e educatrice), perché in fin dei conti Rhett era pur sempre uno speculatore, un rinnegato, un uomo che intratteneva rapporti d’affari e d’amicizia con gli yankees, Rhett frequentava la casa di piacere di Bella Watling senza preoccuparsi minimamente di tenerlo nascosto ed era stato ripudiato dal padre a Charleston perché si credeva che avesse compromesso una ragazza senza poi volerla sposare. Ma a Rossella questo non importava: lei avrebbe sposato Rhett e gli altri non dovevano intromettersi nei suoi affari personali.

Trascorsero il viaggio di nozze a New Orleans per due settimane e quei giorni per Rossella furono i più felici che potesse ricordare da tanto tempo. Era finalmente lontana da gente che la criticava e che non faceva altro che predicare l’onore e i sacri valori che portano rispettabilità e popolarità, e finalmente non c’era più nessuno che rimpiangesse i felici tempi che precedevano la guerra, quando si viveva nella ricchezza e nella sicurezza del domani e non si conoscevano gli orrori e le privazioni della guerra.
Era piacevole vivere con Rhett, che soddisfaceva ogni suo capriccio e che ogni sera le IMMA20faceva assaggiare piatti meravigliosi e costosissimi. E poi le feste, i balli, le serate trascorse giocando a carte con gente allegra, ricca e ben vestita…tutti amici di Rhett, che si erano arricchiti sfruttando la guerra e speculando, e che proprio come lui avevano un passato torbido e segreto. Erano anch’essi dei rinnegati.

Rossella finalmente poteva assaporare le gioie della vita matrimoniale: Rhett era sempre gentile e la viziava, anche a volte si divertiva a stuzzicarla per farla arrabbiare per poi ridere di lei e del suo temperamento. Ma infondo lui era l’unico che potesse capirla e ascoltarla, era l’unico che la conosceva veramente e che l’apprezzava per quello che era.

Al ritorno dal viaggio di nozze, la coppia si trasferì per qualche tempo in un lussuoso albergo perché la casa doveva essere ancora terminata. Rossella scelse degli arredamenti molto appariscenti con mobili in legno intagliato, massicce cornici dorate intorno agli specchi, enormi tappeti rossi e pesanti tendaggi in velluto dello stesso colore. A Rhett parve fin da subito essere una scelta di cattivo gusto e poco raffinata, ma se questo rendeva felice la sua Rossella, gli andava più che bene.

Quando finalmente Rossella e Rhett poterono trasferirsi nella sfarzosissima casa, fu l’inizio di un continuo susseguirsi di ricevimenti e feste frequentate, oltre che dalle famiglie yankees altolocate con le quali entrambi avevano intrattenuto rapporti d’affari, anche da tutte le amicizie di Rhett di New Orleans con le quali Rossella si sentiva tanto a suo agio: finalmente era ricca e poteva condurre una vita da signora, dare feste e farsi invidiare da tutti coloro che l’avevano criticata e che non avevano approvato i suoi modi di guadagnarsi da vivere. Finalmente era felice e soddisfatta ed era sicura che nessuno avrebbe potuto più portarle via Tara o la sua casa, e che non avrebbe sofferto più la fame.
Il genere di persone che frequentava la sua casa, però, fece sì che Rossella si allontanasse ancora di più dalla gente del sud che l’aveva conosciuta e aiutata durante la guerra, come il dottor Meade e sua moglie, la signora Merriwether, gli Elsing e Lydia Wilkes, sorella di Ashley ormai zitella, che da anni nutriva rancori nei confronti di Rossella per i suoi modi poco signorili. Le uniche persone che continuavano a far visita a Rossella erano Melania, Ashley e la zia Pittypat.

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Rossella ebbe da Rhett una bambina, che chiamarono Eugenia Vittoria e che soprannominarono Diletta per via del colore dei suoi occhi, che ricordava la loro azzurra diletta bandiera.

La nascita di Diletta segna l’inizio della totale trasformazione del personaggio di Rhett che divenne un padre affezionatissimo e non si preoccupava minimamente di farsi vedere in giro da solo con la bambina, sebbene risultasse alquanto strano vedere che un uomo si interessava dei suoi figli; ma lui anzi ne andava fiero.

Il declino del matrimonio di Rossella e Rhett ha inizio proprio ora.

Rhett comprende che se continua a frequentare le sue vecchie amicizie di New Orleans e se Gone-With-300x226continua ad intrattenere rapporti con gli yankees, neanche la sua bambina potrà mai avere un posto nella buona società del Sud e decide quindi di farsi amica tutta la gente che lo aveva allontanato negli anni precedenti. Inizia così a frequentare la chiesa, investe dei soldi a favore del ritorno al potere dei democratici, inizia a lavorare in banche per rispetto di tutti gli altri uomini di Atlanta che erano ottimi lavoratori e si mostra sempre gentile e disposto ad aiutare il prossimo; ma la cosa più importante è che evitava di rimanere in casa quando Rossella dava quei grandi ricevimenti che tanto le davano soddisfazione e ai quali non intendeva rinunciare, e allora lo si poteva vedere in carrozza con Wade, Ella e Diletta. La gente oramai sapeva della buona condotta di Rhett e si accaniva ancora di più verso Rossella, che si ostinava a voler condurre il suo stile di vita a voler frequentare quella gente. Non che Rossella avesse simpatia per gli yankees, ma oramai la guerra era passata e bisognava assicurarsi un futuro stabile e avere meno nemici possibile; e in ogni modo quegli yankees avevano potere, mentre la gente del Sud che la allontanava no.

Oltretutto Rossella aveva comunicato a Rhett di non voler più aver figli per poter mantenere la sua vita sottile ed evitare di sciuparsi il fisico, e si stupì dell’aspra reazione del marito.
Ashley certo non aveva reagito minacciando la moglie con il divorzio: Melania non poteva avere altri figli, eppure il loro matrimonio era ugualmente sereno, anche senza le concessioni alle quali la moglie è tenuta nei confronti del marito.
Rhett doveva capire, non c’era altro da fare.
E poi, in questo modo era come se lei ed Ashley si fossero fedeli a vicenda, nonostante il destino li vedeva sposati con persone che non amavano.

Ma il vero inizio della fine del romanzo arriva con la festa a sorpresa per il compleanno di Ashley, quando Melania chiede a Rossella di trattenerlo alla segheria il più possibile per avere il tempo di terminare gli addobbi per la festa.

Ashley è sempre stato un nostalgico e ha sempre sofferto per la scomparsa del mondo nel quale era cresciuto, e parlando di Tara, delle Dodici Querce, delle merende sotto gli alberi e delle lunghe passeggiate a cavallo costringe Rossella a guardare indietro per la prima volta, rendendola partecipe della proprie sofferenza.
Finalmente ora Rossella capiva l’animo di Ashley e capiva i suoi pensieri e lo vedeva per quello che era realmente e non più come lo aveva idealizzato. Era riuscita a raggiungere il suo animo. Aveva compreso il suo essere totalmente inadatto a quella realtà, semplicemente perché non gli apparteneva, e colta dalla nostalgia dei tempi felici e dalla pietà per quel povero uomo ormai rassegnato al suo destino, si lasciò abbracciare per piangere sul suo petto come fosse stata una sorella o un’amica d’infanzia.
Senza alcuna malizia.

Ma in quel momento la porta della segheria si aprì e Lidia, che era venuta a prendere Ashley per riportarlo a casa, li sorprese in quell’abbraccio.

Nell’arco di poche ore tutta la città sapeva dell’accaduto e Rossella era sulla bocca di tutti. Ne parlavano ovunque, persino in casa di Melania che non poteva credere che la sua cara cognata potesse anche solo aver pensato di compiere un’azione così terribile come l’adulterio…e con Ashley, per giunta.
Melania conosceva Rossella e le voleva bene come a una sorella. Le doveva la vita e mai le avrebbe voltato le spalle, piuttosto bandì Lidia dalla sua casa e minacciò di togliere il saluto a chiunque altro avesse ancora osato gettar fango sulla sua cara Rossella.
Questo causò una spaccatura tra le famiglie di Atlanta che si schieravano dall’una o dall’altra parte, e sarebbe durata per generazioni; ma Rossella, grazie a Melania, al suo buon cuore e alla sua fedeltà, on fu bandita dalla città e non rimase completamente sola.

Anche Rhett venne a sapere dell’accaduto, e la sua reazione fu solo l’inizio di un qualcosa di terribile.
Da questo momento in poi viene sempre più logorato dalla gelosia e dal whisky e sono sempre più frequenti liti come questa:

<<Geloso io? E perché no? Si, sono geloso di Ashley Wilkes. Perché no? Oh, puoi fare a meno delle spiegazioni. So che fisicamente mi sei stata fedele. Era questo che volevi dirmi? L’ho sempre saputo. Conosco troppo bene Ashley Wilkes e la sua razza. So che è un uomo onesto e un gentiluomo. Mentre tu ed io non siamo né onesti né gentiluomini; non è vero? Per questo prosperiamo!>>

<<Lasciami andare. Non voglio farmi insultare.>>

<<Non ti insulto affatto. Sto lodando le tue virtù fisiche. Ma non credere con questo di avermela data a bere. Tu credi che gli uomini siano degli imbecilli, Rossella; e non apprezzi mai l’intelligenza dei tuoi avversari. Io non sono affatto sciocco. Credi che non sappia che quando eri fra le mie braccia immaginavi che io fossi Ashley Wilkes?>>

Lei spalancò la bocca: sul suo volto apparvero terrore e meraviglia.

<<Una cosa piacevolissima. Piuttosto fantastica. Come se fossimo stati in tre in un letto dove avremmo dovuto essere in due.>> Le scrollò le spalle, ebbe un singulto, e sorrise beffardo. <<Sicuro; mi sei stata fedele perché Ashley non ti ha voluta. Ma non gli avrei davvero rifiutato il tuo corpo, che diamine! So che cosa vale un corpicino, specialmente di donna. Ma gli invidio il tuo cuore e il tuo caro spirito caparbio e senza scrupoli. Quell’imbecille non desidera il tuo spirito, ed io non desidero il tuo corpo. Posso comprare delle donne a minor prezzo. Ma desidero il tuo cervello e il tuo cuore e non li avrò mai; come tu non avrai il cervello di Ashley. Perciò mi fai pena.>>

Anche attraverso il suo terrore, la beffa di lui la punse.

<<Ti faccio pena?>>

<<Si; perché sei una bambina. Una bambina che piange perché vuole la luna. Che ne farebbe, se l’avesse? E tu che faresti di Ashley se lo avessi? Mi fa pena vederti gettare via la felicità e cercare di avere qualche cosa che non ti renderebbe mai felice. Perché sei una sciocca e non sai che si può essere felici solo coi propri simili. Se io e la signora Melly fossimo morti e tu avessi il tuo caro innamorato credi che saresti felice con lui? No, perdio! Perché non lo conoscerai mai, non saprai mai ciò che pensa, non lo comprenderai mai come non comprendi musica, poesia, libri e tutto ciò che non è dollari e centesimi. Mentre noi, cara moglie del cuor mio, avremmo potuto essere perfettamente felici, se tu vessi voluto, perché ci somigliamo. Siamo due furfanti, Rossella; e nessun ostacolo ci arresta quando desideriamo una cosa. Avremmo potuto essere felici, perché io ti amavo e perché ti conosco, Rossella, così perfettamente come Ashley non potrebbe mai…E se ti conoscesse, ti disprezzerebbe. Ma no; tu devi continuare per tutta la vita a cercare di avere un uomo che non puoi comprendere. E io, mia cara, continuerò a cercare delle prostitute. E credo che saremo una coppia migliore di molte altre.>>

A tutto questo si aggiunse poi l’improvvisa morte di Diletta all’età di soli quattro anni, dopo una caduta dal pony che suoGone-With-the-Wind-gone-with-the-wind-4375295-1024-768 padre le aveva regalato, mentre tentava un salto troppo alto.

Diletta, oltre ad essere l’unico vero amore di Rhett, che riversava su di lei tutto l’affetto che gli rifiutava sua moglie, era anche la figlia preferita di Rossella, che rivedeva in lei il temperamento di Geraldo e che le somigliava così tanto prima che la guerra le indurisse il cuore.

Perché Dio non aveva preso Ella, se doveva toglierle uno dei suoi figli? Ella non le dava alcun conforto ora che Diletta era scomparsa.

Rhett era distrutto dal dolore, e Rossella avrebbe voluto dargli un altro bambino se solo lui avesse dimostrato di volerle ancora bene. Oramai erano come due sconosciuti che condividono la stessa casa e che s’incontrano di rado.

Non riuscivano più a comprendersi.

Un altro fatto terribile e sconvolgente fu la morte di Melania, che aveva avuto un aborto spontaneo al terzo mese di una gravidanza che, secondo il dottor Meade, non avrebbe dovuto rischiare di avere.

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Poco prima di morire Melania chiede a Rossella di occuparsi di suo figlio Beau e di suo marito Ashley, che non potrebbe mai cavarsela da solo senza qualcuno che gli dia forza e buoni consigli; e infine le chiede di essere buona con Rhett, perché la ama tanto.
E’ in questo momento che Rossella si accorge di quanto Melania sia sempre stata al suo fianco pronta ad aiutarla e di come le abbia sempre voluto sinceramente bene, mentre lei più volte le aveva augurato la morte per poter finalmente stare con Ashley. Ed ora Dio la puniva per tutto questo e le portava via l’unica persona che, dopo sua madre, le aveva voluto bene sopra ogni cosa.

Neanche Ashley le interessava più. Aveva finalmente capito che il suo non era vero amore ma semplicemente un capriccio di bambina.

Lei aveva sempre amato Rhett, sebbene non lo sapesse.

Ma ora che lo sapeva, l’amore che Rhett aveva provato verso di lei si era consumato nei troppi anni di dolore e tormenti e in tutto il male che si erano fatti.

Fu così che lui se ne andò, lasciandola da sola nella sua disperazione e nella sua totale solitudine ora che anche Melania non c’era più.

Aveva 28 anni, e non le restava che l’unica cosa alla quale era sempre appartenuta: Tara.

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E’ così che si conclude il romanzo di “Via col vento”, e ciò che ne rimane è una stretta allo stomaco, ma…non voglio pensarci adesso. Ci penserò domani.

“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 4

Salve a tutti e ben ritrovati,
ho finalmente terminato la lettura della quarta parte del romanzo e, prima di andare avanti, vorrei ripercorrere con voi i fatti che sono accaduti in queste pagine.

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La quarta parte di Via col vento è anche la più lunga poiché comprende 18, ovvero quasi un terzo del romanzo, che è diviso in 63 capitoli; ma prima di iniziare sento di dover fare una premessa dandovi qualche notizia sui carpetbaggers, che sono molto presenti in questa parte della storia:

Carpetbagger è il soprannome che la gente del sud dava agli abitanti del nord che si trasferivano in quegli stati durante l’era della Ricostruzione, ovvero tra il 1865 e il 1877. Queste persone formavano una coalizione con i freedmen (gli schiavi liberati) e gli scalawags (bianchi del sud che appoggiavano la Ricostruzione) all’interno del Partito Repubblicano, e insieme controllarono politicamente gli ex stati confederati a più riprese tra il 1867 e il 1877.
Il termine carpetbagger deriva dal fatto che questi politici repubblicani del nord che si spostavano a sud arrivavano portando come bagaglio una carpet bag da viaggio (la carpet bag è una borsa o valigia fatta di una stoffa simile a quella dei tappeti, spesso con decorazioni orientaleggianti, in voga all’epoca).
Non erano ben visti dalla gente del sud che li considerava pronti a saccheggiare e depredare il loro paese sconfitto in guerra.

Detto questo, direi che possiamo cominciare.

Alla fine della terza parte avevamo lasciato la piantagione di Tara in condizioni disastrose e senza più coltivatori negri, tanto che la stessa Rossella, con le sue sorelle, si erano dovute mettere a coltivare l’orto e il cotone nei campi.
La guerra era finita da pochi mesi e i soldati confederati chiedevano ristoro  nelle fattorie durante il lungo cammino verso le proprie case.
Will Benteen è uno di questi. E’ un personaggio che compare in realtà alla fine della terza parte, ma diventa importante e degno di nota soprattutto nella quarta parte del romanzo. Will si era fermato a Tara, come abbiamo detto, per cercare ristoro, ma sarà l’unico che non lascerà più la piantagione. Ottimo lavoratore e, seppur non istruito e di basso rango familiare, Will dimostra di avere un ottimo senso di praticità per quanto riguarda le questioni finanziarie, e spesso consiglia a Rossella come poter amministrare al meglio Tara. Lui stima molto la forza e il coraggio di Rossella e lei trova in Will un valido sostegno e un prezioso aiuto dopo la perdita del senno di Geraldo.

La quarta parte inizia in un freddo pomeriggio di gennaio del 1866, quando Will comunica a Rossella che i carpetbaggers avevano alzato vertiginosamente le tasse su Tara perché l’ex sorvegliante della piantagione, Giona Wilkerson (uno yankee), intendeva comprare il terreno.
Ovviamente Rossella non poteva permettere che questo accadesse, e in preda alla disperazione si confidò con Ashley sperando che lui potesse quanto meno darle dei buoni consigli. Ma quanto da lei sperato non accadde: Ashley, che passa le sue giornate a spaccare legna e a ricordare com’era la vita prima della guerra, non può aiutarla e non sa cosa consigliarle perché non è in grado di dare consigli neanche a sé stesso.

Ashley Wilkes è un uomo sconfitto dalla guerra, un uomo fatto per disquisire di filosofia e di letteratura e vivere nel lusso; non è adatto al lavoro manuale e non è in grado di ingegnarsi per poter risollevare la sua situazione, quindi vive della carità di Rossella e ciò ferisce il suo orgoglio poiché un uomo non è un vero uomo se dipende economicamente da una donna.

Rossella, presa dallo sconforto, gli suggerisce di fuggire con lei e gli rinnova la suaa96f2f1926f19bf0ef7afb1d157c354c proposta di una vita insieme, lontani e dimentichi di tutti i problemi che c’erano lì a Tara. Avrebbe abbandonato tutto per lui: il padre, le sorelle, il suo bambino, la debole Melania che era ancora costretta ad accudire e gli innumerevoli problemi finanziari che la logoravano notte e giorno. Questa sarà la sua terza ed ultima dichiarazione d’amore perché Ashley non può sopportare l’idea di poter cedere alla tentazione e disonorare la sua cara Melania, “la migliore delle mogli”, come la chiama lui. Piuttosto se ne sarebbe andato per sempre, e questo Rossella non avrebbe potuto mai sopportarlo, e gli promette che non gli avrebbe più rivelato tanto apertamente i suoi sentimenti.

Dopo l’inutile colloquio con Ashley, Rossella chiede aiuto all’unico uomo che sapeva poter avere una somma di denaro sufficiente: l’ex capitano Rhett Butler.

In quel periodo Rhett si trovava in prigione ad Atlanta e doveva essere impiccato con l’accusa di aver rubato il denaro della Confederazione che ora gli yankees reclamavano, inoltre era accusato di omicidio per aver ucciso un negro libero che aveva importunato una donna del sud.
scarlett-ohara-2Il piano di Rossella era quello di sedurlo e portarlo a farle una proposta di matrimonio entro pochi minuti, cosicché avrebbe potuto usufruire del suo denaro per riscattare Tara. Ma nel caso in cui lui fosse ancora fermo nella convinzione di essere un uomo non adatto alla vita matrimoniale, lei avrebbe ben acconsentito a diventare la sua amante, e farsi così pagare per la sua compagnia; proprio come Bella Watling, una prostituta che aveva aperto una casa di piacere e che Rhett frequentava.
Ma Rhett era un uomo che badava molto all’abbigliamento e all’aspetto delle signore, e lei non poteva presentarsi coperta di stracci e mostrargli così tutta la sua miseria o il suo orgoglio ne avrebbe troppo risentito; fece quindi un vestito verde con le preziose tende di sua madre e partì per Atlanta sicura di poter salvare Tara.

Purtroppo il temerario piano di Rossella andò in fumo perché il denaro di Rhett era attualmente riposto in una banca in Inghilterra, e non poteva trasferirlo in Georgia perché  gli sarebbe stato preso dagli yankees, quindi non poteva in alcun modo aiutare Rossella, che si era esposta con le sue proposte decisamente poco convenienti alla reputazione di una signora suscitando il divertimento e le risa dell’ex capitano.

Non appena Rossella fu fuori dalla prigione, furiosa per le beffe di Rhett e amareggiata per il fallimento del suo piano, incontrò Franco Kennedy che le offrì un passaggio fino alla casa di zia Pitty.

Franco fu la salvezza per Rossella.

Egli era da tempo lo spasimante di sua sorella Sùsele, e dalla fine sella guerra si era adoperato affinché potesse offrirle una vita dignitosa. Ora finalmente era un uomo rispettabile, aveva avviato un commercio di legnami, ed era degno di sposarsi.

La reazione di Rossella al racconto di come le condizione di Franco erano migliorate grazie al suo attuale lavoro furono repentine ed inventò una storia per far credere a quel poveretto che sua sorella, stanca d’aspettarlo, si sarebbe sposata il mese successivo con un altro, ed anzi si mostrò mortificata per la mancanza di Sùsele che non si era neanche degnata di scrivergli una lettera per avvertirlo.

Alla fine, nel giro di una settimana Rossella era sposata a Franco Kennedy e utilizzò i trecento dollari lui destinato all’acquisto di una segheria per pagare le tasse di Tara, cosa che la sua egoista e vanitosa sorella non avrebbe mai fatto.

Il matrimonio con Franco rappresenta un momento fondamentale per l’evoluzione del 3a9c01afda690e47d89a54043ae3e5b3personaggio di Rossella perché è da questo momento in poi che attirerà su di sé gli sguardi delle donne e sorgeranno continua chiacchiere per ciò che riguarda la sua condotta poco signorile. Infatti Rossella, a poco a poco, diventa una donna d’affari ed oltre al negozio del marito, compra in segreto anche la segheria che voleva acquistare Franco prima che si sposassero, grazie ad un prestito ottenuto da Rhett, che intanto era uscito di prigione grazie alla mediazione di alcune sua amicizie tra gli yankees.
Il comportamento di Rossella diventa quindi sconveniente per una signora perché una buona moglie doveva stare in casa, occuparsi del marito, avere dei figli  non dimostrare agli uomini di intendersi di affari, di finanza né di commercio, e tanto meno doveva girare in carrozza da sola per la città!
Poi, come se non bastasse, per incrementare i propri affari intratteneva dei rapporti con le famiglie yankee che si erano trasferite al Sud per seguire i soldati che erano dovuti rimanere ad Atlanta. Questi erano i nuovi ricchi poiché i ricchi d’un tempo (le nobili famiglie del Sud) erano ormai decaduti.
Per risparmiare denaro nei salari degli operai, arrivò persino ad assumere dei galeotti, che lavoravano per lei non meno di quanto avessero fatto degli schiavi.

tumblr_lvnojdcoqq1qbgi86o1_500La condotta di Rossella metteva in imbarazzo Franco, che veniva visto dalla gente come un uomo inetto e come un marito che non era in grado di offrire una vita agiata a sua moglie e la costringeva a lavorare. Per questo pensò bene che, almeno la maternità, avrebbe potuto addolcire lo spirito di Rossella e calmare il suo animo distogliendola dagli affari della segheria e tendola impegnata in casa come tutte le altre donne. Ma non fu così.
Rossella rimase incinta, e nonostante non fosse affatto decoroso che una donna in quelle condizioni apparisse in pubblico, lei continuava a recarsi alla segheria, esponendosi agli sguardi della gente.

Nel frattempo morì Geraldo O’Hara, e Rossella dovette tornare a Tara per il funerale, ed è in quest’occasione che avviene il definitivo annientamento della personalità di Ashley, che viene assunto nella sua segheria per evitare che possa accettare un posto in banca a New York e sparire così per sempre dalla vita di Rossella. Difatti Rossella, non potendo pensare di sopportare di vivergli lontano, fa di tutto per convincerlo a lavorare nella sua segheria convincendolo del fatto che aveva urgente bisogno del suo aiuto. Melania l’aiuta in questa opera di convincimento verso Ashley, poiché nutre per la cognata un affetto fraterno e una stima che superano persino l’amore per suo marito; inoltre le deve la sua vita e la vita di suo figlio, quindi è dovere della famiglia Wilkes rispondere alle richieste di aiuto di Rossella. E così fu.

I Wilkes andarono ad abitare dietro la casa di Rossella e di zia Pittypat in una piccola abitazione ad un solo piano e dall’arredamento molto essenziale, ma Melania era felice di possedere finalmente una casa tutta sua, che ben presto divenne il centro dei circoli musicali e di cucito frequentati dalle donne di Atlanta: tutta l’alta società del Sud decaduta con la guerra frequentava il salotto di Melania Wilkes in continue riunioni e ricevimenti in cui si suonava, si parlava di letteratura, si tessevano le lodi della Confederazione e si ricordavano i bei tempi ormai svaniti.

Nel frattempo Rossella diede alla luce la bimba di Franco, una bambina che parve a tutti molto brutta, senza capelli e con delle orecchie troppo grandi alla quale venne dato il nome di Ella Lorena.
Neanche la nascita della bambina servì affinché Rossella passasse più tempo in casa. Il suo pensiero era sempre rivolto alla segheria e vi si recava quanto più spesso poteva, prima con zio Pietro, il negro domestico di zia Pitty, e poi da sola.
La città di Atlanta non era un posto sicuro e c’era un altissimo tasso di criminalità per le strade. Questo accadeva perché tutti i negri che lavoravano i campi (quindi gli schiavi più rozzi e non adatti a servire la famiglia in casa), una volta liberati, si riversarono nelle città senza essere in grado di adattarsi al nuovo stile di vita. I marciapiedi erano pieni di bambini e di anziani malati che non sapevano come tirare avanti perché erano stati sempre i padroni bianchi a curare le loro malattie e a dirgli cosa dovevano fare, e tutto questo andò in poco tempo ad incrementare anche il tasso di povertà.
Le donne del Sud evitavano di uscire se non erano accompagnate da un uomo, o si riunivano in gruppi per andare a sbrigare delle commissioni e, poiché i soldati yankees presenti in città erano pronti a punire i maltrattamenti vero i negri, seppure per difesa personale, il Sud decise di fondare un’organizzazione segreta e di farsi giustizia da solo contro le offese che troppo spesso riceveva da parte degli ex schiavi: fu così che nacque il Ku Klux Klan, formato soprattutto dagli ex soldati dell’esercito degli Stati Confederati.

Nonostante la preoccupazione di Franco per la moglie che incoscientemente continuava a Don_t_you_cry_Miss_Scarlettguidare da sola il suo carretto tra la segheria e la sua casa, nonostante l’impegno di Rhett nel volerla spesso accompagnare e la preoccupazione di Melania nell’affidargli una guardia del corpo, una sera, mentre rincasava passando per l’accampamento di Shantytown (un luogo di ritrovo di ex schiavi) venne assalita da uno di questi intenzionato a derubarla. Fortuna volle che in quell’accampamento si trovasse Sam, il capo degli schiavi contadini di Tara, che riuscì a riportarla a casa sana e salva.

Quella sera, mentre Rossella si trovava da Melania e zia Pitty insieme a Lydia, la sorella di Ashley, gli uomini si erano recati a Shantytown per vendicarsi e uccidere il negro che aveva offeso una delle loro donne, ma i soldati yankees erano stati informati di quanto stava per avvenire e si erano messi sulle loro tracce. Fu grazie all’intervento di Rhett se gli uomini di Atlanta riuscirono a tornare salvi nelle loro case, infatti aveva raccontato ai soldati suoi conoscenti che tutti loro quella sera erano stati nella casa di piacere di Bella Watling e che non ci fosse stato alcun tentativo di omicidio. Gli yankees gli credettero e così venne risparmiata la forca ai componenti del Klan (si, Ashley e Franco facevano segretamente parte del Ku Klux Klan).
Quella sera Ashley se la cavò con una ferita alla spalla, ma purtroppo Franco rimase ucciso.
Per colpa di Rossella.

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Il giorno del funerale di Franco, Rossella trascorse il pomeriggio rinchiusa nella sua stanza a bere brandy in preda al rimorso per quanto aveva causato al suo povero marito che le voleva bene e al quale lei stessa voleva bene.
Quando più tardi Rhett venne a salutarla prima di partire per uno dei suoi viaggi, lei fu ben felice di poter sfogare tutte le sue angosce su di lui: l’unico che sapeva ascoltarla e comprenderla.
Era stata una moglie cattiva, che aveva sfruttato suo marito solo per i soldi, al quale aveva procurato prima vergogna per la sua condotta disdicevole, e poi lo aveva ucciso con la sua impudenza.
Aveva paura di dover bruciare all’inferno per l’eternità.
Ma Rhett la calmò e la tranquillizzò perché la morte di Franco in fondo non era dipesa da lei e torturarsi non le sarebbe servito a molto. Anzi, le propose di sposarlo e di provare quanto potesse essere piacevole la vita coniugale se vissuta finalmente con l’uomo giusto.
Inizialmente Rossella si arrabbiò per la sua sfacciataggine in quel giorno di dolore…ma alla fine accettò.
In fondo Rhett era uno degli uomini più ricchi di Atlanta, e lei a tratti lo trovava simpatico e piacevole.

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“Via col Vento” di Margaret Mitchell parte 3

Salve a tutti e ben ritrovati!
Ho appena terminato la lettura della terza parte del libro e prima di proseguire ci terrei a scrivere una sorta di resoconto e le mie impressioni al riguardo.

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La terza parte del romanzo si estende dal capitolo XVII al capitolo XXX e, nel tempo della narrazione, va dal maggio del 1864 al settembre del 1865.
Questi anni sono fondamentali sia per quanto riguarda la crescita e la maturazione del personaggio di Rossella, sia per le sorti del mondo delle grandi piantagioni del Sud, e questa parte del romanzo rappresenta il punto di svolta della narrazione ed il momento in cui ha inizio il vero cambiamento.
La seconda parte si era conclusa con l’inizio della gravidanza di Melania, un altro rifiuto di Rossella da parte di Ashley e con la cattura di quest’ultimo da parte delle truppe yankee.
Ora, nel maggio del 1864, le truppe yankee si apprestano ad attaccare la ferrovia che collega la città di Atlanta al Tennessee, decise ad invadere la Georgia, uno stato fondamentale per la resistenza della Confederazione poiché è il principale fornitore di armi e di materiale bellico per le truppe sudiste, essendo anche lo stato più industrializzato del Sud.
Se gli yankees fossero riusciti a prendere la Georgia e ad invadere la città di Atlanta, allora sarebbe stata la fine del Sud.
La gente inizia a temere che gli yankees possano effettivamente vincere la guerra e tutti attendono ansiosamente notizie dal fronte, sperando in una qualche battaglia vinta…ma ciò che arriva sono solamente notizie di ritirate delle truppe confederate.

Il nemico si avvicina sempre di più ad Atlanta, tanto da costringere l’impiego degli schiavi negri per la costruzione di ulteriori fortificazioni intorno alla città.
Non ci sono più uomini da reclutare, ed ora partono per il fronte anche i vecchi, i ragazzi della scuola militare e la Guardia Nazionale.
Il Sud non può rifornire le truppe di armi, di vestiti, di cibo, di medicinali…i soldati sono scalzi, con le giubbe rattoppate con pezzi di divise dei prigionieri nemici, sono denutriti e quasi tutti hanno i pidocchi e sono malati di dissenteria.
Insomma le sorti della guerra sono ormai facilmente prevedibili da tutti, e gli yankees non impiegarono molto tempo a conquistare la ferrovia e ad invadere la Georgia.
La città di Atlanta fu l’ultima a cadere, alla fine dell’estate del 1864.

Rossella, in quel periodo, aveva ricevuto una lettera dal padre Geraldo che la informava circa la salute delle sorelle e della madre Elena, tutte e tre malate di tifo. Con questa lettera la pregava di non far ritorno a Tara per non esporre sé stessa e il piccolo Wade al contagio. Allora la posta viaggiava molto lentamente e la lettera impiegò circa tre mesi ad arrivarle. In questo lasso di tempo così lungo le sue sorelle e sua madre sarebbero potute essere già morte. Rossella voleva saperlo, voleva tornare a Tara e lo avrebbe fatto se non fosse stato per quella sua promessa ad Ashley: si sarebbe presa cura della fragile Melania, e non poteva lasciarla proprio ora che stava per nascere il bambino. Tra l’altro Ashley da mesi era tenuto prigioniero e non se ne avevano più notizie da tempo.
Rossella doveva mantenere la parola data.

All’inizio di settembre gli yankees arrivarono alle porte di Atlanta e la città venne evacuata molto rapidamente per paura di un’invasione improvvisa.
Anche la zia Pitty fece le valige e si diresse a Macon, come tutti gli altri.
Soltanto Rossella non riusci a partire, ed era tutta colpa di Melania che non poteva affrontare viaggi pericolosi.
Rossella la odiava e sperava sarebbe morta di parto.
E questo quasi non avvenne.
Infatti, quando arrivò il momento, il dottor Meade era troppo occupato con le migliaia di feriti che si riversavano nella stazione centrale e non c’era una donna in tutta Atlanta che potesse aiutare Rossella.
Prissy le aveva detto di essere molto pratica in questo genere di cose, ma alla fine si rivelò essere solo una vile bugiarda piagnucolona e Rossella dovette affrontare la situazione completamente da sola.

La nascita del bimbo di Melania segna l’inizio delle difficoltà che segnarono profondamente Rossella.

Quando quell’interminabile giornata giunse al termine, Rosella si rivolse a Rhett, e gli chiese di procurarle un carretto ed un cavallo perché voleva a tutti i costi tornare a Tara, nonostante i saccheggi di Jonesboro, a pochissime miglia di distanza dalla sua terra.
Rossella aveva bisogno di sua madre, non le importava di null’altro.
Fu così che iniziò il viaggio di ritorno verso casa insieme a Rhett, Prissy, Wade, Melania e il suo bambino.
Fu una traversata durissima: niente cibo, niente acqua e niente latte.hqdefault
Viaggiarono tutta la notte e tutto il giorno sotto il sole cocente.
Al tramonto Rhett, colto dal pentimento e da un sentimento di patriottismo insensato per Rossella, decise di lasciarla e di unirsi alle truppe ormai in ritirata.
Fu così che, dopo la dichiarazione e i baci di addio di Rhett, Rossella fu di nuovo sola in una situazione ben peggiore di quella in cui si era trovata il giorno prima.
Ma il momento più tragico di questa parte del romanzo è il rientro a casa.
Rossella trova infatti la sua piantagione distrutta, il cotone bruciato e il bestiame rubato dagli yankees che avevano fatto di Tara il loro quartier generale (unico motivo per il quale la casa non era stata bruciata).
Le sue sorelle avevano superato la malattia, curate da un medico delle truppe nemiche, ed erano ora in convalescenza…ma Elena non ce l’aveva fatta ed era morta il giorno prima del ritorno di sua figlia.

Geraldo non era riuscito a sopportare tutto questo: la terra per la quale aveva tanto lavorato, quasi tutti i suoi schiavi, persino sua moglie…tutto era perduto.
Il dolore gli aveva fatto perdere il senno rendendolo incapace di portare avanti la famiglia.
Tutto questo ricadde sulle spalle di Rossella che giurò di far risorgere la sua terra ad ogni costo.

Guardando Tara comprendeva, in parte, la ragione delle guerre. Rhett aveva torto dicendo che gli uomini combattevano per il denaro. No, essi combattevano per i campi solcati dall’aratro, per i prati verdi di erba tenera, per i fiumi gialli e sonnolenti, e per le case bianche e fresche fra le magnolie. Queste erano le sole cose per cui valeva la pena di combattere; la terra rossa che era loro e che sarebbe stata dei loro figli, la terra rossa che avrebbe prodotto il cotone per i loro figli e per i figli dei loro figli.
I campi calpestati di Tara erano tutto ciò che le era rimasto ora che la mamma e Ashley erano scomparsi, ora che Geraldo era rimbambito per il dolore, ora che il denaro, i negri, la sicurezza e la posizione erano svaniti per sempre. Ricordava come un sogno una conversazione con suo padre a proposito della terra e si stupiva di essere stata così giovane e così ignorante da non avere capito quando lui le aveva detto che la terra era la sola cosa al mondo per cui valeva la pena di combattere.
“…Perché questa è la sola cosa al mondo che duri…e per chiunque ha nelle vene una sola goccia di sangue irlandese, la terra su cui vive è come una madre…è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di combattere, di morire.”
Si, valeva la pena di combattere per Tara; e lei accettò semplicemente e senza esitare la battaglia. Nessuno le avrebbe tolto Tara. Nessuno avrebbe spinto lei ed i suoi ad accettare la carità dei parenti. Lei avrebbe tenuto Tara, a costo di ficcare le ossa di tutti coloro che vi erano rimasti.

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Ora tutti dovevano lavorare: erano finiti i tempi in cui erano solo gli schiavi a dover coltivare la terra e a dover governare il bestiame. Se gli O’Hara volevano uscire dalla miseria dovevano accettare la fatica e il sacrificio. Soprattutto le sue sorelle: Sùsele e Carolene, che spesso si lamentavano della rigidità della loro sorella maggiore.

L’autunno e l’inverno di quell’anno furono molto difficili per la famiglia O’Hara e per Tara, costantemente in pericolo per gli ancor frequenti saccheggi dei soldati yankees, che misero Rossella nella condizione di dover uccidere un soldato con una revolverata in fronte.
E’ in quel momento che si accorge di quanto la guerra l’avesse cambiata.
Lei, che fino a pochi mesi prima non sopportava la vista delle prede della caccia, aveva sparato ad un uomo uccidendolo. E lo aveva ucciso per difendere l’unica cosa che le era rimasta e che le apparteneva completamente: Tara.

Dopo un altro estenuante anno di lavoro nei campi, venne la fine dell’estate del 1865 ed arrivò anche la fine della guerra.
Questo voleva dire che tutti i soldati sopravvissuti sarebbero tornati alle loro case e la vita avrebbe ripreso a scorrere nelle città e nelle campagne.
Ogni giorno decine di reduci si recavano alle fattorie e alle piantagioni per chiedere ristoro e un posto per dormire prima di proseguire il lungo viaggio che li avrebbe ricondotti alle loro donne…e un giorno…finalmente…arrivò anche Ashley Wilkes.